tastiere pesateLa richiesta più frequente recita: “voglio un digitale con la meccanica più fedele possibile all’acustico”. Ma esattamente cosa si sta cercando?

 

Gli amanti degli anglicismi l’hanno recentemente ribattezzata “Keybed”, ma molto spesso di una meccanica o tastiera pesata si scopre poi che ne sanno molto poco. Viceversa, questo elemento in un pianoforte digitale o workstation/synth è strategico, essendo il tramite tra le vostre dita e la generazione sonora dello strumento. Sapete sceglierla o adattarla al vostro feeling? Viviamo un periodo in cui - tra sirene del marketing e una certa pigrizia nell’informarsi - in forum e social si spargono quelle che definisco “fake info”. Molto spesso sono suggestioni personali (o giudizi superficiali) veloci come un virus nel diffondersi e difficili da estirpare con dati oggettivi. Ecco quindi l’idea di stendere qualche linea guida su alcuni elementi di una tastiera pesata, con la speranza possano aiutarvi nella scelta. Partiamo da un problema culturale…

 

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Una meccanica Fatar, il modello TP40 Wood

 

Cultura

Ritorno su un punto discusso tempo fa in questo articolo, perché soprattutto tra i pianisti più “conservatori” il pregiudizio rimane, ed è sempre frutto di una scarsa cultura. L’uso di dispregiativi quali “pianola” non fa che peggiorare le cose: come fai a giudicare se non conosci il tuo nemico? Gli strumenti digitali dotati di tastiera pesata non hanno (e non avranno) mai la velleità di spodestare “il Re” (vedi alla voce pianoforte acustico) dal proprio trono, semmai di sostituirlo in particolari situazioni dove il sovrano non è necessario scomodarlo.

Riguardo all’ambito didattico, resto dell’idea che se non ci fosse stato il “boom” dei pianoforti digitali portatili negli ultimi 20 anni, probabilmente oggi molti insegnanti polemici sul web sarebbero senza lavoro. Spetta sempre all’insegnante indirizzare correttamente l’allievo durante il percorso di studi, perché se quest’ultimo rivela doti da fuoriclasse allora trovo giusto indicare l’acustico per lo studio. Però se lo studente ha solo voglia di divertirsi o non ha un budget per uno strumento considerato “serio” che facciamo: lo mandiamo a casa senza musica? A riguardo, ricordo sempre le parole di Bruno Barbini, il fondatore di Roland Italy: “Il Papa è uno, poi ci sono tanti cardinali, vescovi e ottimi sacerdoti… e a chi non diventa Papa che fai, proibisci le preghiere?”. La cultura è sapere dove andare a cercare le cose, non saperle, meditate gente, meditate…

 

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Acquisto online

Una prassi purtroppo dilagata in tempi di COVID. L’utente resta ammaliato dalle prestazioni di un dato strumento, guarda dei video su YouTube, chiede info su forum e social e poi acquista online, forte del fatto che – entro un tot di tempo – può sempre restituire lo strumento qualora non fosse soddisfatto. Chiedete a un chitarrista, un bassista o un batterista se acquista il proprio strumento con gli stessi criteri… Su SM Strumenti Musicali realizziamo video oramai da 14 anni, ma in redazione lo spirito è sempre stato quello di fornire un assaggio delle potenzialità di un dato strumento, per spingere l’utente a una prova. Forse non è chiaro, ma si sta equiparando uno strumento elettronico a una qualsiasi banalità acquistata su Amazon, e così facendo si perde di vista un altro tassello fondamentale.

 

La meccanica Yamaha NW, che equipaggia modelli come il portatile P-515

 

Feeling

Un parametro oggi scambiato spesso per oggettivo, quando in realtà è la quintessenza della soggettività, del tutto decorrelato dal curriculum vitae del guru di turno. Come si fa a investire qualche migliaio di euro fidandovi di mani e orecchie altrui? Se doveste comprare un’auto, fareste la stessa cosa o la provate? Non fatevi suggestionare dai pareri altrui, e quando l’esperienza è pari a zero trovo giusto fidarsi di un insegnante esperto (o un commesso del negozio) in grado di darvi un’infarinatura sulla materia. Viceversa, fidatevi solo delle vostre mani e orecchie in sede di prova, perché non sbagliano mai. Capisco che in tempi di COVID è difficile questa pratica, ma una prova fuga sempre da ogni dubbio. Oltretutto, molto spesso si prova uno strumento in condizioni di default come interazione meccanica/suono, mentre nelle funzioni di editing sono disponibili un ampio parco di funzionalità per affinare il feeling: lo sapete?

Il suggerimento è sempre lo stesso: scaricate il manuale dello strumento preferito sul web, e stampatevi le pagine che ritenete necessarie in sede di prova, per scoprire in ogni dettaglio l’editing disponibile per affinare il feeling in ambito pianistico se amate il genere. Sempre sul web, raccogliete solo informazioni utili legate all’affidabilità, poi date un’occhiata alla disponibilità nei negozi più vicini e andate a provare lo strumento. Ha senso lamentarsi che spostarsi costa, quando la stessa cifra sostenuta per un viaggio dovreste pagarla per restituire lo strumento al rivenditore se non vi piace? Fate due conti e poi tirate le somme…

 

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La meccanica Kawai Grand Feel III

 

Tastiere pesate: l’architettura

Dimentichiamoci oggi molle, contattiere e peso sotto il tasto, perché oramai sono preistoria. Oggi l’architettura di una tastiera pesata negli strumenti digitali può cambiare come forma secondo le dimensioni dello strumento. Nei pianoforti digitali o synth e workstation compatte è montata quell’architettura denominata oramai genericamente “Hammer Action”, in cui – in estrema sintesi - alla pressione del tasto una piccola leva ne muove una seconda posta sotto il tasto volta a simulare il martelletto, che ritorna in posizione di riposo per gravità, e senza l’ausilio di molle a supporto. Questa soluzione ha consentito non solo di compattare le forme della meccanica, ma di alleggerirne il peso complessivo. I telai di una meccanica Tri-Sensor di Casio o una TP100 Fatar – per esempio - non superano i sei chilogrammi, per un peso dello strumento che non supera i 12/13 chilogrammi! In varianti più raffinate come i pianoforti digitali home o gli stage piano sono montate varianti in cui il meccanismo assume forme più tipiche, in cui il martelletto è posto in maniera tradizionale e ritorna in posizione di riposo sempre per gravità: un esempio in tal senso sono i modelli Grand Feel o RM di Kawai.

 

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Un esempio di meccanica di un pianoforte ibrido

 

Sui pianoforti ibridi la simulazione è “no compromise”, perché in certi casi la meccanica è desunta da quanto montato sui pianoforti verticali o a coda di un preciso brand. In taluni casi – come per esempio Casio – si sono studiate partnership con brand storici nel mondo acustico come C.Bechstein, per studiare anche una meccanica ibrida che coniuga elementi classici (il tasto in legno di abete) e moderni (il martelletto in materiale plastico). In qualsiasi caso, l’elettronica gioca un ruolo strategico per fornire la miglior interazione con la generazione sonora onboard. Oggi buona parte dei modelli in commercio è dotato nell’elettronica di tre sensori per tasto, sia per un rilevamento accurato della Velocity, sia per fornire una risposta al ribattuto simile a una variante acustica dotata di scappamento; a tal proposito, urge un chiarimento…

 

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Esempio di simulazione dello scappamento in un digitale: alla pressione del tasto fino a fondo corsa (freccia bianca), un dentino (freccia blu) oppone resistenza restituendo il "gradino" percepito nella meccanica di un acustico dotata di scappamento.

 

Scappamento

Il marketing fa danni, e questo è un brillante esempio. Quando leggete che una meccanica pesata è dotata di scappamento si indica – in estrema sintesi – che quel modello è equipaggiato di una simulazione parziale dell’originale. Cosa voglio dire… In pratica, sotto il tasto è applicato un piccolo “dentino” che – a fondo corsa – restituisce il “gradino” che percepite premendo delicatamente i tasti della controparte acustica eseguendo un pianissimo. Come scritto nel capitolo precedente, la pronta risposta al ribattuto sulla meccanica di un digitale è sempre frutto del lavoro dei sensori inseriti nell’elettronica, stop. Anche nelle varianti ibride, dove in alcuni casi il meccanismo è presente in toto, l’analisi del movimento del tasto e la conseguente trasmissione della Velocity al generatore sonoro è a cura dei sensori, nello specifico nella più raffinata variante ottica. Quello che cambia è la percezione del “gradino” a fondo corsa, perché più naturale nell’intervento.

 

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La meccanica Roland PHA-50

 

Ivory Feel

Con questo termine si indica il rivestimento dei tasti bianchi, volto a emulare il prezioso (e oramai proibito) avorio. Ogni produttore ha studiato nel tempo la sua soluzione: nel 2007 si applicava un sottile rivestimento sopra il tasto in plastica, oggi per economia e praticità si sceglie sempre più spesso di stamparlo in pezzo unico utilizzando la stessa miscela in ABS. Tornando al feeling descritto in precedenza, oltre al rivestimento della superficie, anche forma e dimensione dei tasti, eventuali spigoli nei bordi, le dimensioni o un parametro importante come l’escursione vanno accuratamente esaminati in sede di prova.

Tasto in legno?

Il tasto interamente in legno è previsto solo su pianoforti digitali o ibridi di un certo pregio (e peso), dove il produttore non lesina fornendo un elemento pressoché identico a quanto previsto nella controparte acustica. Sui più leggeri modelli portatili si montano varianti dove sui fianchi del tasto è inserito solo un profilo in legno. In sede di comparazione è probabile che non riusciate a distinguere eventuali differenze in termini di consistenza al tocco, e se ciò accade non siete inesperti, più semplicemente è sintomo che l’alchimia adottata sui modelli portatili va nella giusta direzione.

 

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Un controller MIDI a 88 tasti pesati di Zaor comparso qualche anno fa al Musikmesse

 

Aftertouch

Un parametro imprescindibile per chi scrive anche quando si discute di tastiere pesate montate su synth e arranger, mentre sui pianoforti digitali non serve. Implementare l’Aftertouch obbliga a ulteriori compromessi per il costruttore, perché inserire una contattiera per l’Aftertouch su meccaniche con una o poche zone di pesatura del tasto è una spesa abbordabile, mentre su quelle con pesatura graduata lungo l’estensione no. Questo ha costretto i vari brand a differenziare i modelli di tastiera secondo lo strumento, e un esempio in tal senso è Yamaha con la sua GHS, proposta graduata nel peso sui pianoforti digitali, e nella variante con pesatura uniforme denominata “Balanced Hammer” sui suoi synth e workstation arranger. Data questa differenziazione, converrete con me che cercare (come leggo spesso) “un sintetizzatore con meccanica simile al piano” è un ossimoro, essendo questa un compromesso rispetto alle varianti per pianoforte digitale proposte dallo stesso costruttore. Ricordate sempre che una workstation - per sua natura - deve consentire di suonare con scioltezza diverse categorie timbriche, non una sola.

 

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Nux MPK 1, con meccanica dotata di tre sensori per tasto e finitura Ivory Feel a un prezzo intorno ai 400 euro

 

La Cina è vicina…

Un luogo comune da sfatare è che i brand di certi paesi realizzano ancora meccaniche di scarsa qualità. Al Musikmesse del 2016 un brand cinese presentò una meccanica per i pianoforti digitali da far invidia come feeling alla Ivory Feel-G dell’epoca di Roland: e oggi? Le realizzazioni cinesi sul tema non hanno nulla da invidiare ai concorrenti, anzi: in fascia sui 400 euro sono già comparse tastiere che includono simulazioni quali il “notch” dello scappamento, tre sensori nell’elettronica e la finitura “Ivory Feel” dei tasti bianchi. Un brand come Medeli sta lavorando bene, e i primi risultati sono rintracciabili su strumenti come il Kurzweil PC4, o il piano stage MPS proposto con tasto bianco dotato di fianchi in legno. Dove i cinesi sono ancora un passo indietro? I punti deboli per chi scrive sono ancora le timbriche pianistiche poco articolate, ma soprattutto l’interazione della tastiera con il generatore sonoro. Occhio però, perché certi “gap” si colmano in fretta e in fascia economica la guerra nel giro di poco sarà ancora più combattuta.

 

 

Conclusioni

Il tema è ovviamente vasto, ma sull’argomento mi sono ripromesso di tornarci con uno speciale a più ampio raggio, forte di interviste ad alcuni esperti del settore. Se avete suggerimenti o idee siete i benvenuti, perché il feedback è importante, quindi scrivete in redazione e cercherò di accontentarvi. Come sempre, buon divertimento!

 

 

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