I Prossimi Successi Discografici? Li Deciderà Un Computer

Come tutti gli anni, negli ultimi giorni di dicembre si fanno le liste dei migliori dischi dell'anno passato, nei primi giorni di gennaio invece si fa la lista delle prossime uscite, quelle più attese, quelle meno attese, le speranze, gli annunci e chi più ne ha più ne metta.
Ma come viene decisa l'uscita di un disco, qual è il periodo migliore o il metodo migliore per promuoverlo? In passato ci si basava sulle vendite del disco precedente e sulle vendite attuali di altri dischi dello stesso genere. Ovviamente oggi con l'avvento del digitale la quantità di dati che chi produce dischi ha a disposizione è notevolmente aumentata ed è possibile fare un'indagine molto più approfondita e mirata per colpire nel segno.

 

I social e le piattaforme di streaming mettono a disposizione una quantità di statistiche che valgono oro per gli artisti e le case discografiche. E' possibile profilare il proprio pubblico, sapere dove è meglio andare a fare la promozione, quando è più probabile che il proprio disco venga ascoltato maggiormente ed anche, per certi aspetti, come comporre il nostro lavoro andando in una direzione artistica piuttosto che un'altra.
Le cose però da qui a qualche anno è probabile che cambieranno profondamente. Se non avete mai sentito parlare di Big Data Analysis allora vi consiglio una visita rapida su Wikipedia. Detto in parole povere, l'analisi di grandi quantità di dati aggregati da fonti diverse permette ai super-computer dei colossi tecnologici non solo di realizzare profili precisissimi dei propri clienti per proporre loro ciò che potrebbero voler comprare, ascoltare, acquistare o vedere, ma, grazie all'utilizzo sempre più profondo dell'intelligenza artificiale, di "predire il futuro".

intelligenza artificiale strumenti musicali

 

E' possibile che qualcuno ci sappia indicare qualcosa che ancora non desideriamo in questo momento? Teoricamente si, praticamente pure.
Questo è possibile poichè, nonostante ci sforziamo di distinguerci dalla massa, ognuno di noi per questi grandi cervelloni elettronici è un agglomerato di dati che possono venire interpretati in maniera statistica. Io, che per esempio in questo momento sto ascoltando un pezzo di Eric Clapton e nei giorni scorsi ho fatto ricerche sui live di John Mayer, potrei essere "vittima" di una pressione mirata per farmi acquistare i biglietti del prossimo live di Joe Bonamassa. Si dia il caso che un grande rivenditore di biglietti sia inserzionista di Google, ed allora la grande G mi circonderà di ricerche, di spot, di avvisi e di video sapientemente posizionati per ricordarmi che l'ottimo Joe arriverà a Milano. Per "convertire" il mio potenziale interesse in fatturato.
L'influenza di questa nuvola accerchiante di indizi per portare l'utente all'acquisto è già cosa provata e risaputa.
Ma arriviamo ai dischi.

 

Non ci sarebbe nemmeno bisogno di farvi la domanda, ma retoricamente ve lo chiederò. Provate a nominare i più grandi servizi di distribuzione musicale del mondo. Semplice: Spotify, YouTube Music, Apple Music, Amazon Music.
Ebbene Spotify già utilizza algoritmi di intelligenza artificiale per proporci la musica che più potrebbe piacerci - nulla di male fino a qui - ma tutti sanno che non ci vorrà molto prima che Spotify stessa diventi una casa discografica. Gli altri tre servizi appartengono non a caso a tre delle più grandi aziende tech del mondo che sono anche tra i più grandi collettori di dati personali provenienti da dispositivi fisici, software e servizi online. Cosa significa?
Significa che se un sistema predittivo può dirmi cosa piacerà in Italia quest'estate, allora inizierò a produrre dischi composti in maniera chirurgica per colpire il mercato nel modo più selettivo possibile.

 

Diciamo che il ruolo del discografico potrebbe essere, in un futuro non troppo lontano, sostituito in modo estremamente efficiente da un algoritmo che dirà con estrema precisione cosa un'artista deve produrre, quando e potrebbe arrivare persino a suggerire parte dei contenuti.
Faccio un esempio. Io sono un artista indie che ha realizzato tre dischi con un buon successo ed ha un pubblico composto al 70% da donne e 30% da uomini, il 60% dei miei ascoltatori sono nella fascia 15-25 e più propensi ad ascoltarmi in estate. L'algoritmo, andando ben oltre quest'analisi superficiale, non solo mi potrà dire qual è il mese e giorno estivo giusto per uscire con il mio disco ma anche il numero giusto di pezzi per ottimizzare l'ascolto sotto l'ombrellone. Il cervellone terrà in considerazione la soluzione migliore per mantenere il mio pubblico affezionato e per agganciare il più possibile del mio pubblico potenziale. Analizzerà gli ascolti di questo pubblico e mi dirà quali sono i titoli e le parole più suggestive, consigliandomi gli argomenti dei pezzi e come chiamare le canzoni, se con titoli lunghi o corti, se aggiungere un linguaggio più aggressivo o essere più politically correct.

 

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Photo credit: Anja Mexicola CC BY-NC

Nemmeno le copertine rimarranno fuori. Già Netflix opera, tramite il suo algoritmo di intelligenza artificiale, dei continui test A/B su di noi per capire quali immagini di copertina generano più visualizzazioni di film e serie. Le copertine dei dischi, che nello streaming sono fondamentali per attrarre l'ascolto dei più volubili, verranno suggerite ed un disco potrebbe pure uscire con diverse immagini per attrarre un pubblico più vasto. Se alle donne del mio pubblico attira di più una copertina con un uomo barbuto su sfondo rosa, ambiguamente a metà tra il virile ed il fashionista, quello avranno. Agli uomini invece potrebbe comparire una ragazza in posa sexy su sfondo fluo e così via.
L'intelligenza artificiale poi analizzerà il contenuto dei miei dischi, mi suggerirà le armonie e le parti musicali che hanno generato più skip, consigliandomi di limitarle al massimo nei prossimi brani; mi dirà quali strumenti sono più trendy e su quali sonorità dovrei concentrarmi.
E questo è solo l'inizio del lavoro, poichè una volta che ho assemblato i miei pezzi secondo istruzioni, questi verranno analizzati e suggerite le apposite modifiche prima della pubblicazione.

 

Questo è quello che potrebbe attenderci in un futuro più prossimo che remoto. E una volta entrati in questo vortice sarà difficile uscirne. Potrebbe accadere che i distributori, con il monopolio della musica online, decidano di mettere a pagamento questi servizi che "garantiscono" il successo musicale, esattamente come oggi vendono pubblicità. E finirà che saranno gli artisti a pagare piuttosto che essere pagati, pur di avere la speranza di emergere.

 

In questo scenario tutt'altro che confortante per la musica una cosa però potrebbe anche succedere. La musica del passato potrebbe acquistare maggior valore, proprio perchè prodotta più liberamente. Ma nulla sfuggirà alle potenti intelligenze artificiali che andranno a scavare nei loro infiniti archivi di milioni e milioni di brani per ritrovare perle nascoste, che nel frattempo potrebbero essere la cosa giusta per un dato o giorno dell'anno periodo. E potrebbe persino nascere una nuova figura professionale, al posto degli scopritori di talenti di oggi, ci potrebbero essere i minatori musicali, esperti di musica che consigliati dall'intelligenza artificiale andranno ad immergersi nelle banche dati sconfinate per pescare le perle del passato nei più reconditi meandri musicali.

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