simone capitani

Ho conosciuto Simone Capitani durante la Musikmesse 2018, allo stand Fatar-Studiologic dove insieme a Gianni Giudici presentava Mixface e Camelot Pro. In occasione del lancio di Camelot Pro, Simone mi ha concesso un'intervista sul suo percorso professionale e alcune considerazioni sul progresso tecnologico del mondo dei tastieristi.

 

 

Se volete saperne di più sulle caratteristiche di Camelot Pro, potete leggere in questo articolo la mia esperienza di beta tester compiuta qualche mese fa con l'amico Riccardo Gerbi.

 

 

 

 

 

 

SIMONE CAPITANI

Stefano Airoldi: chi è Simone Capitani e com’é finito a progettare software e hardware musicali?
Simone Capitani: mi sono laureato in Ingegneria Elettronica nel 2005 e sono tastierista per passione. Appena laureato ho iniziato a lavorare nel settore dei software gestionali con un compito ben preciso che caratterizza ancora oggi la mia figura professionale: raccogliere le impressioni d'uso dei clienti per migliorare la fruibilità dei software. Nel 2008, comprendendo l'importanza di questo aspetto dei prodotti tecnologici, mi reco a San Francisco per seguire un corso di UX Design (User Experience) di Alan Cooper, esperto di interaction design. Passando da strumenti analogici a digitali, aumentano le potenzialità, le funzionalità, ma anche la complessità, il che si traduce in manuali di istruzioni immensi e interfacce utente non intuitive. Il compito di un esperto di UX Design è quello di raccogliere i bisogni degli utenti, trasmetterli ai programmatori che dovranno scrivere il codice e soddisfare al tempo stesso le esigenze di business. Questo è il servizio che offro alle società con cui collaboro come consulente.

 

 

simone capitani

Simone Capitani al NAMM 2015 con Jordan Rudess and e il suo Keyboard Tech Keith Wechsler

 

SA: com’è iniziata la tua passione per questo mondo?
SC: ho iniziato a suonare le tastiere a 12 anni, quando comprai una GEM WS2. Ho poi provato ad applicare le mie competenze professionali al settore musicale. Nel 2010 con la presentazione del primo iPad mi sono reso conto delle potenzialità insite in questo dispositivo, applicabili al mondo della musica. Ho quindi cominciato a progettare app. La prima, S1MidiTrigger, l'ho progettata via Skype con un ragazzo giapponese. Nello stesso periodo Jordan Rudess introduceva sul mercato MorphWiz, un'app musicale per iPad caratterizzata da un approccio molto intuitivo e semplice, ispirato al Continuum. Successivamente mi sono occupato dell'UX Design di un'altra app di Jordan Rudess: HarmonyWiz.

 

 

 

 

Con Jordan ho continuato a collaborare, abbiamo fatto anche GeoShred e grazie a lui, nel 2014, ho ricevuto l'offerta di lavorare in ROLI. Ho lasciato quindi il mio lavoro e mi sono trasferito a Londra. L’esigenza di Roli era quella di avere un UX Designer per sviluppare i software per Seaboard. Ho lasciato ROLI nel 2016.

 

 

 

 

SA: cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare il tuo lavoro?
SC: ho sempre avuto la passione per la musica, ho inviato diversi curricula ad aziende del settore, ma la cosa fondamentale per me è stata conoscere persone già inserite, mostrando la metodologia ed i risultati che si possono ottenere. Se programmi in C++ è relativamente più facile entrare nel mondo della programmazione di software musicale perché è un linguaggio molto usato per questi applicativi. Se invece, come nel mio caso, vuoi proporre qualcosa di nuovo (come detto prima, l'UX Design lo è per molte aziende del settore musicale) devi cercare di dimostrare in modo proattivo come il metodo funzioni in ogni occasione, dalla realizzazione della app, al sito web. La mia laurea in Ingegneria, unita alla conoscenza, seppur amatoriale, degli strumenti musicali e ai miei studi sulla User Experience Design e perché no, all'esperienza pregressa in software gestionali, mi ha consentito di creare una figura professionale capace di offrire un apporto innovativo. Nelle più grosse aziende (Ableton, Native Instruments, ecc.) esistono reparti dedicati alla User Experience. In realtà più piccole non sempre ci sono risorse, ma molto dipende dalla cultura aziendale.

 

 

simone capitani

Audio Modeling Camelot

 

 

CAMELOT: LA GENESI

SA: Quando e com’è nato il progetto Camelot?
SC: Tornato in Italia, volevo dare spazio ad alcune idee e progetti personali. Mi dedicai a consulenze presso altre aziende come Korg Italy e Mind Music Lab, un'attiva startup con sede in Svezia che annovera al suo interno diversi cervelli italiani. Quest'azienda ha sviluppato Sensus, un'interessante Smart Guitar. Io mi sono occupato della relativa app e l’amico Emanuele “Lele” Parravicini ha gestito l'implementazione.

 

 

 

 

Lele ed il suo socio Stefano Lucato hanno fondato la software house SWAM, ora Audio Modeling: li ho conosciuti nel 2015 a un evento ROLI alla Musikmesse di Francoforte, e a fine 2016 Lele ed io abbiamo cominciato a lavorare al progetto Camelot. L'idea di base è che nella gestione live delle tastiere manchi qualcosa che possa facilitare la vita. Esistevano già diverse proposte valide, ma mancava una soluzione unica che le raccogliesse tutte: era ancora necessario acquistare molti dispositivi diversi. La seconda riflessione è stata che l'utilizzo degli strumenti hardware dipende molto dalla conoscenza di quello strumento. Spesso un musicista si abitua a lavorare con una tastiera e quando ne aggiunge una di un'altra casa si trova facilmente in difficoltà. Quindi la nostra idea fu: visto che più o meno le caratteristiche base sono comuni a tutte, perché non avere un'interfaccia utente unificata? Da questa idea molto ambiziosa è nato Camelot, che abbiamo cominciato a proporre direttamente ai produttori durante le fiere. Mostrammo loro i nostri progetti e un prototipo su iPad, grazie alle presentazioni di Jordan Rudess e al supporto di Fatar nella persona di Marco Ragni, che ha fin da subito mostrato interesse.

 

 

simone capitani

La versione Beta di Camelot presentata nello stand Fatar-Studiologic al Musikmesse 2018

 

Il loro apporto è importante: trattandosi di un'azienda presente da anni nel settore dei controller, possiede un know-how eccellente. In precedenza al centro del sistema c'era la master keyboard, ora nel software convergono molte funzionalità. Per Fatar è un'estensione quasi naturale affiancare ai MIDI Controller hardware anche la produzione di software che hanno funzione di master keyboard e controller.

 

CAMELOT: L’INTERAZIONE

SA: In quali termini avviene l'integrazione di Camelot con gli strumenti Fatar Studiologic SL?
SC: Stiamo ragionando su varie possibilità, ad esempio abbiamo prototipato per il NAMM un firmware di SL in cui tutti i controlli del pannello di SL sono mandati a Camelot e possono essere interpretati nativamente. Per esempio posso cambiare Song col joystick, posso ruotare l'encoder per sfogliare il PDF o usare i pedali per cambiare Scena.

 

 

simone capitani

Partendo da sinistra, Jordan Rudess, Simone Capitani, Lele Parravicini e Marco Ragni di Fatar

 

 

SA: Qual è il tuo giudizio rispetto ad altri sw/hw simili?
SC: Camelot cerca di mettere insieme tutte quelle soluzioni che sono sparpagliate in tanti prodotti validi già presenti sul mercato. Inoltre in Camelot la grossa differenza è cercare di rendere tutto plug & play: per esempio, la scelta dei suoni avviene sfogliando i nomi dei preset, non impostando i codici MIDI di Program Change e Control Change. Camelot vuole unificare, riducendo al minimo le differenze tra usare un plug-in o un hardware. Tutto questo si amplierà maggiormente quando verrà approvato il MIDI CI. In futuro Camelot, insieme alla collaborazione di altre aziende, gestirà anche l'automazione di luci, DAW, effetti video (siamo in contatto con Discobrick per integrare il loro software) e backing tracks con la stessa semplicità con cui oggi gestiamo virtual instrument e tastiere.

 

 

simone capitani

 

 

MIDI CI?

SA: Hai nominato il MIDI CI. Ci parli di questo nuovo protocollo?
SC: renderà molto più facile l'integrazione tra hardware e software e Camelot ha già implementato un sistema che si integra in macchine hardware. AudioModeling è membro della MIDI Manufacturer Association (MMA), siamo in continuo contatto ed è evidente che la vision di Camelot combacia perfettamente con l'architettura tecnica che è stata fatta per il MIDI CI. Se i produttori saranno veloci ad approvare e implementare questo protocollo vedremo abbattersi tante barriere. Basterà collegare uno strumento a Camelot per averlo gestito completamente senza il lavoro che oggi in AudioModeling richiede tempo e risorse, sottraendoli allo sviluppo di nuove funzioni.

 

 

Simone Capitani

 

 

SA: Perché il nome Camelot?
SC: Il nome viene dal concetto di unificazione. Camelot riporta alla mente la tavola rotonda alla quale immaginiamo di far sedere tutti i produttori di strumenti software, hardware, DAW, luci, ecc. Inoltre c'è il legame con il nostro Mago Merlino: "Wizard" Jordan Rudess che ha creduto nel nostro progetto.

 

 

simone capitani

Studiologic Mixface

 

STUDIOLOGIC MIXFACE

SA: Sappiamo che hai lavorato anche al progetto Studiologic Mixface. Cosa la rende diversa da tutte le altre?
SC: MixFace può sembrare una superficie di controllo per DAW come molte altre, ma è anche un controller per strumenti. Passare da modalità DAW a modalità controller non richiede il riavvio come per altri prodotti simili. Ti offre la possibilità di avere alcune funzionalità di una Studiologic SL con molte tastiere USB MIDI class compliant, ma dà il massimo come estensione delle master SL. Le 4 zone della SL si mappano automaticamente con le 4 zone di MixFace. E' presente anche la comunicazione Bluetooth, utile verso iPad. Vi ho lavorato nella fase di finalizzazione, suggerendo alcune parti nella User Experience.

 

 

 

 

SA: Simone Capitani ha uno strumento rimasto nel cuore?
SC: La GEM WS2 è stato il mio primo strumento. Ha un design estremamente moderno anche oggi e una progettazione dell'interfaccia semplice da utilizzare. Se osserviamo com'è organizzato il pannello è ancora oggi un esempio di ottimo design. A sinistra per esempio è presente il gruppo tasti del sequencer, un cerchio diviso in quattro fette con le funzioni principali. Raccogliere in un cerchio quattro pulsanti che comandano funzioni correlate tra loro, dà all'utente immediatezza. Ti siedi davanti allo strumento per la prima volta e sai già come usarlo, viene abbattuta una barriera. Oggi invece spesso si ricorre a serigrafie per far capire quali tasti comandano funzioni comuni e non c'è la stessa semplicità d'uso.

 

 

simone capitani

La workstation arranger GEM WS2

 

L’HARDWARE DEL FUTURO PER SIMONE CAPITANI

SA: Quali sono secondo te le caratteristiche fondamentali in una master keyboard? E qual è il futuro?
SC: Ricordo i controller Oberheim/Viscount: la serie MC permetteva già alcune caratteristiche di Camelot in termini di connettività e routing MIDI. La caratteristica fondamentale secondo me è la convergenza assoluta in termini di tecnologia e funzionalità. Un controller completo deve permettere la connessione di computer e strumenti, grazie a porte USB a profusione, uscite audio e funzionalità di interfaccia audio.

 

 

Oberheim MC 2000 EX

La Master keyboard Oberheim/Viscount MC 2000 EX

 

L'hardware ultimamente si sta evolvendo verso architetture molto simili ai software. Sta crescendo il numero di sistemi basati su Linux e questo ha un impatto fondamentale: potremo far girare strumenti che già hanno la loro versione software. In quel modo avremo la stabilità e l'affidabilità dell'hardware e la flessibilità, gli algoritmi e il know-how sviluppati in ambito software. Oggi l'hardware, anche a livello sonoro, deve sottostare a compromessi rispetto ai DSP esistenti. Un domani esisteranno hardware “general purpose” con software legacy preinstallati e l'apertura ad altri software grazie a partnership con produttori di plug-in. Quindi avremo le caratteristiche di apparecchi diversi tutti comodamente integrati.

 

 

SA: Grazie Simone!

 

 

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