Test: Yamaha RevStar 820 Cafè Racer: nostalgica e futuristica


Accattivante nel design, versatile come poche, unisce con stile un certo fascino vintage al suono moderno

Non c'è bisogno di essere degli esperti del settore per accorgersi già dalla forma che questo modello della Yamaha è ispirato alla famosissima Les Paul di fine anni 50: quando poi la si imbraccia, ogni dubbio viene subito messo da parte: il peso e la solidità del corpo in mogano, la tastiera in palissandro, la scalatura in 24 ¾ (tipica della Gibson), che rende le corde molto morbide e adatte ai bending più sfrenati e ai vibrati più delicati, sono tutti elementi che evidenziano dove ha voluto arrivare Yamaha.

 

Yamaha-Revstar-RS820CR-Steel-Rust

La versione di RS820 di colore Steel Rust

 

Il design è decisamente essenziale, ma anche accurato nei dettagli e si ispira alle motociclette di tipo Cafè Racer ingelsi e giapponesi, altrettanto accattivanti ma essenziali nel design, poiché erano effettivamente quasi prive di carenature; quelle poche che c'erano però erano assolutamente in perfetta armonia con le parti meccaniche e anche per la RS 820 CR è effettivamente così: non c'è nulla di più o di meno di ciò che serve sia a livello estetico che a livello di componentistica.

Il ponte è di tipo fisso, modello Tonepros AVT 2, una rivisitazione moderna degli originali ponti di tipo vintage, semplicemente migliorato nell'intonazione, nella solidità e nella trasmissione delle vibrazioni al corpo della chitarra, per ottenere un migliore sustain.

A questo punto è doveroso per me fare una piccola riflessione in merito a ciò che ho appena detto: essendo io sia chitarrista che sound engineer, ho avuto modo di sperimentare una certa ignoranza generale in merito al ruolo che hanno le componenti meccaniche e il legno in una chitarra elettrica.

Spesso si tende a pensare che le uniche parti della chitarra che hanno a che fare col suono siano le corde e i pick-up, tralasciando completamente il ruolo del manico, del ponte e della parte risonante del corpo (in questo caso in acero) e questo è un gravissimo errore.

Certo non hanno un effetto primario come per una chitarra acustica, ma sono almeno la metà della resa sonora e del timbro di una chitarra elettrica: il ponte infatti trasmette le vibrazioni al corpo ed esso le ritrasmette per simpatia alle corde stesse, allungandone il tempo di vibrazione ed esaltando certe armoniche rispetto al altre: il ponte, il corpo, il manico della chitarra elettrica sono equalizzatori e sustainer naturali, nonché anche un po' compressori a bande per certi versi, poiché certe frequenze vengono esaltate mentre altre vengono attenuate.

La colorazione Rasty Rat

La colorazione Rasty Rat

Componenti

Fatto questo excursus doveroso, passiamo ai pickup, anch'essi decisamente di tipo neo-vintage: si tratta di Humbucker VH5+ Vintage Output Tron con magneti in alnico e una impedenza in uscita di 8,8 kOhm per il pickup al ponte e 8,3 kOhm per quello al manico, comandati da un selettore a tre posizioni.

Abbiamo poi due knob, uno per il volume e uno per il controllo del tono il quale, oltre ad avere la normale funzione primaria di scurire o mantenere brillante il suono, ha una particolare modalità aggiuntiva: alzando questo knob (push-pull), verrà attivato un filtro passa alte che attenuerà tutte le frequenze al di sotto dei 2 kHz, rendendo il suono più brillante e scarno sulle basse, ottimo per assoli o ritmiche di tipo funky.

Il manico è incollato al corpo (set-in), ed è anch'esso in mogano con tastiera in palissandro a 22 tasti, sempre per rimanere fedeli alla cara vecchia Les Paul anche se, come vedremo, il feeling è molto diverso da quello che si può provare suonando un modello LP di Gibson e questo, a mio parere, è un punto tutto a favore della Revstar. Infine la verniciatura e le finiture sono proposte in due versioni: Rust Steel e Rusty Rat.

 

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Il Feeling

La scelta di una chitarra, così come di un qualsiasi strumento, passa per almeno tre dei nostri cinque sensi: la vista, il tatto e infine l'udito. Tutto ciò però è estremamente soggettivo, perché ogni musicista ha i suoi gusti, i suoi canoni essenziali da rispettare e spesso è impossibile dare una impressione oggettiva e valida per tutti. C'è chi ama le Gibson e odia le Ibanez, c'è chi ama la Ibanez e non sopporta le Gibson, c'è chi suona una Telecaster e non suonerà altre chitarre per il resto della sua vita... è impossibile dire un qualcosa di oggettivo, ma ho un'idea precisa del valore della RevStar 820.

Il design è molto intrigante e anche la scelta dei colori è a mio parere molto azzeccata, con uno stile neo-classico che mi ricorda molto, scusate il paragone, ciò che viene fatto ai nostri giorni con alcuni modelli storici di automobili: si prende la linea originale e la si mantiene così com'è, ma vi si aggiunge un tocco di modernità nelle forme e nei particolari, creando un ibrido che a prima vista ci fa subito pensare al passato ma allo stesso tempo si adegua agli standard moderni.

La Revstar è una versione moderna della Les Paul, almeno per quel che riguarda l'impatto a prima vista e quando la si imbraccia per la prima volta. Tutto cambia al primo accordo che ho suonato. La risposta è assolutamente diversa da quella di una Gibson, che rispetto molto ma con la quale non ho mai avuto un buon rapporto: la Revstar mi è invece subito piaciuta moltissimo, il manico è molto comodo e le dita letteralmente volano sulla tastiera, nonostante l'action non sia dei più bassi.

Il sustain è ottimo, decisamente più lungo di quello di una Les Paul qualsiasi, il feeling mi ricorda molto quello che provo spesso sulle Ibanez o sulle Fender, ma c'è anche un qualcosa che effettivamente rimanda alla Gibson: sembra che in questo modello la Yamaha sia riuscita ad unire i punti di forza di molti classici, esaltando le peculiarità di ognuno di essi e la cosa non mi stupisce più di tanto: i giapponesi sono sempre stati una spanna sopra al resto del mondo nel prendere il meglio di tanti prodotti e unirli in uno solo, senza cadere però nel plagio e mantenendo una propria personalità e stile.

La tensione delle corde è inferiore ai modelli con scalatura 25.5 e questo da una morbidezza veramente piacevole a ogni accordo e nota eseguita. I bending, i tapping, gli hammer on e i pull off così come i legati sono molto facili da eseguire e a questo possiamo aggiungere anche che i fret di tipo Jumbo fanno il loro lavoro, richiedendo una minore pressione delle dita per fermare la corda nella posizione.

Devo anche dire che non ho notato una mancanza di definizione sulle basse, tipica dei modelli con scalatura 24 ¾, anzi le ho trovate precise e molto definite, molto di più rispetto a una qualsiasi Gibson che trovo a volte impastate e confuse in questo range di frequenza.

Revstar è una chitarra che si adatta piuttosto bene a molti generi musicali, anche i più estremi come il metal o l'hard rock ed è capace di passare in un batter d'occhio a stili più delicati, come il funky o il blues o la fusion, poiché i pickup, i controlli e lo switch a tre posizioni permettono di variare molto la risposta timbrica e il livello di output dello strumento: ogni situazione sembra studiata a tavolino proprio per dare il suono che serve.

Forse non è adatta per generi come il jazz, lo stoner o il metal moderno (industrial, djent, metalcore), perché richiedono caratteristiche molto particolari e bisogna andare su chitarre diverse, ma per il resto non avrete grosse difficoltà ad adattarvi a molti contesti diversi.

Il prezzo della Revstar si aggira attorno ai 1000€ e forse è un po' cara per la componentistica base di cui dispone, nondimeno la sua versatilità, piacevolezza e design giustificano ampiamente tale prezzo.

 

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