Roland D-05: il leggendario D-50 nel formato Boutique


Roland ha scelto di rilasciare le novità durante i giorni che vanno dal 7 settembre al 13 settembre: ogni giorno è dedicato a un'area diversa, dal Wind Day al Piano Day passando per le novità per chitarra, sintetizzatori, organi, drum e percussion. Tutte le novità possono essere lette e scoperte online al sito dedicato di Roland. Per i nostri lettori, la novità più interessante è la riedizione del classico Roland D-50 in formato boutique, chiamato D-05.

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Roland D-50 fu il sintetizzatore digitale che aprì una nuova strada nel mondo dei synth 30 anni fa, progettato da Tadao Kikumoto con un forte contributo di Eric Persing che, a quel tempo, si occupava della programmazione dei preset e dei suoni. Alcuni di questi preset sono diventati letteralmente degli standard e, all'epoca, furono usatissimi nei dischi per dare nuovi colori al sintetizzatore. Chi ascoltava i pezzi americani di quegli anni, ma anche molti pezzi italiani, non può non aver sentito almeno il preset Fantasia o Calliope.

Il D-50 era un sintetizatore del 1987 che usava la sintesi LA (Linear Arithmetic) con la combinazione, tutta in digitale, di una wavetable campionata in PCM o di un generatore digitale di forme d'onda con filtri digitali in sintesi sottrattiva. L'idea non era del tutto originale: essa derivava filologicamente dal leggendario PPG Wave, che aveva una wavetable campionata a cui seguivano però filtri analogici. Il prezzo altissimo del PPG e una delle peggiori interfacce utente di sempre, relegavano il synth tedesco nato qualche anno prima del D-50 a pochi musicisti ricchi e cocciuti. Quando arrivò il D-50 fu un fulmine a ciel sereno per tutti i musicisti, per la capacità di fornire un timbro molto caratteristico. Roland decise, a differenza del PPG, di implementare un concetto di sintesi differente dalla semplice lettura di una wavetable: poichè ogni suono è composto da una parte di attacco molto caratteristica e una parte successiva più facilmente imitabile con classiche forme d'onda, il D-50 doveva contenere una wavetable con le singole parti d'attacco e combinarsi con un'altra porzione del suono che non necessariamente doveva basarsi su campioni.

 

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La sintesi impiegava quattro oscillatori digitali, che potevano attingere dalla wavetable in PCM o dal generatore di forme d'onda digitale interno. Roland scelse di strutturare da quel momento i suoi synth digitali secondo una logica semplice: il timbro è composto da due Tone, uno Upper e uno Lower, che possono essere combinati tra loro in split, in dual (entrambi distribuiti su tutte le note) oppure singolarmente (solo). Ogni Tone si compone di due Partial, ognuno dei quali è una catena di sintesi completa di oscillatore, filtro digitale e amplificatore, con il limite che solo i parziali che impiegano il generatore di forme d'onda digitale interno possono usare il filtro. I parziali che usano un campione PCM non hanno a disposizione il filtro. Per rendere più ricche le forme d'onda digitali era previsto anche un ring modulator. Erano disponibili fino a sette strutture per combinare i due parziali, riportate su pannello.

 

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Il filtro LPF in digitale (TVF) aveva un inviluppo dedicato, come anche l'amplificatore (TVA). Presente anche un semplice equalizzatore.  Natutalmente c'erano tutte le modulazioni che possiamo immaginare in digitale, come gli LFO e l'inviluppo sul pitch, e il modello a tastiera D50 era provvisto di un piccolo joystick per il controllo dei parziali. Un ulteriore aiuto al successo di D-50 arrivò grazie al riverbero e al chorus già inclusi nel sintetizzatore che, a quel tempo dominato da Yamaha DX7, fu un grande cambiamento in fatto di timbri già pronti per l'uso. Il risultato finale erano dei preset che non erano ne troppo digitali, ne troppo analogici. Un cambio di direzione importante.

La programmazione del D-50 poteva avvenire direttamente da pannello, grazie al display a due righe retroilluminato e ai pulsanti per richiamare le pagine e i paramentri, ma Roland non si fermò qua: progettò e commercializzà un programmer esterno, il PG-1000, con tutti i parametri del sintetizzatore. Esattamente come accadde per l'MKS-80 e il suo programmer esterno MPG-80, anche il PG-1000 è oggi ricercatissimo da chi vuole un sistema completo e pronto alla programmazione.

 

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Assieme alla versione a tastiera, giunse qualche mese più tardi anche l'expander a due unità Roland D-550, autonomo nella programmazione ma molto più facile vc_1_mainda domare usando il PG-1000. Non furono però tutte rose e fiori: la CPU del D-50 e del D-550 subì diversi upgrade nel tempo, perchè troppo lenta nel mistare i dati in arrivo via MIDI: se comprate un D-50 o un D-550 verificate prima se è sufficiente veloce nel reagire ai dati al MIDI IN per le note, o le perderete letteralmente per strada. Questi problemi, e la richiesta di una maggiore flessibilità in alcuni comparti, portarono allo sviluppo della scheda indipendente Musitronics M-EX che aggiungeva diverse funzioni MIDI, compresa la possibilità di usare un D-50 in modalità multitimbrica a otto parti, per un totale di 42 nuovi parametri e 10 nuove pagine di display. L'accoppiata D-50/D-550 con scheda M-EX e PG-1000 è il massimo della vita per la programmazione di questo synth vecchio ormai di 30 anni e, di conseguenza, con tutti i problemi di manutenzione elettronica e meccanica che si possono incontrare.

La storia del D-50 non si fermò però ai capostipiti: nel 2003 Roland introdusse il V-Synth e poco dopo una card VC-1 che, inserita nel V-Synth, riproduceva fedelmente il D-50 e la sua programmazione sul più potente display touch screen del V-Synth. Erano state previste anche due modalità operative: una più moderna che usava appieno la potenza dei convertitori del V-Synth, e una introduceva anche i difetti di aliasing e i difetti dell'elettronica. L'emulazione del D-50 della card VC-1 fu preinstallata sulla versione rack del V-Synth, chiamato V-Synh XT, ed era disponibile anche sul meno noto VariOS, un rack che introduceva un concetto potenzialmente rivoluzionario per l'epoca: caricare in software l'emulazione dei synth di Roland del passato. Il VariOS nasceva con le emulazioni di Juno, Jupiter e TB-303, ma l'uso della card VC-1 lo trasformava in un D-50 da programmare via software.

Sono passati molti anni da allora, e oggi il D-50 rivive nel D-05, una ricreazione perfetta del primo D-50 basata sulla tecnologia DCB (Digital Circuit Behavior) sviluppata da Roland per ricreare, in virtuale usando i DSP, tutte le caratteristiche dei circuiti originali. Il D-05 include tutti i preset del modello originale e la struttura di sintesi, aggiungendo un sequencer polifonico a 64 step e un arpeggiatore, costruzione in metallo, alimentazione da batterie o via USB e piena compatibilità con tutti gli accessori della serie Boutique di Roland, di cui D-05 fa parte, compreso lo chassis con tastiera K25m, che vediamo nell'immagine qua sotto.

 

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Le connessioni sono poste sul retro e comprendono l'uscita cuffie, l'uscita stereo, l'ingresso per Mix In, l'interfaccia MIDI In e Out, la porta USB e il controllo di volume, oltre allo switch di accensione.

 

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Le novità che riguardano Roland e il D-50 non sono però finite qua: oltre alla versione Boutique, Roland ha introdotto anche il plug-in D-50, realizzato sempre con tecnologia DCB, che viene offerto gratuitamente a chiunque si iscriva a Roland Cloud, il nuovo portale di Roland dedicato al suo software e ai servizi Roland.

 

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Il concetto di Roland Cloud è simile a quanto visto da altri produttori di software musicali: per una cifra al mese si può accedere a tutti i bundle di plug-in software di Roland. Legendary Series comprende i plug-in di D-50, Jupiter 8, SH-101, Juno 106, System 100, Promars, SH-2 e Sound Canvas. Aira Series raccoglie System-8 e System 1; Tera include Tera Guitars e Tera Piano, Anthology raccoglie il meglio dei suoni Roland del 1985, 1987, 1990 e una collezione di piano elettrici, e Flavr accoglie due softw instrument dedicati a generi musicali specifici (Grit, Funky Fever). Presente, sotto Software Solution, anche R-Mix, il sistema di manipolazione del tempo e del pitch per usi musicali. Il tutto è gestito da Roland Cloud Manager. I piani di pagamento prevedono tre formule: al momento quella attiva è Core Membership a 19,95 $.

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Al termine di questa breve introduzione al mondo del D-50, non rimane che parlare del suono, visto in chiave di produzione moderna: usando solo la parte di generazione digitale delle forme d'onda, è possibile ottenere dei timbri molto ricchi di armoniche, adatti a lead e pad per il rock, ma anche per interventi in EDM e dance in genere. Non appenasi introduce il filtro arriva la magia: non c'è un filtro analogico o digitale che suoni come quello del D-50. La sua imperfezione digitale, con caratteristiche timbriche mai spiacevoli, ha un suono nasale e adattissimo a pad molto avvolgenti o timbri evolutivi. Considerando la potenza del D-05, che si attesta a 16 voci polifoniche, è ora possibile lavorare maggiormente con più parziali. Il carattere del riverbero, molto elettronico e monodimensionale, è parte integrante del suono e riporta alla musica elettronica di fine anni '80 nel senso migliore del termine. Il timbro è sempre molto caldo, mai tagliente o con artefatti, piuttosto chiuso sulle frequenze più alte ma adatto a inserirsi nel mix. Programmarlo oggi, con le necessità moderne del suono, può riservare molte sorprese, soprattutto nella sezione di generazione delle forme d'0nda e del filtro. I preset sono ancora riconoscibili da chi ha più di 40 anni, ma per le più giovani orecchie potrebbero sorprendere. Quel che è certo che il D-05 aprirà le porte della sintesi lineare aritmetica a nuove possibilità, grazie all'intraprendenza dei giovani programmatori e al prezzo molto accessibile.

Intanto godiamoci uno dei video di introduzione di D-05, in attesa di metterci sopra le mani.

Buon ascolto e bentornati nel 1987 con il classico e leggendario D-50, oggi disponibile a tutti, senza alcun problema di manutenzione e usura, con il D-05.

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