Roma Modulare 2026 dentro i workshop

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Sala Workshop a Roma Modulare 2026

 

Sintesi sonora controllo espressivo e produzione musicale

Moog Messenger e Korg Phase8 con Enrico Cosimi, Ableton Live con Giancarlo Lanza, Arturia PolyBrute 12 con Luca Minelli e Sequential Fourm con Chris Calcutt. Il percorso nei workshop di Roma Modulare mette a confronto modi differenti di spiegare gli strumenti e farne ascoltare le possibilità, fra approfondimento tecnico, esempi pratici e risultati musicali.

Seguire un workshop durante una fiera significa scegliere di fermarsi. Gli stand continuano a offrire strumenti da provare, ma per un certo tempo l’attenzione si concentra su un solo argomento e sul percorso proposto da chi lo presenta. A Roma Modulare 2026, il 18 e 19 settembre all’Opificio Italiacamp, questa scelta era resa meno semplice da un programma di diciannove appuntamenti distribuiti sulle due giornate.

Gli argomenti andavano dalla sintesi analogica e digitale alla produzione, dal modulare al software e al trattamento del segnale. Accanto alle presentazioni di singoli strumenti c’erano occasioni per ragionare sui collegamenti fra apparecchiature e sull’organizzazione del lavoro musicale. Per seguire tutto avrei dovuto rinunciare a buona parte della visita all’esposizione.

Mi soffermo qui su cinque presentazioni che hanno fatto parte del mio percorso. Nel reportage generale ne emergeva il ruolo dentro la manifestazione; in questo approfondimento interessa soprattutto ciò che ciascuna permetteva di capire. Le differenze fra i relatori suggerivano anche una domanda comune: quali esempi aiutano davvero a mettere in relazione una funzione e il suo risultato musicale?

 

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Enrico Cosimi con Moog Messenger sul palco dei workshop di Roma Modulare 2026

 

Moog Messenger con Enrico Cosimi

Il workshop sul Moog Messenger ha mostrato subito il ritmo delle dimostrazioni di Enrico Cosimi. Le informazioni si susseguivano rapidamente, insieme a esempi e deviazioni su funzioni specifiche. Seguendolo si aveva accesso a molti aspetti dello strumento, anche a quelli che una prova veloce allo stand avrebbe facilmente lasciato in secondo piano.

La generazione sonora offriva un primo terreno di esplorazione. Cosimi ha lavorato sul comportamento degli oscillatori e sul wavefolding, facendo ascoltare le variazioni introdotte dai controlli attraverso bassi e suoni mantenuti. Concentrarsi su un materiale semplice permetteva di riconoscere l’effetto di una modifica prima di passare alla successiva.

 

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Workshop di Enrico Cosimi con Moog Messenger a Roma Modulare 2026

 

Il rapporto fra percorso analogico e controllo digitale diventava evidente affrontando memorie, assegnazioni e impostazioni. Il pannello del Messenger permette un accesso diretto a molte funzioni, ma alcune possibilità richiedono di conoscere combinazioni di controlli e parametri meno immediatamente visibili. Cosimi ha dedicato attenzione proprio a questa parte, mostrando assegnazioni degli LFO, configurazione del pitch bend e accesso alle impostazioni.

È stato uno dei passaggi più utili della dimostrazione. Guardando soltanto il pannello si può costruire un’idea incompleta dello strumento; vedere come raggiungere le funzioni avanzate aiuta a capire quale lavoro richieda una programmazione più approfondita. L’immediatezza delle operazioni principali convive con una seconda parte da imparare e ricordare.

Anche il sequencer ha ricevuto spazio. Oltre alle note, è possibile registrare variazioni di parametri, per esempio del filtro, lungo la sequenza. Cosimi ha affrontato inoltre le possibilità probabilistiche, attraverso le quali introdurre eventi alternativi nel materiale programmato. Il centro dell’attenzione rimaneva il funzionamento di queste opzioni e il modo di raggiungerle.

Gli esempi mi sono sembrati più efficaci nel chiarire le singole caratteristiche che nel costruire sviluppi musicali compiuti. Avrei ascoltato volentieri qualche passaggio più disteso, nel quale le funzioni appena spiegate convergessero in una parte riconoscibile. La velocità con cui si passava da un argomento all’altro offriva molte informazioni, ma lasciava meno tempo per seguire il percorso dall’impostazione al risultato.

 

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Sempre Enrico Cosimi sul palco Workshop di Roma Modulare 2026, con KORG Phase8

 

KORG Phase8 con Enrico Cosimi

Con il Phase8 cambiava la natura stessa della sorgente sonora. Al centro del progetto ci sono otto risonatori elettromeccanici in acciaio: il suono nasce dalla vibrazione di corpi fisici, che possono essere manipolati mentre l’elettronica ne controlla diversi aspetti. La presenza visibile dei risonatori rende il rapporto fra gesto e risultato particolarmente diretto.

Cosimi ne ha illustrato il funzionamento, passando dalle possibilità dinamiche alle modulazioni e all’interazione con dispositivi esterni. Durante la dimostrazione il Phase8 è stato utilizzato anche con un Kaoss Pad. Il sequencer e i collegamenti con altri strumenti estendevano l’esplorazione oltre la sola risposta delle lamine.

Il passaggio più caratteristico riguardava però il contatto fisico. Toccare o smorzare un risonatore, oppure appoggiarvi un oggetto, modifica il modo in cui vibra. Il materiale scelto e il tipo di contatto hanno conseguenze sul suono e possono anche ostacolare l’eccitazione. In questo caso la superficie dello strumento è già parte del lavoro timbrico: ciò che avviene sopra le lamine entra nel risultato insieme ai parametri elettronici.

La spiegazione delle modalità Step e Skip del sequencer portava l’attenzione sulla struttura dei cicli ritmici. La possibilità di escludere passi e ottenere lunghezze differenti invita a lavorare sugli intrecci fra le voci. Anche l’accordatura e la disposizione dei risonatori contribuivano a mostrare quanto la configurazione fisica e quella elettronica fossero legate.

 

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KORG Phase8 e Kaoss Pad sullo schermo durante il Workshop a Roma Modulare 2026

 

Rispetto alle possibilità illustrate, il risultato musicale mi ha convinto meno. Diverse sequenze sono rimaste piuttosto elementari, e in alcuni momenti i livelli elevati rendevano difficile apprezzare le sfumature delle manipolazioni. Proprio uno strumento nel quale piccoli interventi fisici possono cambiare la risposta avrebbe beneficiato di condizioni di ascolto più controllate e di esempi lasciati evolvere con maggiore continuità.

La curiosità, però, rimaneva. Vedere come un oggetto interferisce con la vibrazione apre domande che una scheda tecnica non esaurisce. Avrei voluto ascoltare più a lungo il modo in cui quel gesto poteva entrare in una trama musicale, fino a diventare una decisione ritmica o timbrica riconoscibile. La dimostrazione aveva reso comprensibile il principio dello strumento e lasciava desiderio di approfondirne le applicazioni.

 

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Giancarlo Lanza sul palco del Workshop a Roma Modulare 2026

 

Ableton Live con Giancarlo Lanza

Il sabato mattina, Giancarlo Lanza ha spostato l’attenzione dai singoli sintetizzatori ai collegamenti fra dispositivi e al trattamento del materiale registrato. Il workshop dedicato a Live 12.4 affrontava Link Audio, sampling e possibilità di estensione del software. Per chi alterna hardware e computer, il tema aveva un legame diretto con il lavoro quotidiano.

Lanza è partito da Ableton Link, spiegando la condivisione del tempo fra dispositivi compatibili senza una tradizionale gerarchia master/slave. L’uso di uno smartphone rendeva il principio facilmente riconoscibile. Link Audio aggiungeva la possibilità di trasmettere audio fra applicazioni e dispositivi compatibili in rete, ampliando il collegamento oltre la sincronizzazione.

Un’indicazione pratica riguardava la rete stessa. Il Wi-Fi permette di predisporre rapidamente una connessione, ma Lanza suggeriva di considerare una rete cablata e un piccolo router dedicato quando l’affidabilità diventa importante. Mi è sembrato un buon esempio del valore di una spiegazione applicata: accanto alla funzione, venivano considerate le condizioni necessarie per utilizzarla in una situazione reale.

La presentazione è passata quindi alla registrazione e alla manipolazione dell’audio, con un approfondimento sulla separazione degli stem. Il collegamento con il pubblico di Roma Modulare era immediato: una registrazione stereo proveniente da un sistema hardware può essere rielaborata cercando di isolarne alcune componenti. È una possibilità utile da esplorare, pur senza aspettarsi la stessa separazione di una registrazione effettuata originariamente su tracce indipendenti.

 

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Giancarlo Lanza in primo piano, durante il Workshop a Roma Modulare 2026 dedicato a Ableton Live 12.4

 

La parte sulle Extensions ha aperto un altro ambito. Presentate nel loro contesto sperimentale in beta, permettono di sviluppare strumenti che interagiscono con il progetto, per esempio analizzando o trasformando materiale MIDI e organizzando elementi del Live Set. Il software development kit, o SDK, mette a disposizione gli strumenti per realizzarle. Lanza ha chiarito che questo approccio ha finalità diverse da quelle di Max for Live, in particolare rispetto alla generazione e al trattamento audio in tempo reale.

Gli esempi hanno portato il discorso anche all’intelligenza artificiale e alla possibilità di utilizzarla per intervenire su un progetto esistente. La prospettiva riguardava attività come l’organizzazione delle parti, le trasformazioni e il supporto al lavoro sull’arrangiamento. Nel workshop erano possibilità da esplorare attraverso strumenti e integrazioni specifiche, da distinguere dalle normali funzioni già disponibili nel software.

Ho apprezzato soprattutto la chiarezza del percorso. Anche quando un esempio rimaneva breve, era riconoscibile il problema al quale si riferiva: collegare sorgenti, acquisire materiale, elaborarlo o organizzarlo. Il risultato più utile della presentazione era capire in quali momenti del proprio lavoro quelle tecnologie potessero entrare.

 

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PolyBrute 12 esposto a Roma Modulare 2026, accanto ai loghi di SM Strumenti Musicali e Audiofader

 

Arturia PolyBrute 12 con Luca Minelli

Con Luca Minelli il centro del workshop tornava al gesto dell’esecutore. La tastiera FullTouch del PolyBrute 12 permette di rilevare il movimento dei singoli tasti lungo la corsa, offrendo modalità di controllo che estendono il tradizionale Aftertouch. La relazione fra dito e timbro diventava quindi il punto dal quale leggere le altre possibilità dello strumento.

Minelli ha mostrato le differenze fra le modalità e il loro effetto sulla modulazione, lavorando in particolare sull’apertura del filtro. Il movimento del tasto può intervenire durante la discesa e assumere ruoli differenti secondo l’impostazione scelta. Per chi suona una tastiera, questo significa poter includere nella costruzione del suono una parte del gesto che normalmente non viene utilizzata nello stesso modo.

La matrice permette di collegare quelle sorgenti ai parametri desiderati e di dosarne l’influenza. Anche il ribbon controller aggiunge un movimento espressivo, attraverso lo scorrimento del dito sulla superficie sensibile. L’interesse della dimostrazione stava nel vedere come questi controlli potessero entrare nella programmazione e diventare parte di una patch.

 

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Il Workshop di Luca Minelli con Arturia PolyBrute 12 a Roma Modulare

 

Il percorso ha toccato inoltre LFO, inviluppi, effetti e sequencer, con la possibilità di accompagnare le note con variazioni di parametri. Minelli ha utilizzato anche una patch preparata per l’occasione. Il PolyBrute 12 offre molto materiale da presentare, e proprio questa abbondanza rende difficile scegliere quanto tempo dedicare a ciascun elemento.

In alcuni momenti avrei preferito meno passaggi e un esempio musicale sviluppato più a lungo. Le assegnazioni erano interessanti, ma non sempre il risultato rendeva altrettanto evidente il vantaggio espressivo della funzione. Il controllo lungo la corsa del tasto, per esempio, invita a un ascolto attento delle articolazioni e delle differenze fra le note: per apprezzarle serve tempo, oltre alla spiegazione del principio.

La conversazione avuta con Luca dopo il workshop ha aggiunto un punto di vista utile. Mi ha raccontato che la presentazione seguiva una scaletta concordata con Arturia, con caratteristiche specifiche da illustrare nel tempo disponibile. Questo dettaglio spiegava parte della densità dell’intervento e ricordava che una dimostrazione di prodotto deve rispondere anche a esigenze di presentazione del marchio.

 

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Workshop di Luca Minelli a Roma Modulare 2026

 

Rimaneva una domanda interessante per chi prepara questi appuntamenti: i vantaggi nel mostrare una funzione in più, oppure lasciare che il pubblico ascolti meglio il risultato di quella appena spiegata? Con uno strumento come il PolyBrute 12, la scelta incide direttamente sulla comprensione della sua particolarità, perché il controllo espressivo si riconosce pienamente quando diventa un gesto musicale.

Sequential Fourm con Chris Calcutt

Chris Calcutt, Product Specialist del Focusrite Group, ha proposto sul Sequential Fourm un collegamento generalmente efficace fra spiegazione e ascolto. Lo strumento offre quattro voci analogiche, due oscillatori per voce e un filtro low-pass risonante; la tastiera con aftertouch polifonico aggiunge possibilità di articolazione delle singole note. È una struttura abbastanza leggibile da permettere al pubblico di seguire gli interventi sul pannello.

Uno dei momenti che ho apprezzato riguardava una figura all’arpeggiatore. Calcutt l’ha arricchita progressivamente intervenendo sugli oscillatori, mantenendo riconoscibile il materiale di partenza. La trasformazione si poteva ascoltare mentre avveniva, e questo aiutava a collegare il controllo utilizzato al cambiamento del suono.

 

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Chris Calcutt sul palco dei Workshop a Roma Modulare 2026 con Sequential Fourm

 

Anche il lavoro sul filtro e sulle sonorità più dense permetteva di seguire il carattere dello strumento. Alcune impostazioni erano piuttosto spinte, ma la dimostrazione riusciva in diversi passaggi a conservare un riferimento musicale. Il sequencer offriva un altro modo di osservare il cambiamento del timbro sopra un materiale in ripetizione.

Non ogni momento mi è sembrato ugualmente riuscito. Alcuni suoni e interventi sul sequencer erano meno convincenti, ma il rapporto complessivo fra spiegazione e esempio rimaneva leggibile. Calcutt riusciva spesso a far sentire perché una modifica potesse interessare a chi suona, oltre a mostrarne il funzionamento.

 

Chris Calcutt con Sequential Fourm sul palco Workshop a Roma Modulare 2026

 

Che cosa rimane dopo una dimostrazione

Questi workshop avevano obiettivi diversi e vanno letti tenendone conto. Cosimi ha portato alla luce molte funzioni e comportamenti degli strumenti; Lanza ha costruito un percorso sulle connessioni e sul lavoro nel software; Minelli ha affrontato il controllo espressivo; Calcutt ha collegato diverse spiegazioni a esempi musicali immediatamente percepibili.

La mia attenzione si è spostata, di volta in volta, fra capire un’operazione e immaginare come utilizzarla. Una spiegazione tecnica può essere preziosa anche quando il materiale sonoro è elementare. Allo stesso tempo, dopo aver compreso una funzione, nasce il desiderio di ascoltare che cosa possa diventare dentro una frase, una sequenza o una trama più articolata. Il tempo disponibile obbliga a scegliere quanto spazio dare a ciascuna fase.

Il confronto con i relatori aggiungeva poi informazioni che proseguivano oltre il programma. Lo scambio con Minelli sulla preparazione della demo ne è stato un esempio. Negli incontri agli stand abbiamo visto il valore delle domande individuali; nei workshop lo stesso confronto poteva nascere da un percorso condiviso con il pubblico, dal quale ciascuno ricavava qualcosa da riprendere sui propri strumenti.

Rimane infine il passaggio dalla dimostrazione alla scelta artistica. Sul palco, durante i live di Roma Modulare, le funzioni entravano in un’esecuzione senza dover essere spiegate una per una. È una prospettiva che ritroveremo nell’intervista a N:CK, mentre con Alberto Rossetto torneremo sul progetto della manifestazione. Dopo aver osservato gli strumenti e i modi di presentarli, il racconto potrà lasciare più spazio a chi costruisce quei contesti e a chi li abita con la propria musica.

 

LEGGI ANCHE LE ALTRE PUNTATE DEL REPORTAGE DEDICATO A ROMA MODULARE 2026

 

Roma Modulare 2026: il nostro reportage! #1

Roma Modulare 2026: il nostro reportage! #2

 

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