Parte del DNA del leggendario Microwave degli anni ’90, quattro layer, nuove funzioni per il sound design e un prezzo incredibile: Protein è pronto a sfidare il mercato più dinamico di sempre, quello sotto i 400 euro.
La storia narra che, durante lo sviluppo del plug-in Microwave 1, i programmatori di Waldorf abbiano dovuto ricostruire il comportamento dell’ASIC originale e del convertitore D/A a 250 kHz, per emulare al meglio il comportamento dell’hardware. In quel momento è balenata l’idea di portare parte del progetto anche su un nuovo sintetizzatore hardware sotto i 400 €. Da ormai anni, infatti, il settore dei synth è ricchissimo di proposte, ma la fascia più appetibile rimane quella sotto i 400 €: è qui che ci sono i grandi numeri, come sanno bene Behringer e Arturia. Protein è una svolta per Waldorf, perché va a inserirsi proprio in questa fascia. Le funzioni sulla carta sono ben più potenti della concorrenza: hardware costruito con ottimi componenti, una catena di sintesi moderna con alcuni accorgimenti unici, e una tradizione timbrica che non può essere sottovalutata. Che abbia inizio la sfida!
Il progetto Protein
Della serie Microwave è rimasta la catena di sintesi e l’emulazione della riproduzione delle wavetable per avere un carattere più vintage, compreso l'effetto del sample rate di 250 kHz e quantizzazione a 8 bit con relativo aliasing, marchio di fabbrica del primo Micowave. Protein è un synth digitale a otto voci, ognuna delle quali può contare su due oscillatori digitali a wavetable, la cui lettura può essere modulata, processati da un filtro multimodo, con inviluppi ADSR per Wave, Amp e Filter, matrice di modulazione programmabile a otto slot, due LFO indipendenti, aftertouch polifonico con modalità MPE e due blocchi di effetti in serie tra loro. Waldorf ha progettato Protein tenendo conto di cosa offre la concorrenza: ha inserito la funzione Flavour per generare micro fluttuazioni per avere un suono meno statico, assieme a funzioni di Dirt/Noise e Drive che sono in grado di cambiare le sorti del timbro digitale. Protein include 61 wavetable e le tre forme d’onda classiche triangolare, quadra e dente di sega. Da Iridium, Protein ha ripreso l’arpeggiatore, il sequencer a 32 setp e gli effetti. Protein offre fino a 360 memorie per i preset e si alimenta dalla porta USB, esclusivamente per la trasmissione MIDI, o da un battery pack. Non è previsto un alloggiamento per batteria. Le connessioni prevedono due uscite su jack a 1/4 di pollice (finalmente!) TS o TRS e un’uscita cuffia su mini jack, connessione USB C, e le due porte per MIDI In e MIDI Out. L’interruttore di accensione è posteriore. Nel prezzo sono compresi gli accessori: due adattatori indipendenti per I/O MIDI, un cavo USB-C/USB-C, un cavo USB-A/USB-C e un filtro USB nel caso in cui all’uscita audio siano presenti interferenze portate dal collegamento USB dal computer (non è successo nel nostro caso): una dotazione standard perfetta.
Pannello di controllo
Il pannello anteriore è dotato di encoder, alcuni dei quali funzionano anche come pulsanti per confermare l’azione: al momento funzionano in questo modo gli encoder Semitone e Table, mentre Modulation Source e Target non hanno alcuna funzione associata al pulsante, come anche Effects Type. Ci aspettiamo che lo abbiano in futuro.
Su pannello sono presenti i quattro pulsanti Layer, ognuno dei quali ha assegnazioni indipendenti per FX 1 e/o 2 o direttamente all’Output, Volume e modalità Poly, Mono o Legato. Ogni Layer può essere inizializzato, copiato, o aggangiato a un preset, attraverso il menu Actions. Il singolo Layer, se ha un preset caricato, può essere disattivato e il led risulterà meno illuminato. Premendo Multi, è possibile definire come risponderanno alle note i quattro Layer tra Random Robin, MIDI Split dividendo i layer su differenti canali MIDI, Round Robin o Layered, ricordando che le otto voci di polifonia si spartiscono tra i layer in base alla scelta.
Preset permette di richiamare una memoria e ha un menu che comprende un filtro per la ricerca, secondo le categorie, funzioni di copia e incolla, di cancellazione di uno o più preset, di invio di SyEx dump e ricezione per uno o più preset. Il salvataggio di un preset è questione di due pulsanti da premere: Shift+Save e si apre la finestra per selezionare la memoria e cambiare il nome.
Catena di sintesi
Tutto quanto si programma su Protein può essere raggiunto usando gli encoder, che richiamano la pagina relativa ai parametri, o passando per Edit, che mostra sul display le tre aree Wave, Filter e Amp, sotto le quali troviamo i tre Env e, infine, Pitch, Mod e FX. C’è anche una combinazione di pulsanti (Shit+Edit/Init) per inizializzare il preset ma senza sovrascriverlo.
I due oscillatori, a cui si associano altrettante wavetable, sono immediatamente richiamati da Table, che visualizza su display la forma d’onda delle wavetable: con Wave si imposta il punto di start della wavetable, sempre mostrata in tempo reale su display. Il punto di start è importante perché determinerà il timbro quando si andrà a modulare la wavetable con il suo inviluppo, i due LFO o la matrice di modulazione, considerando che si possono applicare modulazioni bipolari, come gli LFO, per generare valori positivi e negativi che influenzeranno la direzione della lettura della wavetable. Ogni oscillatore ha il suo livello, l’intensità di modulazione della velocity e il valore di Envelope Amunt, ma entrambi possono essere linkati per condividere le stesse impostazioni e limitati nella lettura così da escludere le ultime tre forme d’onda classiche, che suonerebbero alquanto fuori luogo alla fine di una wavetable.
Ogni oscillatore può essere trasposto in semitoni, ha un valore di volume e detune indipendente. Premendo Pitch, si programma il range di Pitch Bend identico per ogni oscillatore, se non è attivata la modalità MPE, o il distacco dalla tastiera musicale per mantenere una intonazione fissa. Protein consente anche di scegliere la scala musicale, attivare la modalità Chord scegliendo il tipo di accordo e programmare il Glide fino a 12 semitoni. E’ possibile determinare anche la scala musicale (maggiore, minore o Lidia) o un accordo (maggiore, minore o sospeso).
Il filtro digitale ricostruisce un CEM con filtri LPF a 12 dB/Oct e a 24 dB/Oct, HPF a 12 o 24 dB/Oct e una quinta modalità Drive. E’ possibile usare una sola modalità alla volta, non ci sono opzioni di filtri in parallelo o in serie. I filtri hanno tutti risonanza con auto oscillazione. In caso di Drive, è il valore di cutoff a determinarne l’effetto a scelta tra cinque modelli di saturatore (PNP, Tube, PickUp, Diode, Crunch che è un waveshaper con sinusoide simile all’FM). La frequenza di cutoff è modulabile dagli LFO, dall’inviluppo dedicato, dalla velocity o dal parametro Keytrack, che può essere realizzato anche in base al numero di nota ricevuto via MIDI. Nel modulo Filter è compreso anche un noise generator (Dirt) per aggiungere rumore o click secondo sei modelli (Static, Crackle, Geiger, Click, Burst 1/2/3, Ring Mod).
I tre inviluppi sono dei classici ADSR e, solo per l’inviluppo per di ampiezza (Amp) si accede ai parametri di Pan, che può a sua volta essere modulato dall’LFO o dalla matrice di modulazione, e di Volume del suono, modulabile dalla velocity.
L’encoder Speed è dedicato all’editing dei due LFO, per ognuno dei quali sono indipendenti i parametri di frequenza, con led su display che mostra l’andamento, di suddivisione metrica da 4/1 a 1/64 con terzine e note puntate, con eventuale sync al clock MIDI. L’LFO ha a disposizione forme d’onda Sine, Trinagle, Pulse, Saw, Saw Up, Random e S&H. E’ possibile assegnare l’LFO a Global, cioè a tutte le voci in modo che sia sempre sincronizzato, oppure a Voice dove ogni Voice avrà il proprio LFO indipendente e non sincronizzato.
Il pannello di controllo ha una sezione dedicata alla matrice di modulazione, basata sull’impostazione standard di Source, Target e Amount, con valori positivi o negativi. Qui la lista delle sorgenti e delle destinazioni.
Protein consente di usare più sorgenti in parallelo per controllare un target, così da creare modulazioni più complesse, ed è possibile assengnare una singola sorgente a più target, che non sono in numero elevato e, soprattutto, non comprendono le sorgenti stesse.
La sezione effetti si programma facilmente: da pannello si sceglie il tipo di effetto e la quantità applicata, lasciando a Shift+Type la selezione del parametro. I due slot disponibili non possono usare lo stesso effetto. Protein mette a disposizione Choruis, Flanger, Phaser, Tremolo, Drive (lo stesso che abbiamo trovato nel filtro), Compressor (con funzioni anche di Look Ahead e Autogain), EQ a quattro bande (con Low che può essere usato come Shelf o LPF, due medi parametrici, e High di nuovo come Shelf o HPF), Delay e Reverb. I parametri dei singoli effetti sono esattamente quelli che si ci aspetta da una unità di multieffetto e non lesinano affatto sul numero.
Infine, a influire sul suono c’è Flavour, con un encoder dedicato, che inserisce delle microvariazioni sulla posizione di lettura della wavetable e dell’intonazione del primo oscillatore rispetto al secondo, a patto però che il valore di Pitchbend del primo oscillatore sia diverso da zero.
L’arpeggiatore e lo step sequencer (fino a 64 step) si richiamano con Shift+Play e Select per programmare l’uno o l’altro. L’arpeggiatore ha parametri di BPM, Step Lenght, Play Direction (Up, Down, Up-Down, Up/Down, Down-Up, Down/Up e Random ben spiegati nel manuale), Octaves, Swing, Gate, Reset e fino a 16 Pattern interni. Nel caso dello step sequencer, è possibile registrare ogni singola nota MIDI in entrata, definire la direzione di play tra cinque modalità, impostare la scala e la tonalità, la modalità di reset, la velocity per ogni nota e l’editing grafico di ogni step, con valori di pitch rispetto alla nota e velocity.
Arriviamo alle impostazioni globali, che comprendono la modalità Omni o il canale MIDI di ricezione, il canale MIDI di invio dei dati di CC generati dai soli encoder, la trasposizione e l’intonazione generale, la luminosità del led, il funzionamento degli encoder tra Relative e Absolute, il sync del clock MIDI e il setting per MPE. Premendo Shift e Setting si accede alla tabella programmabile che assegna al CC in ingresso l’ultimo parametro usato. La programmazione è noiosa, perché va eseguita per ogni singolo parametro e prevede che sia inviato al MIDI In il Control Change da assegnare.
Waldorf Protein in prova
Prima di addentrarci nei particolari, abbiamo puntato la nostra attenzione al workflow da pannello. Mentre sono chiare le funzioni con serigrafie bianche, cioè quelle che richiamano immediatamente un parametro muovendo l’encoder, e quelle blu sempre richiamabili inserendo Shift, siamo rimasti un po’ perplessi dallo switch dell’encoder Pitch, che richiama tre parametri sul pitch dell’oscillatore, da quello di Wave che serve solo per la funzione Limit e dall’assenza di funzioni per gli switch Source e Target. E’ probabile che la piattaforma degli encoder sia tale per sviluppi futuri o, forse, già pronta per un prossimo synth digitale Waldorf diverso da Protein. Detto questo, l’azienda tedesca è riuscita a mantenere tutto sotto facile controllo la programmazione, con pochi pulsanti ed encoder: quando ci sono più parametri sul display, come per gli inviluppi, ci si posta con l’encoder Select e si cambia il valore con esso oppure con l’encoder dedicato che ha richiamato la pagina. Un ottimo esempio di interfaccia utente che tiene conto degli interventi in tempo reale necessari per una performance dal vivo.
Non abbiamo avuto bisogno di leggere il manuale (ancora oggi non aggiornato alle funzioni realmente presenti) per capire come muoverci, perché risulta chiaro che con il pulsante Shift attivato si richiamano le funzioni di colore blu. Come sui precedenti synth Waldorf, anche Protein necessita di caricare il suono, premendo Select, dopo averlo cercato. Il display, che inizialmente ci aveva spaventato per le minime dimensioni, è stato usato bene, perché è sempre facile trovare il parametro e muoversi con Select per cambiarlo. Bene per il mapping dei Control Change ma se da una parte può facilitare l’assegnazione se si ha un controller esterno, dall’altra porta via molto tempo. Ciò che è stato mappato in questo modo influisce anche sull’invio dei CC dagli encoder via MIDI. Si poteva fare di meglio e con maggiore flessibilità. Qui ci vorrebbe un editor dedicato o un plugin MIDI per la DAW. Vedremo nel futuro se la piattaforma avrà degli sviluppi, visto che l’hardware è già pronto.
Cosa manca a Protein? Secondo noi sarebbe stato utile avere un loop sull’inviluppo e la possibilità di programmare i quattro stadi degli inviluppi con gli encoder, invece che dover passare dal display e da Select. Molto di Protein si deve allo sviluppo del plugin di Microwave e sarebbe stata un’ottima scelta la possibilità di avere un editor con tutti i parametri. Caricare il preset sul singolo layer in Multi non è un’operazione intuitiva: occorre premere un pulsante Layer e tramite menu Actions su display caricare il preset desiderato, che però non sarà mostrato successivamente in Multi. Sempre per Multi, non è previsto uno o più split di tastiera o di layer secondo la velocity, ma solo la distinzione nei canali MIDI in recezione.
E veniamo al sintetizzatore puro: tagliamo subito la testa al toro chiarendo che Protein non è Waldorf M, nel senso che i due, pur usando sempre una wavetable, sono distanti come suono. Men che meno è un Microwave 1, che ha potenzialità molto differenti quando si entra in editing approfondito via software, ma manca di effetti e ha un filtro CEM analogico. Protein ha un sapore digitale, molto simile a quello di Iridium, ma manca la vividezza dei filtri analogici, sebbene non sia questa la finalità del piccolo di casa Waldorf. Diverse funzioni di Protein aprono le porte alla sperimentazione e a suoni finalmente originali: Dirt, per esempio, è una funzione che da sola può cambiare l’esito di un timbro. Il suo Ring Mod, nonostante il nome, porta il suono verso l’analogico e il sapore della PWM, i tre Burst aggiungono click rumorosi, Click inserisce appunto un click all’inizio del suono che può sottolineare i cambi di note, Crackle e Geiger introducono dei glitch e rivoluzionano il suono con una botta di noise.
Poi c’è Drive, che sposta i territori verso molti synth analogici del passato: per esempio con PickUp si ottengono suoni vicini al classico timbro Roland Jupiter, Cruch rimodella completamente il corpo con un mix tra metallico e bit crush, Diode ricorda il suono ARP, Tube è meno efficace di PickUp e PNP ci ha ricordato un Matrix 1000.
Il filtro, sebbene digitale, fa di tutto per sembrare analogico e quando si usa un livello di risonanza moderato ci riesce anche abbastanza bene, ma non ha quel sapore elettronico vivo e liquido tipico degli analogici migliori, e forse non vuole neanche averlo. La versione a 24 dB ha un suono rotondo e poco saturato, così anche il 12 dB che può passare quasi inosservato quando si apre e si chiude, quasi fosse un controllo di tono. La risonanza sarà un punto di discussione di Protein: fino a ¾ di escursione si comporta come previsto, ma oltre va subito in auto oscillazione e aumentandone il livello si comporta come un oscillatore con in incremento di livello eccessivo. Tuttavia non taglia le basse frequenze, che rimangono dove sono e, con l’opportuna programmazione, permette di ottenere dei bordoni pieni e ricchi di armoniche. Facilissimo entrare in territori tellurici per far rimbalzare i subwoofer. Ci aspettavamo qualcosa di più analogico per il filtro High Pass, che ci è sembrato un po’ sottile.
Protein è un synth da pad, da ambient ed elettronica eccellente, considerato il costo. Non annoia mai, è sempre musicale, spesso più di alcuni synth precedenti di Waldorf, e quando si parla di suoni digitali ci si trova nel regno di Iridium e Quantum.
In generale i preset sono affogati nel riverbero, che come primo impatto richiama l’attenzione, ma che poi devono essere ridotti in fase di mix: bastano due passaggi con Effect Amount e Select per mettere subito a posto il timbro. Alcuni preset approfittano molto degli effetti, che sono comunque parte integrante del sound design quando si parla di Phaser, EQ, compressore, Flanger e Delay. Abbiamo particolarmente apprezzato il riverbero, perché aggiunge medie ed alte frequenze, creando quella patina digitale e una certa profondità non così scontata, quando si confronta con altri synth di questo prezzo. E’ uno dei riverberi che abbiamo apprezzato di più da molti anni a questa parte. Come sui precedenti Microwave, anche Protein basa parte del suo timbro sull’artificialità prodotta della wavetable, con l’introduzione di quelle componenti inarmoniche che lo rendono assai anni ’80 e digitale. In più di una occasione si torna agli anni ’80 con bassi sintetici realizzati con campioni (c’è il sapore di un Emulator II ogni tanto).
Tra i preset più interessanti vi suggeriamo 016 Heavy come basso, 020 Five per linee di synth, 031 Sequoia come arpeggio in grado di reggere un commento musicale autonomamente, 041 Mas Coming molto adatto agli anni ’80, 059 Queen Bass come basso elettronico, 074 ChordChoir adatto anche a chi non conosce le note, 099 Noytron pronto per un film fantascientifico, 104 Scary Hit per il sound design. Si incontrano anche preset più rumorosi, da effetti digitali, strizzando l’occhio alla tendenza più moderna verso suoni inarmonici, pesantemente distorti, disarticolati e atonali. Waldorf, qui, si allinea con le più recenti uscite di Arturia nella stessa fascia di prezzo, ma con un suono molto diverso, più pieno, ricco e dettagliato. I pad sono del tutto digitali, come su Iridium e Quantum. Siamo lontani dalle caratteristiche di pad analogici classici, anche se non è difficile realizzarli in pochi istanti. Non si può dire del contrario: i pad di Protein non sono affatto un territorio per gli analogici, che sono incapaci di queste sonorità. Talvolta si entra nella Techno (161 Acid Linear, 165 Rave Lead) ma sempre con un carattere digitale. Non c’è alcuna traccia dei preset classici del PPG, perché Protein è tutto programmato per suonare moderno e nuovo. Non mancano richiami all’FM statica.
Protein è destinato a diventare un synth di culto, complice il prezzo molto contenuto. Non è una versione aggiornata di Blofeld, che aveva un DSP e caratteristiche sonore differenti, e nemmeno la versione hardware del plugin Microvave 1, perché Protein ha più funzioni di elaborazione, compreso il filtro multimodo e gli effetti, che creano un impatto sonoro ben evidente. Waldord Protein rielabora l’esperienza dei più recenti synth digitali Waldorf, in un formato portatile, senza discostarsi troppo dal mondo del digitale Waldorf. Per esperienza diretta, Protein assomiglia più ai colori di Iridium che a M o alla prima versione di Microwave, da cui riprende l’aliasing e le wavetable, che sono fin dal primo PPG WAVE il valore imperdibile di questi synth. I filtri digitali sono distanti dalle versioni analogiche, ma non per questo sono peggiori: sono semplicemente diversi. Anche rispetto a un Microwave II digitale, Waldorf Protein suona diversamente: è una incarnazione moderna di una tecnica di sintesi ben conosciuta, che proietta il suono nei campi della distorsione digitale, degli effetti evocativi e del suono digitale più spinto, anche se in pochi istanti, grazie alle tre forma d’onda base e al parametro Flavour, si può trasformare in un classico synth Virtual Analog ripescando una libreria sonora ben conosciuta e consolidata, sebbene il filtro non sia così vivo come avremmo voluto.
Waldorf ha lasciato intuire che Protein sia solo il primo di una nuova serie di synth e non ci stupiremmo se ne uscisse uno più avanti con lo stesso layout del pannello di controllo ma con parametri diversi. Solo il tempo ce lo dirà. Per ora Protein raccoglie l’eredità dei giganti di Waldorf a un prezzo incredibile.
Conclusioni
A questo prezzo è molto facile inserire Protein in studio: le dimensioni, il suono, la facilità di programmazione e, non ultimi, gli effetti, sono tutti elementi che rendono Protein un successo immediato. Waldorf ha fatto centro: ha creato un gioellino di synth con caratteristiche uniche, pur mantenendo una solidissima base di sintesi seguendo la tradizione storica. Ci è piaciuto perché non imita il passato ma guarda solo al presente al futuro. Farà la felicità dei produttori in cerca di novità sonore da inserire per richiamare l’attenzione, come anche al programmatore e al sound designer. Qui non importa il grado di preparazione: chiunque può creare facilmente un suono lavorando su pannello, per poi addentrarsi nelle modulazioni. Veloce da programmare, evocativo, inedito e moderno. Non è un caso che sia un successo da quando è uscito, battendo la concorrenza intorno ai 300 Euro. La professionalità è oggi accessibile a tutti.
Pro
Suoni evocativi e inediti
Riverbero ed effetti
Facile da programmare
Matrice di modulazione
Prezzo eccellente
Contro
Inviluppi senza loop
Nessuna curva per i segmenti dell'inviluppo
Mapping CC poco flessibile
Alcune incongruenze nel workflow
Info
SOUNDWAVE
Prezzo: € 345,45




















