May the MIDI be with… two #2 - Il presente


protocollo midi

In oltre 35 anni di onorato servizio sono cambiate le esigenze del musicista, ma non il linguaggio per metterle in pratica.

 

Dopo la riflessione di Jacopo Mordenti, vediamo come il protocollo MIDI nei giorni nostri sia sempre un punto fermo nelle applicazioni musicali, partendo dal centro nevralgico per un musicista: il setup.

 

 

 

Il protocollo MIDI sul palco

Oggi la parola d’ordine per il pianista/tastierista moderno è compattare il setup, puntando su strumenti leggeri e facili da trasportare, peraltro interagendo con l’universo software, con cui emulare sonorità acustiche particolari o synth vintage di un certo pregio (e peso). Passando ad altre applicazioni, oltre a pedaliere per chitarristi/bassisti, batterie elettroniche o mixer digitali, prima dell’avvento di protocolli dedicati in ambito professionale, il MIDI è stato il protagonista sul palco anche per gestire le luci o l’impianto PA. La felice intuizione avuta nel 1983 al tavolo della MMA è tangibile oggi osservando le soluzioni per allestire il setup di una band low budget: si pensi a software come Mainstage in ambiente Apple, oppure Camelot Pro dell’Italiana Audio Modeling per Mac/PC e dispositivi iOS. Certe soluzioni software – peraltro abbordabili in termini di prezzo - consentono di sincronizzare i vari tasselli facenti parte dello show, comprese le sequenze audio/video o lo scorrimento di spartiti e testi su tablet collegati tramite Wi-Fi.

protocollo midi

Strumenti per il live del passato: la potente MIDI Master Keyboard Roland A-80

 

Il protocollo MIDI in studio

Per chi scrive, il MIDI è stato uno degli elementi scatenanti il proliferare dei “bedroom studio” agli inizi degli anni novanta: alzi la mano chi non ha iniziato all’epoca nella propria stanza davanti a un sintetizzatore workstation realizzando le sue prime song in formato MIDIFile! Oggi il “basista” dell’epoca si definisce spesso “Producer”, mentre la virtualizzazione delle operazioni svolte da diversi device nel passato ha razionalizzato il setup ai minimi termini. Un raffinato studio odierno per la produzione MIDI/audio può essere organizzato su una scrivania e racchiuso in uno zaino.

 

protocollo midi

Nel monitor il menu principale di Camelot Pro, in basso, la superficie di controllo Studiologic Mixface

 

Il setup in studio: controller e software

Il controller a tastiera è spesso affiancato da una superficie di controllo a pad e controlli fisici per gestire non solo i virtual instrument – che oramai hanno scalzato gli ingombranti sampler ed expander hardware – ma anche le varie sezioni fornite dalla Digital Audio Workstation (o DAW) caricata sul computer. Da protagonista del setup, con le sue ingombranti patchbay o interfacce multiporta piuttosto laboriose da programmare, oggi il flusso MIDI è supportato da editor software o particolari funzionalità fornite da ciascun produttore che ne semplificano l’impiego. Purtroppo, tutta questa semplificazione ha portato a una certa pigrizia da parte dell’utente: conoscere le basi del protocollo MIDI consente in pochi istanti (e in qualsiasi situazione) di intervenire a fronte di un problema nel proprio network.

 

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Un esempio di moderna superficie di controllo: Native Instruments Maschine MKIII

 

Le connessioni MIDI

Le canoniche prese pentapolari Din a cinque poli hanno resistito al progresso tecnologico, e restano sempre un punto fermo per collegare tra loro diversi device MIDI quali sintetizzatori, tastiere, amplificatori, mixer, pedaliere, ecc. Sui nuovi sintetizzatori “low size” o modulari, oppure nelle interfacce audio più compatte recentemente sono comparse porte MIDI in formato minijack TRS: cambia il formato, ma non la sostanza. Nell’interazione con il mondo informatico, un flusso MIDI trasmesso attraverso porte seriali in formato RS-232, parallele o Firewire appartiene al passato: oggi i produttori hanno scelto di semplificare l’interazione con i dispositivi esterni sfruttando una più pratica (e comune) interfaccia USB. Il range di banda più esteso fornito da una porta USB consente di veicolare non solo un flusso MIDI, ma anche l’audio e dei nuovi protocolli di comunicazione: vediamone alcuni.

Estensioni: MIDI-CI e MPE

Il range di impiego del protocollo MIDI 1.0 è stato esteso progressivamente a diverse applicazioni musicali: nel sito internet della MMA trovate tabelle riguardo a integrazioni per gli impieghi più svariati. Tra quelle più interessanti comparse recentemente spiccano il MIDI-CI o il MIDI Polyphonic Expression (MPE), studiato per controller multidimensionali come, per esempio, la serie Seaboard di Roli. Il MIDI-CI meriterebbe un capitolo a parte, perché le sue specifiche sono le fondamenta di quello che sarà il futuro protocollo MIDI 2.0. Il MIDI-CI consente tra due device compatibili – attraverso una comunicazione bi-direzionale - uno scambio di informazioni esteso alle timbriche, ai parametri di sintesi, alla mappatura dei controlli fisici e tanto altro.

 

 

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Roli Seaboard Rise 49

 

MIDI wireless

La trasmissione MIDI senza fili è una realtà da tempo: veicolata in origine attraverso instabili (e costosi) sistemi radio analogici, in seguito si è puntato su trasmissioni più sicure ed economiche tramite Wi-Fi o Bluetooth. Oggi il MIDI Bluetooth va considerato un’estensione dello strumento, soprattutto in quelli più economici, perché le funzionalità didattiche e l’editing approfondito dei parametri sono spesso praticabili su smartphone e tablet tramite applicazioni dedicate (e gratuite).

 

 

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Un esempio di connessione MIDI Bluetooth: l'interfaccia Yamaha UDBT-01

 

High Resolution Velocity ed estensioni proprietarie

Tra le altre piccole integrazioni nel protocollo MIDI, rimarchevole la High Resolution Velocity a 14 bit: su strumenti compatibili, la tastiera trasmette un evento di Control Change 88 oltre il canonico messaggio di Note On/Off, per estendere il range della Velocity a circa 16.256 step. Recentemente infine sono comparse una serie di estensioni sviluppate da terzi, come il protocollo NKS di Native Instrument e il Rain Link studiato da Roland, introdotto nel proprio servizio Cloud. La soluzione del brand tedesco tende a semplificare la gestione di una serie di virtual instrument e plugin con il proprio hardware, mentre nel protocollo Roland spiccano i controlli ad alta definizione, in cui si supera i canonici 128 step per la regolazione dei parametri. Nel video sotto, un esempio di impiego della High Resolution Velocity tra due dispositivi compatibili quali il pianoforte digitale Casio PX-160 e il virtual instrument Modartt Pianoteq 6.

 

 

 

Conclusioni

Ogni argomento fin qui trattato meriterebbe uno speciale, perché poche righe non bastano per descrivere le specifiche insite in ciascuno: l’invito quindi è di visitare il sito della MIDI Manufacturer's Association per gli approfondimenti del caso. Tra le curiosità scaricabili nel sito dell’associazione, la lista dei Sysex ID Number assegnati a ciascun produttore: le sorprese leggendo i vari brand in elenco non mancano! Per rispondere al quesito finale nell’articolo dell’amico Jacopo, per chi scrive il panorama attuale è piuttosto nebuloso, perché - dal punto di vista culturale - i progressi sono più quantitativi che qualitativi, e non si vedono grossi balzi all’orizzonte. Inoltre, le estensioni proprietarie studiate da alcuni produttori vanno controcorrente rispetto alla comunione di intenti raggiunta all’atto della stesura del protocollo 1.0. Il MIDI-CI e il futuro protocollo MIDI 2.0 torneranno a mettere tutti d’accordo? Lo vedremo nella prossima puntata: non perdetela!

 

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