Grazia Letizia Veronese è intervenuta con una lettera aperta dopo la vendita all'asta di lettere, chitarre e altri cimeli di Lucio Battisti. Al centro della polemica la tutela della sfera privata dell'artista
Cimeli di Lucio Battisti: l’asta
Il 26 giugno scorso, presso Finarte a Roma, si è tenuta l’asta di una serie di cimeli e memorabilia di Lucio Battisti e Lucio Dalla. Tra gli oggetti appartenuti al cantautore bolognese, il microfono Beyerdynamic e le cuffie AKG141 che l’artista utilizzava nel suo studio sullo yacht “Brilla&Brilly”, gli occhiali Ray-Ban usati nel tour “Banana Republic” o la giacca usata nel tour “Dallamericaruso”, il manoscritto del brano “Canzone”, ma anche la Fiat 500 Abarth ricevuta in dono da Luca Cordero di Montezemolo, peraltro da rimettere in sesto come carrozzeria.
Riguardo ai cimeli di Lucio Battisti, gli oggetti e i memorabilia messi all’asta erano effettivamente un po’ più “delicati” anche per chi scrive, perché oltre a due chitarre degli inizi della carriera, dischi, contratti, oggetti e alcune opere pittoriche realizzate dal cantautore, i lotti all’asta comprendevano anche lettere autografe scritte da Battisti agli esordi della sua carriera.
Le lettere
Si tratta della corrispondenza privata che scambiò con la madre Dea, durante gli spostamenti da chitarrista nelle prime band negli anni sessanta, scrivendo da Milano, Trani, Torino o all’estero in Olanda. Pare che queste lettere siano state tra le più contese durante l’asta: l’intero lotto ha totalizzato oltre 35.000 euro. A pochi giorni dall’asta è arrivata però la risposta di Grazia Letizia Veronese, la vedova del cantautore. Proprio questa corrispondenza privata pare sia la causa che ha suscitato la sua reazione.
La replica
Attraverso una lettera aperta diffusa dalla propria legale, l’avvocato Donata De Nittis, la vedova Battisti ha preso posizione replicando così:
“Lettera aperta al genio che ha fatto mettere all'asta l'affetto e l'amore di un figlio per sua madre. Si tratta di un gesto incommentabile: vendere lettere private, che riportano aspetti così intimi di un giovane uomo, altro non è che la dimostrazione di un'assoluta mancanza di rispetto e di sensibilità”
In una nota all’interno della lettera, la legale aggiunge: “Vendere lettere private significa esporre al pubblico aspetti profondamente personali della vita di un uomo che ha sempre scelto la riservatezza”.
Come la penso sulla faccenda: collezionismo vs Privacy
La presenza della corrispondenza privata tra i cimeli di Lucio Battisti battuti in questa asta ha acceso la polemica, aprendo un confronto che va oltre il valore economico dei cimeli. Il caso riporta al centro dell'attenzione una questione che riguarda spesso le grandi personalità della musica italiana e internazionale: fino a che punto è legittimo mettere in vendita documenti privati appartenuti a un artista?
Da una parte c'è chi considera lettere e autografi un patrimonio culturale capace di raccontare la storia della musica italiana, e i collezionisti trasformati in custodi di questo patrimonio. Dall'altra parte emerge però la richiesta di preservare la dimensione più personale di figure come Lucio Battisti, che durante tutta la loro carriera hanno fatto della discrezione uno dei tratti distintivi della propria vita.
E voi, come la pensate?













