Un ricordo di Felice Manzo: il MIDI è un po' più solo...


felice manzoLa scorsa notte a Torino è scomparso Felice Manzo, figura storica dell’elettronica musicale italiana e amico di lungo corso di chi scrive.

 

 

Il giorno in cui scoppiò la mia passione per le tastiere e il MIDI, mi fiondai in edicola alla ricerca di riviste dedicate, e nelle inserzioni della storica Strumenti Musicali scoprii che a un’ora di strada da casa mia – a Torino - c’era un’azienda da dover necessariamente scoprire: la LEMI.

Si diceva dalle mie parti che in LEMI realizzassero device MIDI incredibili, nonché potenti software sequencer per i primi computer Apple. Feci una prima timida telefonata per saperne di più, e dall’altra parte della cornetta trovai lui: Felice Manzo, il quale fu così cortese da mandarmi a casa una serie di opuscoli legati all’attività della sua azienda. Rimanemmo in contatto telefonico per anni, perché Felice era non solo un creatore, ma soprattutto un riparatore di grande esperienza; io facevo da tramite nella mia zona per inviare in LEMI gli strumenti guasti di amici e parenti.

 

felice manzo

 

L'incontro con Felice Manzo

Quando nel 2005 coronai il mio sogno e da semplice lettore divenni collaboratore della rivista, grazie all’amico Luca Pilla ebbi finalmente l’opportunità di conoscere di persona Felice. Al DISMA di Rimini ridemmo parecchio sul fatto che per me oramai fosse una figura mitologica, uno dei primi a realizzare dispositivi MIDI wireless o per il controllo delle luci.

Classe 1953, Felice Manzo all’apparenza poteva apparire il classico piemontese schivo, in realtà aveva un approccio molto “British”: riservato e sempre gentile nei modi. Una riservatezza che si scioglieva nel momento in cui si stabiliva una certa confidenza: ho riascoltato in queste ore le nostre chilometriche discussioni a tavola, divenute poi delle interviste come questa, e ho così potuto ridere per la miriade di aneddoti divertenti legati alla sua carriera e alle sue celebri amicizie (Dave Smith in primis, ma anche Robert Moog, Tom Oberheim e tanti altri).

Vi lascio un estratto di un’intervista che Felice mi rilasciò qualche anno fa, dedicata ai consigli del tecnico su come impiegare un impianto PA: poche righe in cui emerge, per chi scrive, un altro bel lato caratteriale di Felice Manzo, sempre pronto a dare il consiglio giusto al musicista.

Grazie di tutto Felice, con te Torino perde un pezzo di storia dell'elettronica musicale italiana.

Fai buon viaggio.

 

"La figura del riparatore è cambiata con il progresso tecnologico. Da un ingombrante sistema composto da un mixer amplificato e una coppia di casse passive, nel giro di un decennio siamo passati a sistemi compatti, dotati di un’elettronica sofisticata basata su poche schede, con prestazioni in termini di potenza e dinamica davvero notevoli. Di pari passo al progresso tecnologico, ogni produttore è intervenuto sull’abbattimento dei costi per rimanere concorrenziale sul mercato: oggi i prezzi degli strumenti sono talmente bassi che non è più giustificato un intervento di riparazione che richieda delle ore di lavoro.

Inoltre, le aziende non investono più nella struttura assistenziale, perché il costo sarebbe elevatissimo a causa della delocalizzazione della produzione, quindi sono scomparsi anche i magazzini per i pezzi di ricambio. Se parliamo di un diffusore amplificato e in regime di garanzia, alcuni produttori ne prevedono oggi, in caso di guasto, la sostituzione; in altri casi il mio intervento è circoscritto alla sostituzione dell’elemento o della scheda danneggiata, per ridurre i tempi di attesa. Per un mixer il ragionamento cambia, e se lo strumento è di valore si interviene con una riparazione.

Per quanto concerne i guasti più frequenti, in genere si tende a pensare che lo strumento a basso costo sia in grado di sopportare qualsiasi maltrattamento: al contrario, merita maggiori attenzioni durante l’uso di un modello più costoso. L’elettronica di un diffusore economico, per esempio, è commisurata alle prestazioni che deve fornire, quindi non è strutturata per sopportare stress prolungati o un uso errato da parte dell’utente: a volte si esagera chiedendo un po’ troppo e il diffusore si danneggia. Le casse acustiche di costo superiore dispongono di un’elettronica surdimensionata rispetto alle prestazioni dichiarate, il progettista inserisce una serie di dispositivi di protezione più efficaci, infine la qualità dei materiali impiegati per realizzare gli altoparlanti e il cabinet consente di ridurre al minimo le vibrazioni, oppure il generarsi di frequenze spurie o errate.

Per quanto riguarda i mixer, il danno più comune che rilevo riguarda il classico bicchiere rovesciato sopra i controlli: ricordate che i liquidi possono seriamente danneggiare le plastiche e l’elettronica rendendo inservibile lo strumento; anche l’olio delle macchine del fumo tenute molto vicino al mixer può far seri danni, ma noto che questa cattiva abitudine oggi fortunatamente si è persa. Prestate infine la massima attenzione nell’inserire il segnale adatto negli ingressi di un mixer: soprattutto nei prodotti più economici, un segnale elevato può bruciare un preamplificatore non regolato correttamente".

 

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