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TEST - Recensione piatti UFIP Est.1931

La nuova serie di casa Ufip nasce grazie al contributo importante di Federico Paulovich, endorser di punta del marchio, nella progettazione di questa tipologia di piatto come tributo all’anno di fondazione dell’azienda.

I nuovi Est.1931 sono martellati a mano, finemente accordati e caratterizzati da sonorità asciutte, morbide e scure ma allo stesso tempo estremamente moderne e attuali, in grado di adattarsi a più generi musicali.

Dal Jazz e Big Band al Funk e Pop sono utilizzabili in situazioni acustiche dove è richiesto un volume contenuto, offrendo un suono caldo con frequenze concentrate nella parte bassa dello spettro sonoro.

MATERIALE

I piatti Est. 1931 sono in lega in bronzo fuso B20, composta da 80 parti di rame e 20 parti di stagno, più l’argento presente come impurità nello stesso stagno. La lega viene creata in un crogiolo e con lunghi cucchiai di grafite versata in stampi specificamente disegnati. Le forme hanno una campana con dimensioni ridotte per garantire il massimo controllo della risposta.

LA FORZA CENTRIFUGA DEL ROTOCASTING

La produzione segue il processo, detto “Rotocasting”, il quale viene compiuto con forme che ruotano a circa 1.000 giri al minuto. La rotazione spinge per forza centrifuga le impurità, sempre presenti durante i processi di fusione, verso la superficie esterna del piatto, da cui vengono poi eliminate tramite tornitura.

Il bronzo ottenuto tramite rotocasting presenta una struttura molecolare più compatta, questo garantisce maggior durata dello strumento nel tempo e una naturale tendenza a migliorare le proprie qualità sonore man mano che lo strumento viene suonato.

 

 

Presentati quest’anno al NAMM a Los Angeles, i primi prototipi dell’agosto 2017 erano stati torniti lucidi, successivamente ad ottobre dello stesso anno sono stati messi in produzione e lavorati in modo da lasciarli un po' grezzi per scurire di più il suono dove la tornitura a righe è solamente un fatto estetico e le campane lucide per distinguerli dai Natural al colpo d’occhio.

 

I CRASH

Sono scuri, morbidi con un ottimo attacco ma con un decadimento piuttosto rapido, overtones contenuti ed uno spettro sonoro concentrato sulle basse frequenze.
I Crash sono dei fast crash con volume contenuto e sfiorandoli suonano subito, sono molto sottili, il suono esplode immediatamente e si ferma subito. La differenza interessante è che questi crash sono utilizzabili anche per l’accompagnamento, senza il cambio di bacchette, come se fossero dei ride appunto perché hanno la campana ridotta.
Sono realizzati nelle misure da 16" a 20"ad un prezzo di prezzo di 250/300 €.

 

I RIDE

Sono perfettamente controllabili, con un ping definito, ma sempre perfettamente 'crashabili'. Possono essere dei ride da jazz perché sono dry e molto morbidi, quando vengono crashati il suono va molto in basso di tonalità. Disponibili nelle misure 20" e 22", è stato fabbricato anche un ride “sizzle” da 21" con i rivetti. Prezzo: 320 €

 

Gli HI HAT

Gli Hi-Hat risultano versatili, asciutti, con ottima risposta e grande controlloIl charleston è super sabbioso con un suono molto controllato senza alte fastidiose. I piatti hanno un volume bilanciato con i fusti della batteria, il sound si mischia bene con il set dove il risultato è un suono sporco ma controllato. Misure da 14" e 15" ad un prezzo di 350 €.

 

LA PAROLA A FEDERICO PAULOVICH

Rispetto ad altri piatti, perché hai sentito la necessità di sviluppare questa linea?

La Ufip ha sempre fatto dei piatti fenomenali per fare rock e simili ma in un contesto dinamico più tranquillo non era mai stato approfondito l’argomento. Sentivo il bisogno di suonare dei piatti più grezzi e più “dry” in diverse situazioni musicali. Questa linea mi aiuta a gestire meglio il suono soprattutto durante i live dove spesso mi porto due set di piatti, uno leggero ed uno pesante ed assieme al fonico decido quale linea usare in base all’ambiente.

Quali sono le caratteristiche che li distinguono dagli altri?

L’azienda ha sempre avuto delle campane importanti che fungono da amplificatore del suono e più grandi rispetto alla forma del piatto quindi se necessiti di uno strumento un po' più tranquillo diventa poco gestibile la situazione. Sono stati introdotti degli stampi nuovi e, seguendo una mia idea, gli strumenti sono stati fatti subito con la campana più piccola. I piatti sono fusi nello stampo che ha già la forma del piatto, le altre serie venivano anche loro da un unico stampo ma lavorati, martellati e accordati diversamente. Il plus di avere lo stampo è che puoi profilare lo spessore dal centro al bordo ma il contro è l’essere costretto a fare i piatti tutti della stessa forma.

CONSIDERAZIONI E CONCLUSIONE

A mio parere questi piatti sono morbidissimi nel momento in cui li colpisci. E' bella l’intenzione sulla bacchetta ed il suono arriva pian piano. E’ piacevole sentire sulla mano un piatto non aggressivo che rispetta la tua intenzione e la tua dinamica. La cosa che più mi ha colpito è la loro “morbidezza”, il loro volume ridotto che si fonde con il set di batteria, lasciando spazio ai fusti di suonare anche se colpiti piano.

 

Gli Est 1931 servono per fare jazz, generi tranquilli o situazioni acustiche dove bisogna suonare piano, di gusto con un set minimal, ma nulla vieta di usarli anche in situazioni pesanti come Rock o Metal, perché la loro risposta dinamica e il loro volume che si fonde con quello del set ti permette di raggiungere risultati veramente piacevoli!
Io personalmente sono anni che utilizzo piatti molto morbidi per suonare generi estremi e devo dire che son sempre stato soddisfatto del risultato, soprattutto in studio di registrazione perché “il morbido” unito ad un’intenzione aggressiva crea un effetto molto compatto.
Prima di questa serie l’azienda proponeva solo i Natural come piatti “tranquilli” e con l’introduzione degli Est si ha una scelta differente per chi necessita questo tipo di sonorità.

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