Gibson sull’orlo della bancarotta: chiesto il “Chapter 11”

Un primo maggio triste per gli amanti delle sei corde: è di ieri la notizia che Gibson Brands Inc. ha depositato i propri libri contabili alla Corte Federale competente, facendo richiesta della protezione prevista dal “Chapter 11”, la norma americana che consente ai proprietari di un’azienda di bloccare le azioni dei creditori volte a pretendere il pagamento del proprio debito, e di riorganizzarsi economicamente (sotto il controllo della Corte Federale) per un possibile rilancio. Va aggiunto che, storicamente, le aziende che hanno fatto richiesta del “Chapter 11” in America sono in seguito fallite, anche a fronte di validi progetti di rilancio.

 

 

gibson-cover

 

I possibili scenari futuri

Un cambio del management era nell'aria, perché i creditori facevano pressioni in tal senso, ma un possibile rilancio del gruppo allo stato attuale resta impresa ardita, perché il debito stimato è di 500 milioni di dollari, e l’ulteriore prestito per 135 milioni da parte degli istituti di credito servirà solo per mantenerne l’operatività.

 

Il CEO di Gibson, Henry Juszkiewicz

Il CEO di Gibson, Henry Juszkiewicz

 

L’attuale CEO di Gibson, Henry Juszkiewicz, detiene il 36% di quote della società e dopo la riorganizzazione rimarrà comunque nell'organico nelle vesti di consulente della nuova proprietà. Dopo la richiesta del “Chapter 11” Juszkiewicz ha dichiarato: “negli ultimi 12 mesi, abbiamo compiuto notevoli passi avanti attraverso una ristrutturazione operativa, e adesso ci concentreremo sul nostro core business di strumenti musicali, che riteniamo assicurerà la compagnia stabilità a lungo termine e salute finanziaria". Le parole di Juszkiewicz proseguono su un cauto ottimismo, ma l’impressione è che dopo la recente cessione di Cakewalk a BandLab, altri marchi in orbita Gibson saranno venduti a breve per sanare l’emorragia finanziaria del gruppo: Epiphone, Baldwin, Wurlitzer, Steinberger Tobias, oppure la divisione Pro Audio (Teac, Cerwin Vega, Onkyo, KRK, Stanton), infine l’ultima nata Gibson Innovations, che produce accessori per l’audio a marchio Philips, peraltro già fortemente ristrutturata a gennaio a seguito della crisi. Come avrete intuito, cosa resterà al termine di questa ennesima operazione "spezzatino" di un gruppo come Gibson è difficile prevederlo; l'augurio è che - per una volta - il “Chapter 11” sia l'occasione per un rilancio di questo storico marchio.

 

 

Info:  Variety – The Wall Street Journal

 

Leave a reply