FOCUS - Zen-Core: anatomia della nuova sintesi Roland

zen-coreTra gli elementi insiti nei nuovi sintetizzatori Roland spicca sicuramente la sintesi Zen-Core, che tanto sta facendo discutere gli appassionati. In queste ultime ore i miei profili social e quelli della rivista sono stati letteralmente presi d’assalto, con richieste di informazioni riguardo alle caratteristiche, l’architettura, effetti, ecc.

 

 

Urge fare il punto su questa innovativa sintesi, magari coadiuvati da un esperto in materia: chi meglio dell’amico e Sound Designer Gianni Proietti? L’ho raggiunto telefonicamente durante il tour di dimostrazioni che sta compiendo in giro per l’Italia con Fantom e Jupiter-Xm, per Roland South Europe. Tra un treno e l’altro ha risposto volentieri ai miei quesiti: lascio a lui la parola…

 

Zen-core

 

Gianni Proietti

Il nuovo synth engine Zen-Core sarà, da oggi in avanti, il "cuore" di tutti i sintetizzatori Roland. Rispettoso della tradizione della casa nipponica, ripropone tutte le Waves (migliaia) ed i campioni dei modelli precedenti: D-50, serie JD, JV, XV e molto altro, inseriti in un percorso audio basato sulla classica sintesi sottrattiva dove però, per la prima volta, viene "mescolata" ad una Virtual Analog Modeling (VA). Troviamo infatti 10 diverse emulazioni di filtri classici: Prophet5, Moog, Jupiter, SH, multimodo, ecc... ognuno con Slope variabile (-12, -18, -24dB/Oct). Oltre alle Waves sono disponibili oscillatori VA con emulazione di macchine "classiche" tipo Juno, Supersaw e Noise. Ogni forma di onda dispone di due parametri di Shaping (tra cui la PWM) permettendo di arricchire e regolare a piacere il contenuto armonico del timbro di partenza.

 

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Menu OSC nel Tone Edit di Fantom

 

Zen-Core: layer e modulazioni

Gli inviluppi sono tre e hanno cinque stadi ciascuno, permettendo quindi di replicare le caratteristiche della sintesi lineare aritmetica del D-50, grazie ai quattro Layer a disposizione all'interno della singola Patch. Layer che sono organizzati in "strutture", ovvero algoritmi, che vanno dalla semplice somma delle quattro parti, a relazioni di Ring Mod e due diversi tipi di X-Mod. Troviamo inoltre due LFO, che possono essere utilizzati in modo classico, oppure come Step Modulators, permettendo di disegnare e scegliere curve diverse per ogni Step ottenendo risultati ritmici interessanti, nonché sonorità estreme e sperimentali.

 

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Menu Step LFO1 nel Tone Edit di Fantom

 

Per la prima volta in casa Roland troviamo anche una vera Mod Matrix a quattro slot, ognuno con una sorgente e quattro destinazioni assegnabili. Ogni singolo layer dispone di queste caratteristiche e, come dicevo prima, possono esserne sommati quattro insieme. È possibile quindi, all'interno della singola patch, unire Waves PCM a sonorità ed oscillatori analogici, facendoli interagire attraverso gli algoritmi (strutture) ring-mod, x-mod, ecc...

 

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Menu Filter nel Tone Edit di Fantom

 

Conclusioni

Ovviamente ci sono altri parametri che non ho citato, ma credo di aver reso l'idea, a grandi linee, delle potenzialità di questo motore. Ultima cosa, ma non meno importante è la risoluzione dei parametri. Quasi tutti hanno un range fino a 1024 step, il che permette di avere un controllo fluido ed un feeling esaltante sia in ambito studio ma specialmente dal vivo.

 

I video

Area video "succosa" per l'occasione: oltre a un secondo estratto dell'incontro avvenuto nei giorni scorsi con Davide Dileo nel suo studio, Gianni Proietti regala agli amici di SM Strumenti Musicali una performance su Fantom da non perdere. Buona visione!

 

 

 

INFO

ROLAND

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