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Virtual Guitar - Il suono di Joe Satriani #1

Joe Satriani, classe 1956, è forse la figura più eclettica del panorama chitarristico mondiale. Come ha ben delineato Luca Rossi nel suo articolo (LINK) dedicato alla strumentazione dell'iconico Maestro, il suono di Satriani è al contempo il più normale che potremmo immaginare (soprattutto nelle live session) e il più teorico e impalpabile al limite della sperimentazione per quanto attiene alle produzioni discografiche.

 

 

Ciò che fa di Satriani un artista unico, è sicuramente il suo essere poliedrico sia in termini stilistici che tecnici. E’ il 1987 quando si affaccia sul mercato internazionale con quello che a tutt’oggi è ritenuto il suo capolavoro: Surfing With The Alien.

Caliamoci per un istante in quell’epoca per capire il senso dello stile dirompente di Joe: da poco il mondo aveva assimilato l‘onda Van Halen, con l’avvento di suoni esagerati e assoli funambolici, ma erano già all’apice della carriera le nuove figure neo-classiche come Y.J Malmsteen e i meno noti Tony McAlpine e Vinnie Moore. Questi ultimi però relegati ad un genere che molto attingeva dal classico, portando all’estremo il fraseggio.

L’operazione di Joe non era semplice, affacciarsi nel mondo dei Guitar Hero senza entrare nella massa e nel vortice che Sharpnel Records (storica etichetta di M. Varney) stava portando sull’onda.

LA RIVOLUZIONE DEL SATRIANI-SOUND

E lo fa proprio con la pubblicazione di "Surfing With The Alien", un album visionario ed a tratti astratto per l’epoca, sicuramente oggi più “digeribile” di allora. La composizione è articolata, le armonie sono davvero complesse: certi accordi non si sentivano se non da chitarristi fusion o jazz, ma il fraseggio era rock e quasi melodico. Il suono era… non possiamo definirlo, dipende totalmente dalla canzone. E qui sta la prima grande innovazione: se le storiche rock band e i chitarristi iconici fin qui conosciuti aprivano l’album con un timbro per portarlo fino alla ultima traccia, Joe ci regala momenti diversi e timbri sempre nuovi anche all’interno di una stessa song, figuriamoci di un album!

 

Non è possibile pensare ad un solo suono per Satriani ma ad una moltitudine di timbri al servizio proprio di quella specifica traccia, di quel brano. Di certo però alcune caratteristiche rimangono tali e distintive anche con tutte le sue mutazioni: l’attacco del suono di Joe è devastante, una punta quasi “verticale” che ne enfatizza il playing e la plettrata sempre precisa, valorizzandone gli accenti ritmici nel gioco di up & down utilizzato sempre con sapienza. La distorsione, il gain, non sono mai eccessivi e questo allontana il rischio di timbri piatti e confusi lasciando sempre spazio ad armonici e risonanze sempre più frequenti, visto l’utilizzo di accordi complessi e di molti intervalli di terza (non solo power chord finalmente!). Ed infine la grande novità nel panorama guitar hero: il suono clean! Ah ecco, esiste anche il suono “pulito”…

 

 

Dei timbri clean Joe ne fa un cavallo di battaglia sin dagli esordi: brani come "Always with me Always with you" o "Midnight" mettono in risalto la tecnica esecutiva del Maestro, che si addentra in armonie per l’epoca inesplorate, fino a portarci a favolosi esperimenti di tapping proprio con timbri clean. Questo è possibile grazie ad uno strumento all’altezza della situazione (negli anni vedrà la luce un modello a lui dedicato dal sodalizio con Ibanez), ma anche all’uso sapiente di compressioni e soprattutto delay, due effetti imprescindibili per il "Satriani-sound".
Oggi ci occuperemo proprio dei timbri clean delle prime produzioni per occuparci in un secondo step della Fase 2 di Joe (proiettata negli anni ’90).

 

I timbri clean a cui eravamo abituati, diciamolo senza remore, erano 2 o 3: i Police, i Dire Straits e gli Scorpions. Qui invece il Maestro mescola di nuovo le carte. Anzitutto usciamo dallo stilema dell’arpeggio per andare verso territori più particolari con accordi stoppati, intervalli di nona e di quarta, ma soprattutto con un timbro estremamente cristallino, valorizzato da pochissimo riverbero e da un buon dosaggio del delay. Fondamentale la compressione in ingresso, che non deve mai portare alla saturazione vera e propria del timbro, ma solo ad un attacco velocissimo e “verticale”, regalando se possibile anche buoni valori di sustain. Sentiamo ad esempio l’intro di "Always with you Always with me": arpeggio clean ma stoppato, solamente con alcune aperture sui cambi di tonalità, compressione elevatissima ed un leggero chorus.

RICREIAMO IL SUONO CLEAN PER IL TAPPING

Stessa impostazione, ma con un timbro più presente, proprio per il brano di cui ci occupiamo oggi ovvero "Midnight". Un brano di sola chitarra eseguito con una tecnica particolare, ovvero un tapping a più corde che consente non solo dei fraseggi virtuosi ma un approccio sicuramente più “ritmico” al brano. Il timbro è decisamente compresso ma, attenzione, non tanto da rendere piatta l’esecuzione, costellata da “forcelle” espressive (crescendo e diminuendo). Meglio quindi utilizzare un compressore con livelli di threshold adeguati, come faremmo solitamente con un limiter. Interessante l’ambiente della stanza, una sorta di riverbero molto brillante e chiaro in termini di equalizzazione.

 

 

Con un plug in come Guitar Rig 5 di Native Instruments è abbastanza semplice ottenere un suono adeguato, ma dobbiamo prestare molta attenzione al dosaggio dei parametri. Se di compressione in ingresso possiamo abbondare (alti valori di Ratio e Threshold), non altrettanto potremo fare con il riverbero e men che meno con il delay, che servirà solamente a dare una riflessione molto stretta.

Un Chorus/Flanger contribuirà a dare armonia al tutto ma a decidere le sorti del timbro è un equalizzatore con una curva che "impenna" sopra i 3000 Hz. E' fondamentale per meglio definire l'attacco del tapping valorizzando il timbro della corda. Meglio "scavare" anche leggermente le medio-basse, posizionando ovviamente lo strumento sul pickup manico/centrale (posizione 4).

Fruscii e rumore di fondo potrebbero essere notevoli, visti gli alti valori di pre-amplificazione, meglio agire con un denoiser in ingresso piuttosto che con un gate che rischierebbe di tagliare il release. Infine il playing (non un dettaglio...) dovrà essere sufficientemente aggressivo, a dispetto di un timbro clean, per valorizzarne il ritmo... ma la bellezza delle armonie farà il resto, grazie Maestro!

 

 

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