Speciale - Synth hardware: guida alla scelta fino a 400 Euro #1


synth economici migliori synth economici synth analogico economico luca pilla smstrumentimusicaliSe c’è una fascia di prezzo ricca di sintetizzatori analogici e digitali, è la fascia sotto i 400 euro. Si trova di tutto, da analogici a digitali, compresi cloni, progetti originali o synth entry level da portare nello zaino.

 

 

Molti anni fa, in questa fascia di prezzo c’erano sintetizzatori di dubbia qualità sonora, ormai completamente dimenticata soprattutto quando si parla di digitale, ma oggi la spinta verso il prezzo basso, determinata soprattutto dalla produzione Made in China, non equivale più a un sintetizzatore di bassa qualità.

I limiti ci sono ancora e sono spesso determinati dalla qualità dei materiali, dai mini tasti che ormai sembrano essere accettati da molti, e da pannelli di controllo minuscoli. Non così accade per la qualità audio: vedremo alcuni esempi di sintetizzatori a basso prezzo che possono dire la loro anche negli anni futuri. Il mercato non è saturo ma negli ultimi due anni si è stabilizzato, colpa anche della pandemia che non ha permesso la costruzione in grandi numeri, tipici di questi synth, e il periodo economico non adatto all’immissione di nuovi prodotti. Oggi possiamo quindi fare il punto della situazione tra i produttori più noti. Sono fuori i sistemi modulari, perché è un settore completamente diverso, ricchissimo e con moduli eccellenti ma troppo numerosi.

Per chi si avvicina a questo mondo, o vuole aggiungere qualcosa di nuovo al proprio setup, la scelta non è sempre facile ma ci sono delle tendenze piuttosto evidenti tra i costruttori, che possono aiutare molto nell’individuare il synth giusto. Procederemo dunque nella nostra prima parte di questa piccola guida nell’analisi della produzione dei marchi più noti e facilmente reperibili nei negozi online e fisici, cercando di focalizzarci sulle scelte del produttore, che spesso sono anche filosofie del suono.

Avevamo già affrontato l'importanza dei synth economici per il settore nell'articolo di Jacopo Mordenti, ora entriamo nei dettagli tecnici.

Infine, vedremo nella seconda parte di questo speciale cosa preferiscono i nostri collaboratori secondo la loro esperienza.

Synth: le regole del gioco

Ci sono alcune regole che anche oggi valgono nella scelta di un synth analogico o digitale

  • L’analogico non è uguale per tutti: avere VCO, VCF e VCA non è una garanzia di grande qualità di suono. Gli stessi produttori hanno linee diverse all’interno delle quali si trovano synth piuttosto poveri come suono finale e altri invece che offrono una migliore qualità o, in certi casi, espandono le possibilità con motori ibridi analogici e digitali
  • Digitale non vuol dire brutto: a parità di prezzo, ci possono essere synth analogici che suonano peggio della controparte digitale. La qualità di alcune realizzazioni digitali di virtual analog, come quelle di Korg, Yamaha e Roland, possono essere superiori sia in termini di velocità di inviluppo che per filtri e oscillatori.
  • Gli ibridi sono spesso interessanti, perché mettono insieme motori digitali con filtri analogici che, se di buona fattura, portano sempre a risultati interessanti soprattutto nel mondo dei pad.
  • Occhio agli effetti: se c’è un parametro driver o un effetto di distorsione analogica (anche se implementata in digitale), la flessibilità sonora si ampia molto di più rendendo il synth adatto anche al rock o a linee lead incisive
  • Il pannello è tutto: la differenza di programmazione che c’è tra due synth simili con pannelli differenti è notevole. Già solo utilizzate uno slider al posto di un potenziometro cambia tutto a livello intuitivo di programmazione. Preferite sempre pannelli ricchi di controlli. I synth basati su display e richiamo dei parametri da modificare possono essere deprimenti quando si comincia a pensare a cosa si sta facendo, piuttosto che a sperimentare direttamente sul suono. Se state regalando un synth, ricordatevi di controllare il pannello di controllo: più è popolato, migliori sono le possibilità che sia anche facile da usare. Un display con un encoder e tasti di richiamo di pagina indica già funzioni più avanzate che potrebbero essere poco comprese da chi sta cominciando a viaggiare in questo mondo.
  • Alcune funzioni potrebbero accendervi una lampadina nella testa: vocoder, step sequencer con parametri non convenzionali, uscite o entrate CV Gate o possibilità di caricare nuove forme d’onda sono tutti elementi che allargano la vita del sintetizzatore e possono farvi scoprire nuovi mondi, se avete tempo da spendere.
  • Una tastiera standard è meglio di una piccola: per quanto si continuino a produrre synth a mini tasti, ottimi per risparmiare spazio, un tastierista farà sempre fatica a suonarlo. Un DJ Producer o un programmatore di Beat si troveranno a loro agio anche con i mini tasti, perché in questo caso saranno usati quasi come trigger che non come performance dal vivo
  • Se va a batterie è anche meglio: molti synth sotto i 400 euro hanno un alloggiamento per batterie. È l’ideale per chi viaggia, ma anche per chi si porta i synth ovunque con un paio di cuffie. Non si sa mai quando possa arrivare l’ispirazione.
  • USB è meglio: ormai diffusissima, l’interfaccia USB assolve al compito di interfaccia MIDI e, se il synth è molto digitale, anche da interfaccia audio che diventa comoda per un setup portatile. Alcuni synth, come quelli di Behringer, utilizzano l’USB per l’aggiornamento del firmware e per gestire i parametri su computer. Peccato che non siano ancora stati realizzati editor per molti di questi synth.
  • Se c’è un editor è meglio. Behringer offre il controllo di alcuni parametri e uno step sequencer per quei prodotti che lo utilizzano on board, ma generalmente i produttori non forniscono editor esterni per i loro sintetizzatori. Occorre quindi cercare su Internet e per fortuna se ne trovano. Mentre per gli analogici puri è impensabile avere un editor, perché sotto i 400 euro è impensabile che ci sia anche un controllo digitale dei parametri analogici, per i synth con motori ibridi o digitali avere un editor è molto importante: più facili da programmare e possibilità di importare, per esempio, nuove forme d’onda.

I produttori

Abbiamo pensato per questa guida di prendere per mano il lettore e dare le nostre impressioni generali sui prodotti. La domanda che spesso ci si pone è quali siano le reali differenze tra un produttore e un altro, quando si parla di sintetizzatori molto simili tra loro. In alcuni casi questa differenza è tutta nel prezzo e un po’ nella qualità costruttiva, come il caso delle repliche di classici analogici, in altri invece c’è un gusto per il timbro o per le funzioni che è tipico di un produttore. Ci vogliono anni per comprendere queste differenze. Noi proviamo a darvi la nostra opinione.

 

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Arturia

Sperimentare sembra la parola d’ordine del produttore francese, che si fa pochi scrupoli nel produrre synth con motori timbrici e pannelli di controllo innovativi. Se siete a caccia di qualche nuovo mondo sintetico, è ad Arturia che bisogna guardare. L’azienda francese è da tempo impegnata sul fronte dell’innovazione e il piccolo MicroFreak è un gioiellino di design, con una tastiera Touch che fa tanto modulare anni ‘70, e un sistema ibrido di sintesi, con oscillatori digitali con Wavetable, sintesi additiva, FM a due operatori e Physical Modeling, Vocoder e filtri analogici, grazie alla collaborazione con Mutable Instruments e Noise Engineering. E’ impossibile trovare un altro synth a questo prezzo con ben 18 modelli diversi di oscillatore digitale e sembra più un synth per la sperimentazione, molto orientato sul digitale, che per la performance dal vivo. Di certo è uno dei pochi synth originali nel panorama sotto i 400 euro.

 

 

Behringer

È diventato il produttore più amato da chi ha sempre desiderato avere i classici synth vintage, soprattutto monofonici, ma non ha i soldi per comprare l’originale. Ha dato una forte spallata ai prezzi, proponendo diversi cloni, molto riusciti anche in termini di pannello di controllo e suono, aggiungendo l’interfaccia MIDI, anche via USB e qualche effetto di distorsione che aiutano parecchio a farsi spazio nel mix.

 

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Behringer model D

 

Behringer ha riprodotto i classici synth Roland SH-01 (MS-1), TB-303 (TD-3 in diversi colori, qui potete leggere il nostro test), Moog Minimoog (Model D, di cui potete leggere il nostro test qui), Korg MS 20 (K-2), Octave Cat (Cat), Electronic Dream Plant Wasp (Wasp De Luxe) e Sequential Circuits Pro-One (Pro-1 di cui potete leggere il nostro test qui) ma ha messo in produzione anche un paio di synth originali come Neutron e Crave, quest’ultimo con oscillatore derivato da Pro-1 e filtro analogico a 24 dB del Model D.

Tutti i synth Behringer includono anche connessioni CV Gate e interfaccia USB MIDI, con uscita audio separata da uscita cuffia su mini jack. La qualità costruttiva è buona, sempre basata su componenti SMD e i nuovi cloni dei classici integrati Curtis (Behringer ha una divisione nata solo per la produzione di questi componenti). I suoni sono clamorosamente simili agli originali nel VCO e nel VCF, un po' meno invece negli inviluppi soprattutto quando si cerca un suono percussivo, tanto che in una produzione diventa quasi impossibile riconoscere l’originale dal clone. Anche i pannelli di controllo sono molto fedeli agli originali, il che apre la strada a modi differenti di programmare. Tutti quanti funzionano con un alimentatore esterno.

 

 

IK Multimedia

Sempre attentissima a prodotti per la fascia entry level di qualità, ha debuttato con Uno Synth in diverse versioni, che non è affatto male per come è stato concepito e per la qualità dei risultati. La versione Pro è più interessante, anche per la performance dal vivo, rispetto al progenitore. Richiede qualche periodo di apprendimento per muoversi attraverso il menu a matrice. Gli effetti inclusi sono sfiziosi e adatti a completare il suono finale. Considerato il prezzo, è un synth che permette di sperimentare molte sonorità

 

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IK Multimedia Uno Synth

 

Korg

Da sempre poliedrica con prodotti completamente digitali, altri analogici ma con qualità timbrica personale, e ibridi. È piuttosto generalista, ma racchiude anche possibilità inedite di programmazione digitale che possono rendere personalisssimo il timbro. Difficile non trovare spazio per un suono prodotto sui suoi synth. Da anni l’azienda nipponica, con fortissime relazioni con gli USA per quanto riguarda la ricerca e sviluppo, ha in catalogo una serie di sintetizzatori con un suono che non vuole imitare il passato ma che, invece, cerca una propria strada.

 

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Korg Volca Keys

 

La serie Volca ha dei prezzi sorprendenti: Volca Keys è un piccolo synth a tre voci completamente analogico, se non per il circuito di delay. L’essenzialità della serie Volca è anche un limite alla poliedricità dei suoni, tanto da avere modelli differenti secondo lo scopo, come il Volca Bass a tre oscillatori per la genesi di suoni di basso sintetico, o il Volca Modular con alcune funzioni riprese da Buchla adatto ai nerd modulari.

 

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Korg Monologue

 

Se è un timbro analogico più potente e classico quello cercate passate subito a Korg Monologue, molto più flessibile rispetto a Volca e più interessante come suono e con una tastiera standard a 25 tasti (una rarità in questa fascia di prezzo). Il suo timbro è ricco e classicamente analogico, anche se può espandersi in territori quasi digitali. Dispone di circuito di drive ma anche di funzioni di Waveshaping per distorcere la forma d’onda iniziale, può essere alimentato a batterie.

 

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Microkorg

 

Spostandoci sui virtual analog, Korg detiene il record assoluto di produzione di un sintetizzatore digitale con Korg MicroKorg, nato nel 2002, 4 voci di polifonia e ancora in produzione oggi. Pur essendo digitale, ha attraversato ormai 20 anni di storia del sintetizzatore e ha sempre trovato uno spazio nelle produzioni dance ed elettroniche. La sua appetibilità sta scemando. Diverso è il caso di NTS1 (qui il nostro test da leggere), un kit da assemblare con synth monofonico con ampio spazio per la programmazione digitale. Un kit da sperimentatori puri o informatici musicali pronti a programmare il proprio algoritmo.

Sotto i 400 Euro c’è anche il digitale Triton Taktile a 49 tasti semipesati con un generatore PCM e 512 preset derivati dalla serie Triton. Se cercate un sintetizzatore per riprodurre diversi suoni acustici, Triton Taktile è ottimo per il rapporto qualità prezzo.

 

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Modal Craft

 

Modal

Il produttore inglese, che personalmente troviamo tra i più interessanti di sempre per la musicalità dei sintetizzatori che produce, ha nel piccolo monofonico Craft un gioiellino digitale con 40 forme d’onda, 8 oscillatori divisi in due gruppi, un synth virtual analog completo con filtro digitale però a soli due poli (12 dB/Oct), alimentazione a batterie, editor software proprietario da usare anche su iOs e Android, e una interfaccia utente molto di design e piuttosto facile da usare. Difficile trovare di meglio a questo prezzo, quando si parla di puro digitale. Farete un giro negli anni ‘80 e ‘90 della musica pop ed elettronica, con suoni che sono sempre evocativi. Se dovessimo pensare a un regalo all’appassionato di synth, questo è tra i primi cinque!

 

 

Moog

C’è il Theremin, quello strumento che si controlla con una mano attraverso un’antenna. Lo si compra per curiosità ma anche per il design unico, molto anni ‘60 e ‘70, che dona stile dovunque lo si piazzi. Difficile da suonare, per esperienza diretta, ma con quel suono che incanta e lascia sorpresi per l’interazione totale con il gesto manuale. Finché non lo provate, non ci credete!

 

 

Novation

Il classico sintetizzatore inglese analogico riprodotto completamente in digitale. Ha una sua linea timbrica distinta dalle altre, spesso una via di mezzo tra la lucidità dei synth Roland e il suono soffice dei synth americani, mai troppo carica di frequenze medio basse. Ripropone spesso i motori timbrici dei prodotti di punta, con meno potenza del DSP interno: il piccolo Mininova arriva a un massimo di 18 voci di polifonia, con mini tastiera a 37 tasti, ed è un virtual analog piuttosto potente.

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Novation Mininova

I colori timbrici sono un ibrido tra analogico e digitale, con suoni piuttosto taglienti, a volte vicini all’FM. Include un microfono Gooseneck per sfruttare il vocoder a 12 bande. Circuit Tracks è più adatto al mondo dei DJ producer con due tracce di synth, quattro di drum e una griglia per il trigger dello step sequencer da 256 step per ogni traccia. È uno dei pochi synth in questo range di prezzo che permette di salvare tutto quanto su microSD ed è alimentabile a batterie.

 

 

Roland

Probabilmente in termini timbrici è il produttore più avanzato quando si parla di sfumature e colori. Tra tutti i produttori, i synth Roland sono spesso molto rivalutati a distanza di molti anni dalla commercializzazione, probabilmente perché tendono a spaziare verso nuovi timbri che inizialmente possono non essere compresi dal grande pubblico.

Attualmente è l’azienda che ha una visione del futuro del synth completamente integrata tra prodotti diversi e il computer, con patch interscambiabili e motori timbrici da aggiungere ai synth più grandi. Questi motori sono anche il cuore della serie Boutique, cioè moduli esterni, che possono essere integrati con la minitastiera Roland K-25M.

 

 

Il termine Boutique ha un suo significato: questi prodotti non rimangono a lungo in produzione e c’è da scommettere che in futuro alcuni di questi potrebbero riemergere per la qualità. La serie, nata nel 2015, racchiude il meglio del passato di Roland, realizzato con un motore timbrico digitale curatissimo in ogni dettaglio, e al momento sono disponibili TB-03 (TB-303), JU-06A (Juno-60 e Juno-106, di cui potete leggere il nostro test), SH-01A (SH-101), JD-08 (JD-800) e JX-08 (JX-8P).

Sono già fuori produzione, e cominciano ad avere dei prezzi in aumento, JP-08 (il leggendario Jupiter 8), JX-03 (JX-3P), D-05 (D-50 a cui abbiamo dedicato un approfondimento), A-01 (inedito, synth digitale a 8 bit) e SE-02 progettato da Studio Electronics, TR-08 (TR-808), TR-09 (TR-909), VP-03 (VP-330).

 

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Roland Boutique JD-08

 

In pratica, per ogni nuovo motore timbrico che sarà aggiunto ai synth di fascia alta, Roland esce con la serie Boutique. La compattezza dei moduli con un pannello di controllo che è fedele al modello originale sono due punti di forza che si sommano a una emulazione di grandissima qualità rispetto all’originale.

L’unico neo della serie è la polifonia ridotta a poche note e le dimensioni dei controlli per i modelli JD-08 e JP-08, ma che è per forza così considerando i limiti delle dimensioni dei moduli. Tra le caratteristiche più uniche che rare, un piccolo altoparlante per sentire il suono e la possibilità di alimentazione a batterie.

 

 

Teenage Engineering

Siamo in un territorio completamente digitale, un ecosistema chiamato Pocket Operator in nove modelli differenti, che possono essere interconnessi tra loro, secondo le funzioni. Quasi un sistema modularizzato per chi ama il suono digitale, con un pannello di controllo che richiama quello di una calcolatrice senza guscio e con display in bianco e nero, che richiede tempo per essere compreso. I modelli comprendono drum machine, un generatore di bassi digitali, un lead synth, arcade per generare dei tune digitali, un campionatore e un vocoder. Completamente fuori dagli schemi, ma con prezzi intorno ai 70 euro, sono molto particolari e non per tutti. Lontanissimi dal suono analogico, ma vicinissimi al mondo della prima informatica di massa.

 

 

Yamaha

Solo digitale, sempre professionale sia nei prodotti entry level che in quelli top, ha un suono che va bene per tutto e per tutti, lottando soprattutto nel campo della qualità dei campioni e riproponendo gli stessi, la sintesi FM e il motore virtual analog anche sui prodotti ReFace, che ancora oggi hanno mercato per il bilanciamento tra prezzo e qualità, a cui abbiamo dedicato uno speciale che potete leggere per approfondire. Tutti con minitasti, ma di buona qualità, hanno in ReFace DX e ReFace CS le punte di diamante per synth economici in FM e virtual analog. Sono particolarmente facili da programmare da pannello, anche per chi non se ne intende, e il suono non ha nulla da invidiare ai modelli molto più costosi. Ottima l’idea di integrare un piccolo speaker per ascoltare il suono e l’alimentazione a batterie.

 

Non perdetevi la seconda parte dello speciale, con i consigli per gli acquisti a cura degli esperti di synth della redazione: alla prossima!

 

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