Ci lascia Ennio Morricone, la colonna sonora degli italiani

A volte forse non ci si pensa ma dietro alle parole si nascondono significati più nascosti proprio perchè più palesi. Come raccontava Edgar Allan Poe nella "Lettera Rubata", ciò che è sotto i nostri occhi risulta spesso ciò che è meno visibile.
Ennio Morricone è morto la scorsa notte dopo un'incidente in casa che ne aveva aggravato la salute, aveva 91 anni ed è senza "probabilmente" il musicista italiano più famoso al mondo. E' ricordato soprattutto per le sue colonne sonore, un genere che ha interpretato in modo coraggioso e magistrale, tanto da diventare la "colonna sonora" della musica italiana, un ruolo che talvolta si prendeva volentieri mentre a volte rifiutava. E' proprio questo ciò che risulta palese ed allo stesso tempo forse sfugge. Un compositore, autore e musicista che era diventato quasi fisicamente una colonna sopra il quale si reggeva questo variegato ed instabile mondo della musica italiana.

 

 

Una colonna può essere simbolo di statura, di importanza, di classicità e di reggenza. Non si discute infatti il ruolo che Ennio Morricone ha avuto nel evidenziare ancora una volta il talento della scuola italiana nel creare grande musica, e lo ha fatto in modo moderno per i suoi tempi, associandosi al cinema ed alla musica pop, generi nei quali ha riscosso il massimo successo, al contrario della composizione classica in cui avrebbe sempre desiderato un maggiore riconoscimento. La sua lunga collaborazione con Sergio Leone gli permise di far raggiungere alla sua musica un'interazione con il contenuto dei film del regista italiano come poche altre volte è successo nella storia del cinema, portando letteralmente in primo piano il significato di colonna sonora. Nella musica pop ha arrangiato alcuni dei più grandi successi degli anni '60 che hanno hanno stabilito quasi un genere ed un filone di arrangiamento: orchestrale, melodico e didascalico.

 

Tra i più grandi e più importanti autori SIAE di sempre, Morricone ha rappresentato un grande biglietto da visita dell'Italia all'estero, dove le sue colonne sonore, dagli 'spaghetti-western' a "Mission" a "Nuovo Cinema Paradiso", hanno raccolto estimatori tra i più importanti personaggi e musicisti. Tra i più noti troviamo Quentin Tarantino, per cui ha scritto la colonna sonora da Oscar di "The Heateful Eight", che lo corteggiò a lungo prima di ottenere un si. Tra i meno noti ci sono The Edge, chitarrista degli U2, che gli dedicò un brano "Magnificent" tratto dall'album "No Line On The Horizon"; c'è Sergio Pizzorno, chitarrista dei Kasabian, che ha chiamato Ennio il figlio in suo onore; ed i Metallica, che hanno anche registrato una loro cover del famoso brano "L'Estasi dell'Oro" tratto da "Il Buono, Il Brutto, il Cattivo".

 

Una colonna però è anche a volta un simbolo di staticità, una stele che proietta un'ombra importante sul presente e rappresenta in modo plastico il passato. La tristezza per la scomparsa di Morricone infatti non ci deve far dimenticare la grande staticità che la musica italiana ha sofferto per tanti anni e di cui soffre ancora oggi, anche se un po' meno del passato. Una staticità di cui lo stesso Morricone si lamentava, famosa la sua frase: "La musica nelle scuole è un disastro e basta flauti". Giudizio su cui è difficile non convergere, tuttavia il maestro non è stato, posso dirlo senza timore reverenziale, un grande promotore del rinnovamento. A parte qualche intervista e qualche sprone debolmente accompagnato da iniziative senza troppo seguito, il Maestro ha spesso dimostrato di essere tutt'uno con quella visione un po' regressista della musica che non ha mai permesso un reale cambio di passo.

 

 

Rimane il grandissimo contributo musicale di Ennio Morricone, una colonna celebrativa all'inventiva italiana, alla nostra capacità di trovare soluzioni pratiche più che costruire grandi architetture. Le sue musiche disegnano storie, le sue melodie contengono racconti che hanno saputo uscire dallo schermo e vivere di una propria autonomia, la sua capacità di utilizzare l'orchestra in modo non convenzionale ritrova nella tradizione verdiana tutta la nostra sapienza artigianale di Paese dell'arte.
Ricordo un'intervista al chitarrista Alessandro Alessandroni, rinominato 'Fischio' da Fellini proprio per il suo famoso fischio perfetto usato da Morricone nelle colonne sonore della Trilogia del Dollaro di Leone. Morricone cercava un modo di evidenziare e rendere didascalica una melodia western, ma non riusciva a trovare uno strumento adatto. Cosa può simboleggiare un cowboy solo che attraversa il selvaggio west? Un fischio. Alessandroni si offrì come fischiatore improvvisato, e la sua divenne una delle melodie più famose della storia del cinema.
Ennio Morricone è stato un artigiano che ha portato a livello di arte la sua capacità di raccontare con le note. E noi non possiamo che imparare da questo.

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