Abbiamo parlato di prove e di allestimento e iniziamo gradualmente ad avvicinarci al live. Prima di parlare di come ci si approccia allo spettacolo è importante trattare un argomento vitale: l’utilizzo delle spie, o monitor che dir si voglia.
L’errore più grave che un musicista possa fare è quello di sottovalutare l'aspetto dell'ascolto sul palco. Vediamo di capire come affrontarlo al meglio.

IN EAR MONITOR

In uno spettacolo il saper utilizlorenzo carancini live strumenti musicalizare al meglio le spie è la cosa più importante per ogni musicista. Un buon ascolto contribuisce a metterci a nostro agio ed è giusto dedicare tutto il tempo necessario per sistemare i volumi alla perfezione.
In una produzione strutturata e super professionale, dove c’è sempre qualcuno che pensa a come metterci nelle condizioni migliori per poter lavorare tranquillamente, le cose sono relativamente semplici. In questo caso si lavora principalmente con gli in-ear monitor perché si cerca di tenere il palco più silenzioso possibile. Spesso si mettono gli amplificatori sotto o dietro al palco (rivolti verso il lato opposto rispetto alla platea), per poter sfruttare il volume dell’amplificatore evitando che questo disturbi, con un volume eccessivo, il mix che la sala percepisce.

 

Quando ci troviamo a lavorare con gli in-ear è importante considerare alcune cose, una su tutte la scelta degli in-ear che dovranno avere uno spettro sonoro completo, soprattutto sulle frequenze basse. Quando si usano gli auricolari quello della perdita dei bassi è il problema principale da affrontare. Se possibile scegliete auricolari dove le frequenze siano ben distribuite e, grazie a dei drivers di qualità, siano anche definite nel modo giusto.
In questi casi subentra anche la possibilità di farsi fare delle cuffie prendendo il calco dell’orecchio. Questa scelta ha dei pro e dei contro: l’ascolto è perfetto, in quanto l’isolamento del calco non permette alle frequenze di uscire e quindi c’è meno dispersione e l’ascolto è più dettagliato. Di contro c’è che siamo completamente isolati dall’esterno. Questo tipo di cuffia chiude completamente il cavo uditivo e potrebbe essere scomodo perché perdere il contatto con l’esterno e quindi con il pubblico. Spesso i fonici risolvono questo problema installando dei microfoni d’ambiente che riprendono la sala e ci permettono di ascoltare ciò che succede, ma è una soluzione un po’ difficile da mettere in atto.

 

in-ear monitor strumenti musicali

Gli in-ear monitor permettono un ascolto più diretto e indipendente dal nostro movimento sul palco.

Quando si fanno i volumi con gli in-ear abbiamo l’esigenza di sentire tutti gli strumenti. Un modo per iniziare è quello di partire da un ascolto simile a quello che potrebbe essere il mix di sala, per poi iniziare a modificarlo alzando il volume degli strumenti che potrebbero servirci di più e abbassare gli altri. In generale io preferisco abbassare invece di alzare: questo mi dà la possibilità di avere un margine maggiore in relazione soprattutto alla dinamica.

MONITOR TRADIZIONALI

Nel caso di ascolti “tradizionali”, ovvero i classici monitor da palco, ci sono delle accortezze che è fondamentale tenere in considerazione. Una su tutte è che la chitarra che ci ritorna dai monitor ha un suono completamente diverso rispetto al suono che esce dall’ampli. La ragione è che un microfono posizionato su una parte dell’altoparlante capta solo una parte del suono che questo produce, mentre il nostro orecchio ascolta il suono proveniente da tutto il cono.
Solitamente la chitarra che esce dal monitor è molto più asciutta e con molte meno frequenze basse rispetto a quello che siamo abituati a sentire.

 

Ci sono due soluzioni. La prima è quella di farci equalizzare la chitarra nella spia, qualora sia possibile, per riportarla al suono più simile possibile rispetto a quello dell’ampli. L’altra soluzione è di togliere completamente la chitarra dalla spia. Chiaramente questa seconda opzione è fattibile solo se le dimensioni del palco lo consentono, in un palco molto grande, dove il nostro amplificatore sarà molto lontano, non potremmo mai fare a meno di una spia, ma di solito, imparando ad “ascoltare il palco”, si può riuscire a limitarne di molto l’utilizzo. Anche in questo caso è preferibile lavorare “in sottrazione”, è meglio cioè abbassare piuttosto che alzare. Se ad esempio abbiamo l’esigenza di mettere in spia basso, tastiere e chitarra, e ci accorgiamo che le tastiere non vengono fuori, proviamo a farci abbassare gli altri strumenti per evitare di “saturare” la spia con un volume eccessivo.

 

stage monitors strumenti musicali

La classica situazione di palco in cui gli ascolti sono posizionati a terra davanti ai musicisti.

Molti chitarristi hanno l’abitudine di farsi mettere cassa e rullante in spia: era una cosa che facevo anche io, ma col tempo ho capito che non è indispensabile. Il rullante è, con tutta probabilità, lo strumento con più decibel sul palco e, le frequenze su cui lavora, sono tra le più udibili in assoluto. Questo fa si che nella sala il suono del rullante sia sempre molto presente e quindi in qualche modo risulterà sempre ben chiaro al nostro orecchio. La cassa è prerogativa dei bassisti, sulla quale si appoggiano e spesso ne doppiano il “disegno ritmico”.

CONSIGLI PRATICI

Con gli anni ho capito che la spia va gestita per aiutarci nell’ascolto e rendere “più chiari” alcuni strumenti che potrebbero essere un po’ confusi all’ascolto. Nei club e in palchi medi o medio-piccoli ho imparato a togliere dalle spie tutti gli strumenti che hanno un “volume proprio”: basso, chitarra, batteria. Cerco di tenere quindi solo le tastiere e la voce.
Cerco di ascoltare il suono del palco e “fare l’orecchio” su quello che succede. Chiaramente nel momento in cui avessi bisogno di qualche strumento in spia lo aggiungo senza problemi, ma cerco di limitare al minimo l’uso della spia.

 

Nel caso in cui, per esigenze di spettacolo, mi trovo a camminare per il palco cerco sempre di avere la chitarra sulle spie che interessano i miei movimenti, in modo da non trovarmi al buio nel caso mi dovessi allontanare troppo dall’amplificatore. In generale un uso “intelligente” delle spie ci consente di avere meno problemi tecnici (rientri, fischi, larsen, ecc.) e soprattutto ci aiuta ad andare d'accordo con i fonici, che non è poco!

 

Lorenzo Carancini

Chitarrista e Insegnante presso Lizard Accademie Musicali (Chiaravalle)

 

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