Roma Modulare 2026: oltre la sintesi, la dimensione umana

 

Per la rubrica "I luoghi del suono", Alfredo Migliavacca ha passato un intero weekend lo scorso settembre a Roma Modulare 2026. Le sue impressioni della rassegna le ha racchiuse in un reportage che pubblichiamo in ben tre puntate.

Al suo interno troverete non solo i vari strumenti esposti in fiera, ma anche interviste e resoconti delle varie demo dell'evento. La "carne al fuoco è tanta", partiamo con la prima puntata: la parola ad Alfredo! Buona lettura.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

 

Roma Modulare 2026 all’Opificio Italiacamp di Roma

Due giorni per provare sintetizzatori, seguire workshop e ascoltare musica dal vivo. Nel mio percorso a Roma Modulare 2026, le scoperte più interessanti sono arrivate fermandomi davanti agli strumenti abbastanza a lungo da cominciare a fare domande. Questo reportage apre il racconto della manifestazione, che proseguirà con gli incontri agli stand, i workshop e le interviste ad Alberto Rossetto e N:CK.

Davanti al 3rd Wave di Groove Synthesis ho indossato le cuffie e sono partito da una patch inizializzata. Volevo ascoltare le wavetable, provare i filtri, capire quanto fosse naturale muoversi sul pannello. Dopo la prova è arrivato l’incontro con Davide Puxeddu, e da lì una conversazione che ha cominciato a seguire le stesse deviazioni di una sessione di programmazione: una funzione richiamava un altro sintetizzatore, un suono suggeriva un’esperienza, una domanda ne apriva un’altra.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Lo stand 3rd Wave

 

È uno degli episodi che meglio raccontano le mie due giornate a Roma Modulare 2026. Si arriva con una curiosità precisa, magari con il nome di uno strumento da provare, e ci si ritrova a parlare di come viene progettato, di come lo si usa o di qualcosa che non si era previsto di approfondire. Il tempo necessario per visitare una fiera dipende anche da questi incontri, difficili da mettere in scaletta.

La sintesi modulare rimaneva un riferimento evidente, ma il percorso comprendeva anche sintetizzatori a tastiera e desktop, effetti, software e apparecchiature per la produzione. Una varietà che permetteva di seguire interessi differenti senza perdere il contatto con il tema comune: costruire e utilizzare il suono.

Una nuova sede per una manifestazione cresciuta

Roma Modulare nasce nel 2016, con pochi espositori, e nel tempo ha ampliato le proprie dimensioni fino alla formula su due giornate introdotta nel 2024. Per questa edizione il cambiamento più immediatamente riconoscibile era la sede: l’Opificio Italiacamp, in via Luigi Pierantoni, nell’area Marconi, ha accolto attività che richiedono condizioni di ascolto e tempi di attenzione differenti.

In un evento dedicato ai sintetizzatori, organizzare gli spazi significa anche organizzare la convivenza dei suoni. Una prova allo stand, una spiegazione tecnica e un live hanno esigenze diverse; quando si sovrappongono, seguire un discorso o valutare un timbro diventa più difficile. La maggiore separazione degli ambienti espositivi e dei workshop, con le performance nell’area esterna, rispondeva proprio a questa necessità.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

L'ingresso dell'Opificio Italiacamp

 

Alberto Rossetto, organizzatore della manifestazione, mi ha spiegato che il lavoro di quest’anno si era concentrato sul miglioramento dell’esperienza dei visitatori. È una scelta che aiuta a leggere la nuova sede: la crescita di una manifestazione passa anche dalla possibilità di fermarsi, ascoltare e parlare senza dover continuamente contendere l’attenzione a ciò che succede accanto.

Con Alberto abbiamo ripercorso una storia più ampia, fatta di decisioni organizzative e rapporti costruiti nel tempo. La ritroveremo nell’intervista dedicata. Qui interessa soprattutto il suo risultato visibile: un appuntamento nel quale produttori, musicisti e pubblico possono incontrarsi intorno agli strumenti, con la libertà di alternare una visita veloce a un confronto più approfondito.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

L'area EXPO a Roma Modulare 2026

 

Il modulare e tutto quello che gli sta intorno

Il nome della manifestazione trova una corrispondenza immediata nei sistemi Eurorack. Tra i marchi rappresentati figuravano Doepfer, Make Noise, Verbos Electronics, Intellijel, Erica Synths, Instruō e Xaoc Devices, insieme a numerose altre realtà. Una parte del piacere della visita stava proprio nel vedere affiancati modi differenti di affrontare oscillatori, modulazioni, sequenze e trattamento del segnale.

La presenza italiana era riconoscibile in aziende come Frap Tools, Clank, Enjoy Electronics, Suonobuono e AC Noises. Più che leggerla come un elenco di marchi, mi interessava osservare la varietà delle proposte: dai moduli ai sistemi completi, fino agli effetti, con scelte progettuali che si potevano discutere direttamente allo stand.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

 

Attorno a questo nucleo si apriva un panorama più ampio. Moog, Sequential, KORG e Arturia erano tra i riferimenti per chi cercava sintetizzatori a tastiera; Groove Synthesis e Supercritical offrivano altre occasioni di prova e confronto. Expressive E e Melbourne Instruments richiamavano l’attenzione sul controllo degli strumenti, mentre il software trovava spazio attraverso realtà come Bitwig e u-he e negli appuntamenti dedicati ad Ableton Live.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Moog: semimodulari in rack a Roma Modulare 2026

 

Anche effetti, outboard e sistemi di ascolto avevano una presenza significativa. Chase Bliss, Poly Effects e AC Noises si affiancavano a marchi legati alla produzione audio come Solid State Logic, Heritage Audio, Bettermaker e Gainlab Audio. Il percorso poteva così seguire il segnale dalla generazione fino all’elaborazione e all’ascolto, attraversando apparecchiature molto diverse.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Clank: sistema modulare

 

Questa convivenza mi è sembrata uno degli aspetti più utili dell’esposizione. Chi lavora con un modulare può essere interessato a un processore esterno; chi usa prevalentemente una tastiera può trovare in un controller una diversa possibilità espressiva. La visita permetteva di fare questi collegamenti sul posto, passando da una prova alla successiva.

Naturalmente, la presenza di molti strumenti non equivale alla possibilità di conoscerli tutti. Ho preferito dedicare tempo ad alcune prove e conversazioni, lasciando che il mio percorso avesse anche una componente personale. Il racconto che ne deriva segue quelle soste, dentro una manifestazione più vasta di ciò che un singolo visitatore riesce ad approfondire in due giorni.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Melbourne Instruments Nina

 

Le soste che diventano incontri

Allo stand Frap Tools, il Magnolia offriva un esempio concreto del passaggio dal mondo dei moduli a uno strumento polifonico a tastiera. Con Simone Fabbri ho parlato di come questa trasformazione avesse coinvolto l’intero progetto. Quando mi ha mostrato l’interno del sintetizzatore, le otto schede voce hanno dato una forma immediatamente comprensibile alla complessità del lavoro.

È un dettaglio che mi è rimasto più di molte specifiche. Davanti a quelle schede si capiva che cosa comportasse rendere polifonico un certo approccio alla sintesi analogica e controllarlo attraverso una tastiera. Nello stesso contesto ho scambiato qualche parola con Gianni Proietti, Gattobus, che mi ha raccontato con entusiasmo alcuni degli aspetti dello strumento che lo avevano colpito.

 

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Gianni Proietti (a sinistra) con Alberto Fabbri ( a destra) di Frap Tools a Roma Modulare 2026

 

Con Timo Alho di Supercritical la conversazione ha preso un’altra direzione. Dopo aver provato il Redshift 6 collegato a un Expressive E Osmose, gli ho chiesto anche che cosa considerasse ancora migliorabile. Timo mi ha indicato sul display una funzione che avrebbe preferito trovare in un’altra posizione. Era un’osservazione piccola e precisa, capace però di spostare il discorso dalle possibilità dello strumento al modo in cui vengono rese accessibili.

Al 3rd Wave, invece, la prova autonoma ha preceduto il confronto con Davide Puxeddu. Partire da una patch vuota mi aveva permesso di arrivare alla conversazione con domande nate dall’ascolto e dall’uso del pannello. Il riferimento alle wavetable PPG è diventato presto un punto di partenza per ragionare su materiale personale, modulazioni e utilizzo dal vivo. Il tempo dedicato allo strumento si è allungato quasi senza accorgermene.

Con Liz Groshens, EU Director di Chase Bliss, l’attenzione si è spostata su ciò che può succedere a un suono dopo che è stato generato. Campionarlo, congelarlo, frammentarlo o modificarne la dinamica significa intervenire sulla sua funzione musicale. I pedali presentati da Liz mostravano possibilità che si prestavano bene anche a sintetizzatori e sistemi modulari, e invitavano a immaginare collegamenti fra processori diversi.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Prodotti Heritage Audio

 

Davanti a una configurazione Doepfer, infine, ho incontrato Tom Körting di SchneidersLaden. La nostra chiacchierata, in tedesco, è partita da una domanda che riguarda molti musicisti attratti dall’Eurorack: come scegliere un sistema lasciando spazio a esigenze che ancora non si conoscono? La risposta riportava alla pratica, al tempo passato con i moduli e alla possibilità di lasciare che il sistema cresca insieme all’esperienza.

Questi incontri meritano un racconto più disteso. Nell’articolo dedicato agli stand entreremo nelle scelte che distinguono gli strumenti, nelle prove e nelle conversazioni che le hanno accompagnate: che cosa significa portare un complex oscillator dentro un polifonico, quanto conta l’interfaccia di un progetto profondo e come un effetto può contribuire alla costruzione di una parte musicale. Sono domande nate durante la visita, con gli strumenti davanti.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

il Workshop di Enrico Cosimi con Moog Messenger a Roma Modulare 2026

 

Fermarsi ai workshop

I workshop imponevano un cambio di ritmo. In mezzo alle possibilità offerte dagli stand, scegliere una dimostrazione significava dedicare un tempo continuativo a uno strumento o a un argomento. Il programma comprendeva diciannove appuntamenti nelle due giornate, fra sintesi, produzione, software e trattamento del suono. Per seguirli tutti avrei dovuto rinunciare a buona parte dell’esposizione.

Il mio percorso ha toccato Moog Messenger e KORG Phase8 con Enrico Cosimi, Ableton Live con Giancarlo Lanza, Arturia PolyBrute 12 con Luca Minelli e Sequential Fourm con Chris Calcutt. Erano presentazioni diverse già nelle premesse: potevano richiedere di seguire una funzione nascosta nel pannello, osservare un oggetto che vibra o comprendere il collegamento fra dispositivi in rete.

Con il Messenger, Cosimi ha mostrato quanto possa esserci da esplorare dietro un’interfaccia apparentemente immediata. Le spiegazioni procedevano a ritmo sostenuto e portavano l’attenzione sulle possibilità meno evidenti dello strumento. Il Phase8 cambiava completamente la natura della prova: i risonatori fisici, toccati o messi a contatto con altri oggetti, rendevano il gesto parte della generazione sonora. Era uno di quei casi nei quali vedere lo strumento in azione aggiunge molto alla sua descrizione.

Lanza, lavorando con Ableton Live, ha spostato l’attenzione sull’organizzazione del lavoro. Il collegamento di uno smartphone, le possibilità di trasmissione audio e le elaborazioni successive alla registrazione offrivano esempi vicini alle esigenze di chi combina hardware e computer. Con Minelli, invece, il punto di partenza era il rapporto fra movimento delle dita e timbro attraverso la tastiera FullTouch del PolyBrute 12.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Giancarlo Lanza durante il suo workshop dedicato a Ableton Live

 

Calcutt ha proposto sul Fourm un buon collegamento fra spiegazione ed esempio sonoro: intervenire su una figura in ripetizione permetteva di ascoltare il risultato delle modifiche mantenendo un riferimento riconoscibile. Da un workshop all’altro emergeva così una questione interessante: mostrare come funziona un sintetizzatore e farne percepire le possibilità musicali richiedono attenzioni differenti.

Non tutte le dimostrazioni hanno trovato lo stesso equilibrio. In alcuni momenti la densità delle informazioni è stata più convincente degli esempi musicali, e anche le condizioni di ascolto hanno avuto un peso. Sono osservazioni che vale la pena sviluppare senza ridurre i workshop a una classifica dei relatori. Il pezzo dedicato tornerà proprio su ciò che ciascuna presentazione permetteva di capire e su quello che lasciava ancora da esplorare.

La conversazione avuta con Luca Minelli dopo il suo intervento ha aggiunto un altro elemento: preparare una demo comporta anche confrontarsi con una scaletta e con caratteristiche che il marchio desidera mettere in evidenza. Quel breve scambio rendeva più leggibile il lavoro dietro la presentazione. Il workshop continuava, in un certo senso, anche una volta lasciata la sala.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

Luca Minelli durante il workshop dedicato all'Arturia PolyBrute 12 a Roma Modulare 2026

 

La musica sul palco

Le performance completavano la giornata offrendo un diverso rapporto con gli strumenti. Dopo averli provati e discussi, era possibile ascoltare come entrassero in un’esecuzione: quali suoni venissero scelti, quanto spazio ricevessero e come fossero organizzati nel tempo. L’attenzione passava dalle possibilità disponibili alle decisioni del musicista.

La programmazione dal vivo, con la direzione artistica affidata a Luigi Di Filippo di LRS Factory, accompagnava entrambe le giornate e proseguiva fino alla sera. Nel contesto di Roma Modulare, questa presenza dava alla visita un seguito musicale. Una tecnica incontrata durante una dimostrazione poteva tornare alla mente ascoltando un set, ma sul palco contava soprattutto ciò che l’artista decideva di farne.

 

 

Il venerdì ho ascoltato anche N:CK, protagonista dell’ultimo live set della serata. Successivamente ci siamo incontrati per una conversazione sul suo lavoro e sul rapporto fra produzione elettronica e performance. È un altro percorso che il racconto di Roma Modulare ci permetterà di seguire: dalle macchine e dalle loro possibilità alle scelte di chi le utilizza per costruire la propria musica.

Nell’intervista a N:CK torneremo su questo passaggio, sul suo percorso e sul rapporto fra lavoro in studio e dimensione dal vivo. Qui rimane l’incontro, nato all’interno di una manifestazione nella quale il palco, gli stand e gli spazi di approfondimento offrivano modi differenti di avvicinarsi alla stessa materia.

Le domande da portare a casa

Alla fine della visita a Roma Modulare 2026 mi sono rimaste alcune prove da riprendere e diverse conversazioni da continuare. La possibilità di lavorare con uno strumento senza fretta, il confronto su una scelta progettuale o una spiegazione ascoltata durante un workshop possono cambiare il modo in cui si torna alle proprie macchine. Per me il valore delle due giornate è stato soprattutto qui, in questi passaggi concreti fra curiosità, ascolto e confronto.

L’esposizione ha dato ampiezza al percorso; le soste gli hanno dato una direzione. Magnolia, Redshift 6, 3rd Wave e Chase Bliss sono diventati occasioni per discutere modi diversi di costruire il suono. I workshop hanno mostrato come cambia la comprensione di uno strumento quando qualcuno ne guida l’esplorazione. I live hanno riportato quelle possibilità dentro una scelta artistica.

 

roma modulare 2026, alfredo migliavacca, sm strumenti musicali, luoghi del suono, news, reportage, sintetizzatori, synth, musica elettronica, roma modulare

 

È da questi incontri che proseguiremo il racconto, tornando prima agli stand e ai workshop, poi lasciando più spazio alle voci di Alberto Rossetto e N:CK nelle interviste di prossima pubblicazione su SM Strumenti Musicali.

Sulla dimensione umana della manifestazione io e Alberto ci siamo trovati particolarmente in sintonia. Verso la fine del nostro incontro, mentre lo ringraziavo per il tempo che mi aveva dedicato, c’è stato un breve scambio che mi sembra un buon modo per concludere il racconto di queste due giornate.

Alfredo: «Io ti ringrazio veramente perché, non so, hai visto, mi piace molto parlare della parte umana delle cose.»

Alberto: «E a me piace parlare della parte umana perché è l’unica parte che conta, secondo me.»

 

Info 
ROMA MODULARE

 

TI POTREBBE INTERESSARE

Roma Modulare 2026: manca poco!

Roma Modulare 2026: le performance Live

Leave a reply