L’intervista – Manuele Montesanti: i tre diapason nel cuore

manuele montesantiManuele Montesanti è oggi Sound Designer nonché “Artist” di Yamaha; inoltre, svolge attività di session man in studio e dal vivo per svariati artisti, ed è collaboratore ed endorser di altri brand quali IK Multimedia, Audio Modeling e Genuine Soundware (GSi).

 

L’amicizia con Manuele risale agli inizi della mia carriera: con lui ho diviso anche il palco nel 2010 a un evento Yamaha, dove presentai un mio articolo incentrato sul campionamento con il Motif XF, e si offrì di supportarmi nella dimostrazione. Un’esperienza emozionante. Ci dividono solo la passione calcistica (lui romanista, io interista…) e il fatto che Manuele recentemente è riuscito - con successo - a mettersi a dieta. Al recente Soundmit di Torino l’ho incontrato e raccolto per voi questa intervista, in cui Manuele racconta i suoi esordi, le passioni e tutta la musica che “gli gira intorno”.

 

 

manuele montesanti

 

MANUELE MONTESANTI: L'INTERVISTA

Riccardo Gerbi: come scoppia la passione in Manuele Montesanti?
Manuele Montesanti: tutto inizia a cinque anni di età, perché a Natale trovo sotto l’albero la mia prima tastiera: mi ha letteralmente sconvolto. Mi piazzavo davanti alla radio o alla televisione e dopo pochi minuti ripetevo sulla tastiera i temi di qualsiasi brano musicale ascoltavo; questo spinse i miei genitori a mandarmi a lezione da un insegnante. In seguito ho frequentato l'Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, seguendo il canonico percorso di studi classici, ma a 14 anni rimango folgorato dal jazz e la Black Music, e pur amando profondamente Bach, mi rendo conto che la mia strada è la musica moderna.

 

manuele montesanti

Il sintetizzatore Yamaha DX7

 

RG: E la prima “tastiera seria”?
MM: Arriva sempre a 14 anni, perché al posto del classico motorino chiedo ai miei genitori uno Yamaha DX7, che costava almeno tre volte tanto il prezzo di un Piaggio Ciao dell’epoca! Il jazz elettrico e la possibilità di suonare su un sintetizzatore al passo con quella musica fu per me uno stimolo enorme. Vicino a casa c’era un negozio di strumenti musicali, in cui cominciai a esibirmi per delle dimostrazioni: in cambio, passavo ore a provare nuovi sintetizzatori, ma soprattutto divorando manuali cartacei, brochure e tutto quanto arrivava come documentazione. C’era un fermento all’epoca incredibile, e io giravo anche per locali parlando con musicisti e tecnici, per carpirne tutti i segreti.

 

LA SCUOLA

RG: …e il rapporto con la scuola?
MM: Ma tu non puoi immaginare quanti libri di armonia, cataloghi, manuali e strumenti musicali mi hanno sequestrato a scuola durante l’adolescenza! Io studiavo con profitto, ma le ore passate in classe volevo spenderle a modo mio, e questo comportamento mi fece guadagnare dei fantastici sette in condotta su ogni pagella.

 

manuele montesanti

 

RG: sempre solo in cameretta a suonare o in sala prove con qualche band?
MM: in realtà, le band che frequentavo suonavano le classiche cover che non sopporto: quando c’è l’originale cosa serve riproporre “paro paro” quella esecuzione? Io già scrivevo i miei brani, e amavo registrarli in solitudine con il DX7 nel mio home studio, peraltro in costante espansione, perché con i primi lavoretti riuscì a comprarmi anche un computer Atari ST.

 

RG: e come hai proseguito gli studi musicali?
MM: dopo il diploma di armonia, a 15 anni ho vissuto una delle esperienze più importanti della mia vita, frequentando l’Università della Musica di Roma, che oggi purtroppo non c’è più. In quell’istituto insegnavano i più grandi musicisti italiani jazz e pop italiani, e da loro ho appreso molto, perché li ho visti lavorare. Il costo dei corsi era sostenuto, ma pur di frequentarli senza pesare sui miei genitori feci qualsiasi lavoro: dal facchino al cameriere non mi feci mancare nulla, ma ricordo sempre quegli anni di formazione e sacrificio con estremo piacere.

 

manuele montesanti

Yamaha SY77 e SY99

 

LA PASSIONE PRIMA DI TUTTO

RG: …e in casa, dopo il DX7 e l’Atari?
MM: complice una brochure Yamaha con una foto accanto a Chick Corea, mi innamorai del sintetizzatore SY99, e decisi che dovevo assolutamente possederlo. Feci il facchino in un service per tre mesi d’estate e lo acquistai usato per oltre due milioni delle vecchie lire, e spesi una cifra analoga per espanderlo al massimo con i banchi RAM opzionali da mezzo MB ciascuno! Ancora oggi ho i brividi se sento una delle demo in bundle con l’SY99, dove la voce di Chick Corea campionata presentava lo strumento. Nel frattempo, raggiunta la maggiore età, cominciai a girare per dimostrazioni nei negozi e le varie fiere del settore fuori Roma.

 

manuele montesanti

 

RG: gli amici con la prima macchina e le ragazze, e tu sempre davanti ai synth?
MM: Esatto, ma non solo. Fu il periodo in cui rimasi folgorato dal mondo dei dimostratori, perché in ogni demo mettevano il loro estro musicale al servizio di strumenti sempre più innovativi e complessi. Pensai che anch’io potevo far parte di quel mondo, e iniziai a seguire dei personaggi che in seguito sono diventati dei cari amici, come Michele Paciulli, Antonino Valenti, Raffaele Mirabella o Max Tempia che ringrazio, perché anche da loro ho imparato tanto.

 

RG: quando hai capito che questa passione poteva diventare un lavoro?
MM: non l’ho mai capito per un semplicissimo motivo: doveva diventare un lavoro, perché non potevo farne a meno.

 

Manuele Montesanti

Manuele Montesanti al Music Italy del 2010 con Massimo Morandi (a sinistra) e Michele Paciulli (a destra)

 

LE DIMOSTRAZIONI

RG: la prima volta come dimostratore?
MM: l’amico Francesco Borsotti di Midiware mi propose di seguire il software Gigastudio, e al DISMA del 1998 il nostro stand era accanto a quello di Yamaha e conobbi un personaggio di questa azienda a cui devo tutto: il mio grande amico Massimo Morandi. Quando Yamaha nel 2002 lanciò un concorso per arruolare nuovi dimostratori, lui mi spinse a partecipare.  Mi ritrovai nella sede di Lainate a suonare davanti a una platea composta di dirigenti Yamaha, convinto che non avrei superato il provino, viceversa, al termine della giornata avevo firmato il mio primo contratto.

 

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Yamaha Motif ES8

 

RG: la prima demo?
MM: presentai il Motif ES collegato allo 01X, per mostrare al pubblico le potenzialità del protocollo proprietario M-Lan. Il modello ES l’ho amato per la capacità di cambiar carattere secondo la scheda di espansione PLG installata, perché ti ritrovavi con un altro synth! Di default, avevi un motore di sintesi incredibile abbinato a una palette timbri davvero ben fatta. Anche dei successivi Motif XS/XF ho un buon ricordo, perché l’engine sonoro dotato di otto Element e l’interazione con le articolazioni XA mi hanno permesso di dar libero sfogo al mio estro musicale durante le dimostrazioni.

 

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Yamaha 01X

 

IL LEGAME CON YAMAHA

RG: in tempi recenti, il tuo rapporto con Yamaha diventa ancora più stretto…
MM: da tempo ho avviato un mio progetto denominato “Drift-Lab”, per proporre la mia musica sul web sfruttando anche altri sintetizzatori Yamaha come il MoX, la serie MX o la gamma Reface. Nel 2016 ho dovuto affrontare dei tour con la divisione Europe di Yamaha per presentare l’ammiraglia Montage, in coppia con l’amico Daniele Chiantese (batterista e Yamaha Artist ndr). Per l’occasione, grazie ad una intuizione del mio amico Massimo Morandi ho programmato una Performance in cui ho impiegato in maniera creativa l’Envelope Follower e la modalità Side Chain del Montage. Queste esibizioni sono state trasmesse in streaming sul web, e tra gli spettatori c’era anche Shin-ichi Ohta il “papà” del Montage, che a un meeting Yamaha ha voluto incontrarmi per congratularsi del lavoro svolto, e propormi di collaborare come Sound Designer nel team di ricerca e sviluppo dei sintetizzatori.

 

manuele montesanti

A destra, Shin-ichi Ohta, il creatore di Yamaha Montage

 

RG: l’ambiente in questo team?
MM: dei giapponesi mi colpisce sempre il profondo rispetto e l’apertura a qualsiasi soluzione tu voglia proporre; però sono di una precisione maniacale, perché tutto è studiato fin nei minimi dettagli, anche la denominazione di una Voice dello strumento. In ogni caso, il contenuto creativo che proponi ti è sempre riconosciuto, e questo lo apprezzo molto.

 

manuele montesanti

Il sintetizzatore Yamaha MODX

 

RG: e se voglio ascoltare le tue creazioni?
MM: per esempio, sul Montage nei Live Set diverse Voice sono una mia creazione, tra cui il “Monster Lead”, che peraltro utilizzo spesso nelle mie performance; anche nelle Audition puoi sentire la mia musica, e la prima volta che l’ho ascoltata mi sono commosso… Anche sul nuovo MO-DX ci sono diverse Voice di mia creazione. In seguito, con Shin-ichi Ohta siamo diventati amici, e mi ha proposto di replicare la mia performance sul Montage descritta in precedenza al NAMM 2017, addirittura come Yamaha Artist: vuoi dire di no?

 

manuele montesanti

RG: il NAMM è sempre una bella esperienza…
MM: Ti posso garantire che la partecipazione al NAMM richiede nervi saldi, perché ti può accadere di finire il soundcheck e trovare Ronnie Foster a congratularsi con te! Torni allo stand e incontri jazzisti come Jeff Loerber o Jimmy Haslip, con cui discuti di musica come se li conoscessi da sempre: tutto questo è impagabile. Questo è il NAMM, e auguro a tutti gli appassionati di poter vivere certe emozioni.

 

 

 

RG: che strumento porteresti sull’isola deserta?
MM: sicuramente il pianoforte acustico, ma se c’è spazio sull’isola anche un Hammond B3 o C3; viceversa, se devo fare il nostalgico scelgo l’SY99, un sintetizzatore Yamaha che mi è rimasto nel cuore.

 

 

 

LA CULTURA IN ITALIA

RG: in conclusione, hai suonato recentemente in tante realtà europee, scoprendo altre culture musicali: come vedi la situazione italiana?
MM: l’Italia all’estero è riconosciuta come la culla della cultura, ma non accade altrettanto nel nostro paese, al punto che con un perfetto sconosciuto oggi non mi presento come un musicista, ma un rappresentante, così evito le solite battute sul lavoro serio. Ho suonato recentemente in realtà come il North Sea Jazz Festival di Rotterdam o il Nu Note Loung Fest di Mosca, trovandomi in albergo dopo lo show a suonare in scatenate jam con artisti del calibro di Snarky Puppy o Joshua Redman, con gli Earth Wind & Fire tra il pubblico! Qui in Italia certe situazioni le puoi solo sognare, perché vige sempre un certo provincialismo. Le cause di questo degrado culturale sono tante e i famigerati Talent sono solo la punta dell’iceberg. Ci siamo dimenticati che – per esempio - in tutto il mondo il tempo nella notazione musicale è indicato con parole in lingua italiana. Ridare dignità alla musica in Italia non è semplice, ma si può fare, tutti insieme.

 

 

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Si scherza con Manuele al Soundmit 2018

 

Vi ricordo infine che Manuele svolge anche attività didattica online, tramite questo sito internet che vi invito a visitare.

 

 

 

 

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