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Vita da Beta Tester – Camelot Pro

Tutto è cominciato al Musikmesse 2018, presso lo stand di Fatar/Studiologic, quando l'amico Riccardo Gerbi mi presenta Simone Capitani di Audio Modeling, il quale ci mostra un nuovo software: Camelot Pro. Al termine dell’incontro, Simone ci propone di aderire al programma di beta testing: vuoi dire di no?

 

Camelot Pro durante la presentazione a SM Strumenti Musicali al Musikmesse 2018

Camelot Pro durante la presentazione a SM Strumenti Musicali al Musikmesse 2018

Io e Riccardo ci iscriviamo e scarichiamo la prima versione beta rilasciata a Giugno e in queste settimane stiamo collaborando per segnalare feedback di ogni genere; inoltre, ci siamo incontrati anche con Emanuele Parravicini di Audio Modeling - l'altra mente dietro a Camelot - per farci spiegare meglio il progetto e intensificare l'attività di tester e debugger. Ma andiamo al dunque: come nasce Camelot?

CAMELOT PRO: LA GENESI

Il progetto è stato presentato al NAMM due anni fa e nasce dalla collaborazione tra Audio Modeling, Fatar e Jordan Rudess. In pratica un G3, questa volta però non ci sono tre virtuosi della chitarra sotto i riflettori, ma tre fonti che hanno un bel po' di esperienza da mettere sul tavolo: conoscenza del concetto di MIDI Master Keyboard (quella vera), di strumenti virtuali e di performance live.

 

Allestimento di una scena su Camelot Pro

Allestimento di una scena su Camelot Pro

Ma cos'ha di davvero speciale Camelot Pro? Anticipiamo qualche caratteristica: interfaccia touch semplice e intuitiva, creazione di setup ibridi hw/sw senza distinzione tra i due mondi, perché gestisce un ampio parco di strumenti hardware come workstation e sintetizzatori tramite Instrument Maps personalizzabili, crossplatform MacOS/Windows/iOS con possibilità di esportare il proprio lavoro da uno all'altro, importazione di spartiti, gestione MPE cioè multicanale, perfetta per controller ROLI o generatori multi-timbrici, creazione di Setlist e repertorio illimitati. E in cantiere ci sono anche il supporto per mixer luci, supporto MIDI-CI, aggiunta di plug-in instrument "Camelot", aggiunta di nuove mappe di strumenti hardware, layer audio per backing tracks, link a DAW e altro ancora.

Camelot Pro

PILLOLE DI STORIA

Chi scrive decise di portare i VSTi sul palco molti anni fa, quando ancora nessuna software house aveva pensato a come pilotarli: in principio dovevi caricarli in un sequencer dell’epoca e gestirli in un modo alquanto scomodo, lontano dal concetto cui ero abituato impiegando una Master Keyboard e un rack di expander. In verità qualcuno timidamente aveva raccolto la sfida nei primi anni duemila: si chiamava Steinberg V-Stack e sembrava nato da una costola di Cubase, ma faceva il suo sporco lavoro. Poi quando Native Instrument presentò Kore passai a questo sistema, perché più completo e dotato di una superficie di controllo che restituiva un feeling analogo all’uso di Master Keyboard e sintetizzatori; peccato che il progetto non sviluppò mai tutte le potenzialità annunciate e morì.

 

Native Intruments Kore 2

Native Intruments Kore 2

Ben pochi software hanno raccolto l’eredità di Kore, però fu la molla che spinse molti tastieristi a impiegare i virtual instrument dal vivo. In tempi recenti, software come Mainstage, Cantabile, VSTHost o Forte, prodotti hardware come Receptor, V-Machine e Audiostation, oppure app iOS come SampleTank e iMIDIPatchbay offrono soluzioni più o meno efficienti per suonare dal vivo con virtual instrument. Personalmente però ritengo che nessuna di queste soluzioni sia esente da pesanti limiti e rovesci della medaglia, e per questo motivo finora ho utilizzato il mio buon vecchio NI Kore, ma Camelot Pro sta diventando una tentazione irresistibile: ecco le mie prime impressioni di uso.

 

Camelot Pro: il menu di selezione di un Device hardware: nello specifico, un sintetizzatore Yamaha

Menu di selezione di un Device hardware: nello specifico, un sintetizzatore Yamaha

LA PROVA

In questi mesi di prove intensive, in primis di Camelot apprezzo la sua semplicità d'uso, davvero senza rivali. Impossibile perdersi in menu e impostazioni, e se poi si lavora su monitor touchscreen si programmano song complesse in pochissimo tempo. Trovo che questo sia fondamentale perché una delle cose che mi mancano di più delle tastiere "vere" è proprio l'immediatezza e la semplicità d'uso. Ho creato diverse scalette, una per ciascuna delle quattro band con cui suono abitualmente. Camelot le chiama Setlist. Riordinare le Song è semplicissimo, così come pescarle nell'archivio ed importarle in una o più Setlist.

 

Il menu che consente di concatenare una serie di Song in Camelot Pro

Il menu che consente di concatenare una serie di Song in Camelot Pro

Una Song contiene più Scene che possono corrispondere alle sezioni di un brano o ai pezzi di un medley. In ciascuna scena ho caricato i Layer contenenti strumenti VST, VST3, AU (su Mac e iOS) e strumenti reali. Posso aprire istanze del mio Korg Kronos e impostare da Camelot la modalità Combi/Program e il suono da caricare, come se fosse un plug-in. Ad oggi la lista di strumenti mappati da Audio Modeling è già sostanziosa, ma sta ancora crescendo: il database odierno comprende mappe di strumenti Nord, Roland, Studiologic e Yamaha. Camelot può anche scaricare dallo strumento i nostri suoni personali, aggiornando le mappe interne: sono riuscito a riprogrammare nel giro di pochi minuti diversi setup che utilizzo su Kore – tra cui alcuni particolarmente complessi - nonché medley con una decina di brani e altrettanti strumenti caricati. In sala prove ho già cominciato ad utilizzarlo con soddisfazione.

 

Camelot Pro: un esempio di due timbriche sovrapposte all'interno di un singolo Layer

Un esempio di due timbriche sovrapposte all'interno di un singolo Layer

Gli strumenti virtuali vengono caricati al cambio Song, quindi il cambio scena, che ho assegnato ad un pedale switch della mia Master Keyboard, è immediato e senza disturbi. La versione attualmente in prova supporta il cambio di suono senza interruzione, ovviamente se la nostra tastiera supporta questa funzione (Korg Kronos e Yamaha Montage ad esempio). Se utilizzo strumenti per tutta la Song o la Setlist, posso evitare che vengano continuamente chiusi e riaperti. Poter costruire un setup con tastiere reali e integrarle con strumenti software è una cosa che ad oggi mancava e soddisfa le mie esigenze. L'interfaccia touch è comodissima per un utilizzo live e il modulo spartiti consente di assegnare le sezioni dello spartito a ciascuna Scena. Quindi passando dalla scena "Intro" alla scena "Strofa", Camelot si sposta nel PDF, come un volta pagine virtuale.

 

Camelot Pro: il menu di visualizzazione di testo e spartiti nel formato PDF

Il menu di visualizzazione di testo e spartiti nel formato PDF

La caratteristica Crossplatform consente ad esempio di salvare l'intero stato di Camelot iOS ed importarlo su Windows. Troveremo tutte le Setlist e le Song, inclusi i PDF. Se in qualche scena viene utilizzato uno strumento non presente su Windows, ho a disposizione una comoda funzione di Replace che mi permette di sostituirlo con un altro, in tutte le istanze in cui viene utilizzato. Per esempio a casa utilizzo una Master Keyboard e in sala prove un'altra, e grazie a Camelot non devo modificare una ad una le song: comodo, no?

 

Camelot Pro: inserimento nel progetto della nostra demo di un secondo layer

Inserimento nel progetto della nostra demo di un secondo layer, con Key-Range a partire dalla nota C5

CONCLUSIONI

La prova di questa Beta Version di Camelot Pro si è rivelata molto divertente: un software in grado di assurgere al ruolo di centro nevralgico del setup non solo del tastierista, ma dell’intero show attraverso postazioni differenti! Per esempio, il tastierista mantiene la gestione di Song, Setlist ed eventuali sequenze, nonché automatizzare le scene per le luci, mentre il cantante o altri musicisti possono impiegare in remoto l’applicazione di Camelot per i dispositivi iOS, per leggere testo o spartito sincronizzato alla Song.

 

Il menu di selezione delle tipologie di Layer inseribili in Camelot Pro

Il menu di selezione delle tipologie di Layer inseribili in Camelot Pro

Altro plus riscontrato durante i test sia dal sottoscritto, sia dall’amico Riccardo Gerbi riguarda la stabilità: nonostante le complesse combinazioni allestite nelle Setlist, Camelot non ha mai dato segni di cedimento, segno che il progetto poggia su solide basi di programmazione. In conclusione, rimanete sintonizzati, perché a breve – oltre al test – realizzeremo anche una serie di video con esempi di impiego di questo nuovo ed interessante software Italiano.

 

INFO
AUDIO MODELING 

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