VITA IN TOUR #6 I RAPPORTI CON LA BAND


C’è un aspetto molto importante che riguarda la vita di un musicista in tour: i rapporti con gli altri musicisti della band. Passare molti giorni con persone che non conosciamo, o che abbiamo da poco conosciuto e con i quali abbiamo in comune solo la musica e poco altro, è sicuramente uno degli aspetti che dobbiamo affrontare se vogliamo approcciarci a questo lavoro.

LAVORARE SUL CORRETTO ATTEGGIAMENTO

lorenzo carancini stage strumenti musicaliQuando si entra a far parte di una band si ha la possibilità di imparare a conoscersi piano piano, prova dopo prova, ci si ferma qualche minuto in più in sala prove, magari si va a prendere una birra tutti insieme una volta finito di provare. Sono tutti aspetti che contribuiscono ad approfondire la conoscenza tra i vari componenti del gruppo e si inizia a formare un legame.
In un tour le cose purtroppo hanno dei tempi molto più stretti. Il primo obiettivo è lo show, quindi si lavora e non si ha molto tempo per instaurare dei “rapporti umani” gradualmente, ma si inizia da subito a fare sul serio.
Chiaramente quello che fa la differenza è la nostra capacità di adattamento: quanto siamo disposti cioè a mettere da parte il nostro ego per andare incontro agli altri membri della band.

 

Il primo incontro è quello che da subito fa la differenza e su cui si basano i rapporti che si creeranno da quel momento in avanti. Nel mio caso, partendo per un tour internazionale e lavorando con musicisti non solo italiani, c’è un requisito fondamentale che è quello della lingua: bisogna conoscere l’inglese! La prima volta che ho avuto ingaggi internazionali avevo un inglese scadente, che non mi permetteva di esprimermi al meglio e di conseguenza preferivo stare zitto per evitare figuracce. Questo faceva passare un’immagine di me che non è quella reale.
Ho capito fin da subito che quello poteva essere un grosso deficit e quindi, per il tour successivo, mi sono messo a studiare l’inglese per poter interagire con la band sia sopra il palco, ma soprattutto giù dal palco. Una cosa che mi ha molto aiutato è dare peso alle cose per quello che sono.
Partiamo dal presupposto che un tour molto lungo ci proietta in una sorta di universo parallelo, dove tutto viene amplificato e di conseguenza quello che normalmente non costituisce un problema, in molti casi potrebbe diventare motivo di tensione. In generale il mio atteggiamento è sempre quello di sdrammatizzare e disinnescare. Chiaramente non è sempre facile, ma è molto importante evitare ogni tipo di tensione per poter portare avanti il tour nella maniera più serena possibile.

QUOTIDIANITA'

In un tour è tutto surreale e gli orari sono completamente sballati. Bisogna costruirsi una quotidianità che in qualche modo dovrà essere uguale a quella che abbiamo a casa.
Prima di tutto è fondamentale ricavarsi dei momenti per poter studiare, perché in un tour molto lungo smettere di fare esercizio potrebbe significare non studiare per un mese. Chiaramente esibirsi ci permette di restare in allenamento, ma non è sufficiente.

 

La mia giornata, in questo tour con Vinny Appice, comincia di solito molto presto: mi alzo intorno alle 7:30 e mi prendo un paio di ore per me per scaricare la tensione del giorno prima. Generalmente faccio delle lunghe passeggiate che, se sono fuori dall’Italia, mi permettono di visitare anche delle città europee che difficilmente potrei vedere a meno che non faccia delle folli vacanze ogni anno! Torno poi in albergo e mi dedico alla chitarra per almeno un’ora/ora e mezza. Generalmente ripasso i brani della scaletta e faccio degli esercizi di mantenimento per non perdere l’immediatezza dei movimenti delle mani sullo strumento, oppure se ho delle tensioni muscolari improvviso per defaticare la mano.

 

lorenzo carancini stage strumenti musicaliDi solito attacco la chitarra al cellulare e uso le classiche app che tutti conosciamo: non ne ho una che preferisco in particolare, mi basta avere un suono che mi soddisfi senza grosse pretese. In questo tour, dove gli spostamenti sono lunghi, di solito intorno alle 12.00 si parte per raggiungere la location del concerto della serata, in modo da arrivare per le 17.00; le prime due date sono abbastanza comode, si passa dal Belgio all’Olanda.
Il tempo che si passa nel tour bus è la parte più noiosa da gestire; spesso si approfitta per discutere con gli altri della band per capire come sta procedendo il tour, se ci sono cose da cambiare, ci si confronta su come migliorare la scaletta oppure si approfitta per dormire e recuperare un po’ le forze.

 

L’arrivo alla location del concerto è sempre qualcosa di elettrizzante, nonostante dopo un po’ tutto inizi ad essere abbastanza standardizzato, per me è sempre il momento più figo della serata. Soprattutto vedere i volti di chi ti accoglie è la parte che preferisco, si ha l’impressione di conoscersi da una vita. Quando poi si ha la fortuna di lavorare sempre con la stessa squadra, il momento in cui ritrovi i tecnici per me è sempre una gran festa. Fatte tutte le operazioni di rito, montaggio palco e soundcheck, ho molto tempo per rilassarsi in attesa del concerto. Fuori dall’Italia i concerti iniziano di solito alle 21.00 massimo 21.30, questo ti dà la possibilità di essere nuovamente in albergo molto presto e gestire il sonno in maniera quasi corretta.

CONSIGLI UTILI

Come ho detto nel primo articolo, nell’immaginario collettivo quella del musicista è una vita interessante, divertente, piena di avventure e in parte è così. Ho avuto modo di visitare mezza Europa, di vedere monumenti, città e stare a contatto con culture e mentalità completamente diverse di giorno in giorno, e poi c’è il live che è la ciliegina sulla torta. Ma purtroppo non sempre le cose vanno dal verso giusto e bisogna imparare a stemperare le tensioni. Prima cosa da tenere bene in mente è che tutti sono lì per un unico scopo che è la buona riuscita dello spettacolo. Questo pensiero fa sì che molti problemi vengano accantonati e si inizi a fare una lista di priorità che ci sarà di aiuto per gestire i momenti difficili e superarli senza strascichi.

 

Un’altra cosa molto importante è cercare di preservare, nei limiti del possibile, le nostre abitudini che sono quelle che ci permettono di avere una certa stabilità. Io cerco sempre di organizzare la mia giornata evitando di passare del tempo in albergo senza fare niente, cerco di gestire l’alimentazione in maniera corretta e prendermi del tempo per me. Imparare a crearsi delle piccole strategie ci aiuterà ad acquisire ulteriori qualità che, fuori dalle nostre abilità sullo strumento, ci aiuteranno a diventare sempre più “la persona adatta” per questo tipo di lavoro.

 

Lorenzo Carancini

Chitarrista e Insegnante presso Lizard Accademie Musicali (Chiaravalle)

 

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