Focus - workstation arranger top di gamma: ecco le migliori!

Si conclude qui la triade di rassegne iniziata con i modelli di primo ingresso e proseguita con gli arranger di fascia intermedia: i top di gamma ci portano a volare sopra i duemila euro sino a quasi raddoppiare quella cifra. Chi entra in questo territorio, di solito, non si accontenta di alcun compromesso e si aspetta il meglio di tutto. Il settore di mercato di alto livello è popolato da tre produttori soltanto: Ketron da Ancona, Korg (in particolare Korg Italy) da Osimo e Yamaha con il centro R&D a Londra e i siti produttivi in Asia. Parliamo quindi di tre concetti di arranger con diverse varianti tecniche per un totale di sette modelli.

 

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Yamaha PSR9000Pro, l'ammiraglia di inizio millennio tra le workstation arranger del brand giapponese

 

Workstation Arranger ammiraglie?

In un comparto nato idealmente per le tastiere portatili, la presenza di ammiraglie ha radici lontane. Yamaha aveva cominciato a produrre tastiere arranger di pregio nel 1997 (qualcuno ricorda PSR-8000 e PSR-9000?), ma molti sostengono che solo con il lancio del primo modello di Tyros nel 2002 la casa dei tre diapason abbia dato lustro a questo tipo di prodotti “di lusso”. Per la cronaca, ci aveva provato lo stesso anno anche l’italiana Generalmusic con Genesys. E prima ancora, Roland aveva avuto l’idea di progettare una serie incredibile di modelli, fra cui E-70 nel 1991, G-1000 nel 1998 e VA-76 nel 2001, fino a realizzare le due portaerei (G-70 nel 2005, E-80 nel 2006) figlie di un progetto riuscito al 100% e con la sola pecca di essere stato abbandonato dal costruttore proprio nel momento in cui avrebbe potuto evolvere in una serie di successo, come è stato poi invece per Tyros (e Roland Europe di Acquaviva Picena aveva tutti i numeri per farlo). È altresì vero che il concetto di ammiraglia negli arranger deve molto al lancio di i3, quando Korg ha innalzato l’asticella introducendo suoni, funzioni e risorse tipiche del settore workstation nell’area più allegra delle tastiere con accompagnamenti: è da lì che è nata la fortunata serie Pa dei Professional Arranger. E non possiamo tralasciare Ketron che, sin da X1 e SD1, ha sempre frequentato la parte alta della graduatoria degli arranger, in quanto leader del segmento dei riempi-pista.

 

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Una best seller tra le ammiraglie Roland di inizio millennio: la Music Workstation G-70

 

Tipicità della categoria

Vediamo le caratteristiche comuni che oggi definiscono i modelli protagonisti di questa rassegna (voglio dire: non è solo il prezzo che fa la categoria). Innanzitutto, in questo mondo i tasti semi-pesati con Aftertouch sono irrinunciabili: nessun compromesso con plastiche leggere è consentito, mentre l’estensione della tastiera varia dai 61 fino ai 76 tasti. La qualità della scocca è più robusta rispetto ai modelli inferiori: qui non sono accettati materiali costruttivi al risparmio e alle plastiche si preferisce l’alluminio. Sul pannello ci sono manopole e cursori solidi per controllare fisicamente i diversi parametri, il mix, gli effetti, i drawbar e qualsiasi altro valore assegnabile; inoltre, è sempre presente un display a colori, generoso nelle dimensioni e sensibile al tocco. Il metodo di sintesi è di base il classico campionamento ma, oltre a disporre di tabelle di forme d’onda dalle grandi dimensioni, ogni costruttore arricchisce i suoni di bordo sfruttando diverse tecniche di generazione sonora per rendere gli strumenti acustici più realistici, consentendo di suonare ottenendo le sfumature degli equivalenti strumenti fisici: lo sfregamento delle dita sui capotasti della chitarra, il fiato sugli strumenti ad ancia e sugli ottoni, il controllo dei suoni monofonici con il legato o il Portamento e così via. A supporto del campionamento, spesso appaiono le variazioni casuali delle articolazioni Round Robin, che evitano il rischio di monotonia delle “perfezioni” digitali. 128 note di polifonia sono il minimo sindacale della categoria. Sono richiesti convertitori digitali e processori di effetti professionali: a parte i soliti blocchi master di riverbero e Chorus, servono sufficienti DSP per arricchire la varietà di effetti Insert e garantire carattere e flessibilità. E poi non manca un compressore di pregio affiancato da un Master EQ.

 

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Menu Voice Part Setup nella Yamaha Genos

 

E ancora di più

Gli arranger workstation includono il processore vocale per armonizzare il segnale da un microfono collegato, spesso con l’uscita Phantom a 48 Volt per alimentare i microfoni a condensatore. Su tutti si può collegare una chitarra e suonarla con gli effetti di bordo. Nella sezione arranger si percepisce sensibilmente la distanza dai modelli di categoria inferiore: il numero di stili dell’arranger in taluni casi supera i 500 titoli e la loro qualità, grazie alla ricca e notevole dotazione sonora, è in grado di incantare tutti per il realismo. Gli stili sono pienamente programmabili così come la diteggiatura degli accordi è personalizzabile. Le parti degli stili possono essere arricchite da quelle assegnate a pad (detti anche Multipad) a cui associare pattern MIDI o tracce audio. Non si disdegnano poi tracce audio nelle parti percussive degli stili. Il lettore di basi supporta tutti i formati (MIDI, MP3, WAV). Così come anche il campionatore e il registratore audio che lavora con una risoluzione di almeno 44.1 kHz/16 bit stereo. Le risorse di memoria devono garantire ampi spazi di conservazione (possibilmente dischi SSD e decine di GB). In tutti i modelli troviamo un ampio parco di porte USB, per collegare diverse memorie Flash. Le connessioni coprono tutte le possibilità: doppie uscite stereo, porte MIDI I/O (magari anche THRU), Aux-In per collegare device esterni, Digital Out e così via. L’eventuale alimentatore esterno viene guardato sempre con sospetto su questi prodotti.

In poche parole

È lo strumento nel suo insieme che dà la sensazione fisica di trovarsi davanti ad un fuoriclasse: che si stia suonando dal vivo, in casa, registrando, componendo, studiando o solo divertendosi, tutti questi strumenti consentono di percepire sotto le proprie dita una qualità superiore, incomparabile con tutti gli altri arranger “normali”. In questo senso, potremmo definire le ammiraglie arranger, come i contenitori più completi della serie. C’è tutto quello che serve e spesso anche di più. Ora vediamo insieme i modelli a listino alla data attuale.

 

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Yamaha Genos

 

Yamaha Genos

L’ammiraglia giapponese è stata presentata nel 2017 con una vasta libreria di suoni sorprendenti, un esteso repertorio di stili musicali di eccellente fattura e un’ampia dotazione di tecnologie innovative come ci si aspetta da un’ammiraglia che ha aperto la strada per una nuova generazione di strumenti. È stata l’occasione per Yamaha di introdurre finalmente lo schermo Touch Screen sui propri arranger: e, per dirla tutta, non ha solo cambiato lo schermo, ma ha riscritto un intero strato software del sistema operativo, quello che consente il controllo concreto dello strumento in tempo reale. Con Genos, Yamaha ha saputo adeguare la User Experience agli standard attuali di mercato. La qualità dello schermo LCD a nove pollici è superba e consente a Genos di spiccare su tutti nell’uso della funzione Score per la lettura degli spartiti. Genos è poi l’unica che offre guide vocali che consentono l’utilizzo del Touch Screen da parte dei musicisti non vedenti. Non va sottovalutato come l’innovazione sia stata estesa anche grazie ad una nuova superficie sul pannello con i controlli fisici del Live Control e con i sei switch Gateway. Genos è disponibile in una sola versione con tastiera proprietaria FSX a 76 tasti. Grazie a nuovi convertitori DA, la potenza audio supera quanto di buono avevamo sentito negli ultimi modelli Tyros. Unico strumento della categoria con la polifonia a 256 note, la generazione sonora AWM Stereo Sampling è affiancata dalla tecnologia AEM che introduce varietà e naturalezza nelle prestazioni musicale. La sezione effetti trae beneficio dalla tecnologia proprietaria VCM in uso da Yamaha su tutti gli strumenti professionali allo scopo di eguagliare l’audio digitale alla qualità sonora dei circuiti analogici. In Genos poi è possibile combinare fino a 28 blocchi DSP impiegabili contemporaneamente, assegnando un effetto Insert diverso su ciascuna traccia del sequencer e oltre. Di norma, Yamaha non rilascia funzioni avanzate di editing dei suoni, ma ha inserito su Genos un arsenale timbrico molto curato nei dettagli, pronto all’uso anche in contesti professionali, tale da non richiedere attività di programmazione aggiuntiva per ottenere risultati migliori. Dall’uscita, Yamaha ha aggiornato il software più volte per contribuire alla stabilità del prodotto e all’arricchimento delle funzioni. Oggi siamo arrivati alla versione 1.4, ma Yamaha ha recentemente annunciato la nuova release 2.0 disponibile il 15 novembre. Ecco il video di presentazione.

 

 

Korg Pa4X

L’ammiraglia di casa Korg è in vendita in due dimensioni: 76 oppure 61 tasti semi-pesati di ottima qualità. Il primo modello ha il disco rigido di serie, mentre nel secondo è opzionale; in tutte le altre caratteristiche i due strumenti si equivalgono. Sono anni che Korg lavora di cesello per perfezionare il proprio arranger di punta. La Pa4X si presenta oggi come un contenitore traboccante di funzioni software e risorse stimolanti. Di più: da quando è uscita nel 2015, La Pa4X ha ricevuto due importanti aggiornamenti software che hanno potenziato la versione originale, dimostrando la capacità del centro R&D di Korg Italy di progettare una piattaforma affidabile, flessibile e durevole nel tempo. La generazione sonora EDS-X, simile alla VMT già presente in Kronos, poggia su 128 note di polifonia per 128 oscillatori. I timbri Korg impressionano sempre, ma i preset di fabbrica possono non risultare così “puliti” al primo ascolto, come succede invece per Yamaha: tutto questo non è un limite in sé, dato che Korg segue una strategia diversa e offre nei propri arranger il corredo completo delle funzioni di editing per personalizzare i suoni ed ottenere risultati attesi e ancorché più creativi rispetto la concorrenza. Se non trovate il suono effettato che vi serve, potete lavorarci sopra e costruirvelo su misura. Per questa ragione, la Pa4X riesce più di Genos ad attrarre quei musicisti che hanno necessità di controllare nei dettagli il trattamento digitale dei suoni. Lo schermo Touch Screen LCD a sette pollici è reclinabile (unico della serie). Sono presenti poi il processore vocale TC-Helicon di ultima generazione, memoria utente (1.5GB lineari, equivalenti a 3GB compressi) e 4 blocchi per effetti Insert. La sezione arranger raggiunge il numero di 580 stili riconfigurabili che si distinguono per la loro botta in contesti rock e per il loro realismo live in contesti “unplugged”. Gli stili possono essere guidati da sequenze di accordi prestabiliti e queste sequenze possono essere memorizzate nel SongBook, luogo deputato a salvare e facilmente ritrovare le proprie impostazioni da riutilizzare, brano per brano. Il Kaoss FX è un unicum fra gli arranger e permette di agire su numerosi parametri, compresi gli stili, per consentire al musicista di accedere a nuove modalità di controllo della propria esibizione musicale in tempo reale. Il doppio lettore di basi è affiancato dal registratore MP3. Il convertitore di song MIDI in style potrebbe essere utile, ma ancora più utile è la migliore gestione interattiva dei Marker che consentono di pilotare uno SMF come fosse uno stile. E poi c’è il Chord Detect che calcola gli accordi da visualizzare sullo schermo anche per quegli Standard MIDI File sprovvisti degli eventi specifici.

 

 

Ketron SD9, SD60, SD90 (e SD7)

I primi tre modelli si equivalgono differenziandosi solo per l’abito: la SD9 ha 76 tasti, la SD60 ne ha 61 ed è dotata di una diffusione sonora onboard, mentre l’SD90 è un modulo, l’unico di questa rassegna. Un gradino sotto questi tre modelli si trova la SD7 che, pur essendo un arranger di tutto rispetto, si distingue essenzialmente per l’assenza del Launchpad e per un numero di stili più contenuto. Da sempre gli arranger Ketron fanno breccia nel cuore dei musicisti grazie al loro taglio Live, tant’è che più raramente sono apprezzati nel mondo amatoriale; questi prodotti sono la risposta a chi ha bisogno di uno strumento affidabile da portare con sé per suonare centinaia di serate all’anno. Ketron è per chi bada alla sostanza, soprattutto nell’interazione tra le sonorità di bordo e la sezione arranger. Il verismo dei suoni e la presenza significativa di chitarre (Live Guitars) e percussioni autentiche (Live Drums) “bucano” il mix, facendo lievitare il tasso di realismo: è questo specificamente il punto che attrae clienti verso questi prodotti. Anche come riproduttore di basi, Ketron è la marca adatta a chi non cerca di riprodurre le canzoni in modo esatto all’originale, ma intende suonare impiegando in modo singolare e personale, distinguendosi dalla massa. La polifonia di 128 note è a disposizione dei timbri di bordo, che ammontano a 672 voci GM e altri 368 suoni preset. Le funzioni avanzate di editing dei timbri sfruttano locazioni di memoria in cui salvare i suoni personalizzati. Gli strumenti Ketron sono completi per animare una serata. La sezione arranger dispone di 400 stili, 140 Live Styles in cui interagiscono parti audio Live Drums, Live Guitars e Grooves. La particolare lunghezza e la varietà dei pattern Ketron negli stili rappresentano un altro segno distintivo di questi arranger rispetto la concorrenza. Tutti gli stili sono personalizzabili grazie allo Style Edit e al Live Modeling. Il doppio generatore musicale (uno per le basi e uno per le parti suonate dal vivo) è un interessante aspetto architetturale. C’è un doppio lettore di basi compatibile con SMF, Karaoke 5, CDG, Lyrics compatibili con WinAmp ID tag 3: tale lettore è affiancato da un player di basi audio multitraccia pilotato da 5+1 slider di controllo del volume dei rispettivi canali. Da rilevare la possibilità di gestire pienamente un DJ-Set. Lo schermo LCD a colori Touch Screen è di sette pollici e rappresenta la console di comando principale. I tre modelli di punta dispongono del Launchpad, una funzione a disposizione della creatività dei musicisti per preparare esibizioni Live in cui mescolare in modo creativo pattern MIDI, tracce audio, stili di accompagnamento e qualsiasi risorsa a disposizione.

 

Mercato per intenditori

La domanda di mercato per gli arranger al top di gamma rende questo segmento particolarmente profittevole per i tre produttori. Il cuore di questo business è in Europa e il parco clienti prevalente si concentra in Germania. Tuttavia, anche i tastieristi italiani nutrono un ricco interesse per la materia, nonostante i prezzi di listino siano significativi: alcune ammiraglie arranger costano tanto quanto se non di più delle blasonate synth-workstation. Ad esempio, in casa Korg, il prezzo della Pa4X è comparabile con quello di Kronos, mentre Genos si trova nei negozi ad almeno 500 euro in più rispetto al Montage. E che dire della serie SD di Ketron i cui prezzi hanno sempre giocato a livelli di rilievo… A tirare questo mercato sono appassionati ed entusiasti suonatori di arranger al top, che sono soliti accendere discussioni vivaci e interminabili sui forum e nelle comunità web.

Orientarsi

La preferenza fra la Genos e la Pa4X appartiene al classico dualismo fra protagonisti rivali: Canon o Nikon? iOS o Android? Rolling Stones o Beatles? Oasis o Blur? È una scelta dettata da molti fattori, di cui quasi nessuno decisivo in modo oggettivo. Potremmo dire che gli arranger Korg convincono di più chi non si accontenta dei preset di fabbrica e vuole personalizzare suoni, effetti e stili, sfruttando la vastità di tecnologia disponibile a bordo. Mentre Genos è l’eredità naturale di chi suonava Tyros o PSR ed è così abituato alla pulizia Yamaha, alla definizione dei suoni, alla qualità sonora che spesso dimentica di essere di fronte ad uno strumento digitale. Ci sono, ma non sono la maggioranza, i suonatori di Pa4X o una Genos dal vivo nelle serate: questi due strumenti sono molto più diffusi negli studi casalinghi e nelle case dei privati. Perché la passione è cieca e quindi solo lo strumento migliore sul mercato è quello che può entrare fra le mura di casa. Infine, come abbiamo visto, chi sceglie Ketron, di norma (poi ci sono le eccezioni), è perché utilizza lo strumento per suonare dal vivo in sala da ballo, balera, discoteca, matrimoni, anniversari e feste in genere, e ha bisogno di uno strumento capace di “sfondare” in sala con percussioni presenti e bassi vitali. Questo tipo di musicisti non cerca altro.

Tabella comparativa

Ho riassunto le caratteristiche di tutti i modelli indicati nell’articolo in una tabella, che spero sia utile all’appassionato come guida per un possibile acquisto. Alla prossima!

 

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INFO

YAMAHA
KORG
KETRON

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