Adele lotta contro lo Shuffle. Spotify lo rimuove


"30" l'ultimo disco di Adele è uscito solo qualche giorno fa e ovviamente, come il singolo Easy On Me che lo aveva anticipato è già record di ascolti. Su tutte le piattaforme di streaming l'ultima fatica della cantante britannica è balzata in testa alle classifiche. Si tratta di un disco, com'è sempre capitato con Adele, che tratta temi personali, pezzi di vita di questa artista che non ha mai avuto timore di raccontarsi, nel bene e nel male.

La notizia di cui però tutti stanno parlando nel mondo della musica è la richiesta, che a dir la verità si è rivelata una conditio sine qua non, da parte di Adele di togliere il pulsante Shuffle come opzione di default per l'ascolto del disco. Sebbene oggi possa sembrare una richiesta piuttosto anacronistica, la cantante inglese ha voluto porre l'accento sull'impegno e lo sforzo fatto per comporre un album che raccontasse una storia e che quindi andrebbe ascoltato nell'ordine proposto.

Spotify ha risposto all'artista: "Qualsiasi cosa per te". Mentre Adele ha postato su Twitter che si è trattata della sua unica richiesta fatta ad un'industria musicale in continuo cambiamento. "Noi non creiamo album con così tanta cura e intenzione nell'ordine delle tracce senza motivo. La nostra arte racconta una storia e le nostro storie dovrebbero essere ascoltate come le abbiamo pensate. Grazie Spotify per avermi ascoltato."

Adele ha quindi, tra le righe, sottolineato che questa industria dello streaming ha ormai preso il completo controllo su come gli ascoltatori fruiscono della musica, su quanto gli artisti sono remunerati. Tuttavia gli artisti del suo calibro possono ancora far sentire la loro voce per dare una linea che mantenga una maggiore integrità del lavoro artistico, ormai spezzettato e digerito dagli algoritmi tanto che, tra playlist e skip, gli ascoltatori più giovani spesso non riescono a ricordare nemmeno uno su dieci degli artisti che ascoltano.

In realtà la funzione Shuffle non è stata rimossa. Alcuni utenti inviperiti hanno criticato subito l'impossibilità di scegliere un proprio ordine delle tracce, senza ovviamente aver cercato 30 secondi di più e trovare lo Shuffle solamente spostato altrove. Tutti però sappiamo che le opzioni di default dominano e guidano il comportamento degli utenti e quindi il fatto, pur minimale, che un'artista sia riuscita a far cambiare una cosa del genere ad un colosso come Spotify è già qualcosa.
Da qui la richiesta, arrivata da parte di molti artisti soprattutto indipendenti, ad Adele di farsi ora portavoce per ottenere una remunerazione più equa degli ascolti agli artisti. Argomento che abbiamo già trattato più volte in passato e nodo fondamentale per i musicisti di questa era.

In effetti viviamo in un'epoca strana, i servizi di streaming e produttori di contenuti pagano profumatamente gli artisti e influencer per dare la loro impronta e tocco trendy sulle loro piattaforme ma al tempo stesso fanno un frullato della produzione artistica globale che di fatto ha trasformato la musica da insieme di opere singole a commodity, come l'acqua, il petrolio, la connessione internet o l'abbonamento alla palestra.

E' quindi un bene che Adele abbia riportato al centro la discussione sul formato album, un formato che se lasciato in mano ai servizi di streaming è probabilmente destinato a scomparire. Già da diversi anni infatti anche artisti planetari come i Muse hanno dichiarato di continuare a produrre album, piuttosto che singoli a cadenza periodica, solo perchè soggetti a contratti discografici che ancora li prevedono.
E' un dato di fatto che avendo un rubinetto digitale da cui far uscire la musica a piacimento, senza più il vincolo dell'acquisto del disco (tralasciando la nicchia degli amanti del vinile), un album ha il 90% degli ascolti concentrati sui singoli che vanno in promozione, mentre gli altri pezzi sono spesso trascurati.

Io personalmente, pur utilizzando spesso le playlist soprattutto per scoprire nuova musica, cerco sempre di ascoltare gli album di un'artista che mi interessa per intero. Perchè è giusto così, come non ci si può fare un'idea decente di una persona potendole semplicemente stringere la mano, lo stesso è con la musica. Un singolo è la presentazione del lavoro di un'artista, magari un'eccezionale stretta di mano, un "Ciao" da Oscar, ma tutto il resto del suo lavoro è necessario per farci entrare nel suo mondo e capirne davvero qualcosa.

E questo comportamento piuttosto superficiale non è qualcosa da imputare agli ascoltatori, non del tutto almeno, ma è stato scientemente favorito e programmato dalle piattaforme per trasformare appunto la musica in una commodity, che è più facile da vendere rispetto ad un immenso catalogo di opere singole.
Anche Lady Gaga in passato aveva criticato lo Shuffle di default, e sarà da vedere se e quanti altri artisti di un certo livello seguiranno l'esempio di Adele. Da questo dipenderà il futuro del formato album, la possibilità dei musicisti di raccontare attraverso il loro lavoro qualcosa di più articolato e complesso di ciò che può stare in pezzo di 3 minuti e mezzo.
Da che parte sto io non credo di dovervelo nemmeno scrivere.

Leave a reply